Andrea Marcon e gli Stuttgarter Philharmoniker

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Andrea Marcon è uno di quei musicisti dei quali ho avuto modo di seguire fin dagli inizi la carriera. Ci conosciamo da quando eravamo studenti, e anche a quell’ epoca il talento che dimostrava di possedere mi rendeva sicuro del fatto che sarebbe arrivato alle posizioni di vertice del concertismo internazionale. Erano gli anni in cui la diffusione delle incisioni di Nikolaus Harnoncourt, Gustav Leonhardt, Frans Brüggen, Anner Bylsma aveva portato, per quelli della nostra generazione, alla riscoperta del repertorio rinascimentale e barocco, e i concerti di questi e altri artisti richiamavano regolarmente folle di ascoltatori in gran parte giovani ed entusiasti nell’ accostarsi a un mondo che, grazie ai nuovi criteri esecutivi, appariva di colpo sotto una luce inedita.

Non trovando in Italia una scuola dove apprendere la prassi esecutiva storicamente informata, Andrea Marcon decise di andare a studiare alla Schola Cantorum di Basel, una delle più prestigiose scuole musicali europee, dove fu allievo di Jean Claude Zehnder. Tornato in Italia dopo aver conseguito il primo premio in due dei massimi concorsi organistici europei, quello di Bruges e il “Paul Hofhaimer” di Innsbruck, il musicista trevigiano ha iniziato una carriera che col passare del tempo lo ha portato ad essere uno degli interpreti di riferimento della musica italiana del Seicento e del Settecento, come organista, cembalista e direttore di complessi specializzati. Spicca in particolare il suo lavoro con la Venice Baroque Orchestra, documentato da più di 50 incisioni molte delle quali hanno ottenuto i massimi riconoscimenti della stampa specializzata internazionale come ad esempio il Diapason d’Or, Gramophone, Choc de l’ année de le Monde de la Musique, il “Premio Internazionale del Disco Vivaldi per la Musica Antica Italiana” della Fondazione Cini di Venezia, il Premio Edison e per cinque volte il Premio della Critica Discografica Tedesca.

Negli ultimi dieci anni, Andrea Marcon si è dedicato seriamente anche alla direzione d’ orchestra. Sapevo che questo sarebbe stato assolutamente logico per un musicista tra i più preparati che io abbia mai avuto la possibilità di conoscere. Anche in questo campo, sono arrivati riconoscimenti sempre più importanti, coronati dal debutto sul podio dei Berliner Philharmoniker lo scorso ottobre. E il concerto tenuto in questi giorni con gli Stuttgarter Philharmoniker alla Liederhalle, con un programma dedicato a Mozart e Salieri, ha perfettamente confermato le mie previsioni.

Gli Stuttgarter Philharmoniker, la cui fondazione risale al 1924, sono un complesso dalla storia illustre che ha collaborato con moltissime personalità storiche del podio e solisti illustri, e anche dotato di buona flessibilità, ma chiaramente non hanno alle spalle il lavoro sulla prassi esecutiva d’ epoca che ha svolto la RSO Stuttgart des SWR con Roger Norrington. Nulla di strano, quindi, che si percepisse qualche traccia di impaccio, soprattutto negli archi, decisamente sfoltiti rispetto all’ organico tradizionale. Ineccepibile, invece, la prova dei fiati, per morbidezza e luminosità di suono e precisione. Due Concerti pianistici costituivano la prima parte del programma, accomunati dall’ identica tonalità di do maggiore. Davvero eccellente la prova della pianista serba Jasminka Stancul, allieva a Vienna di una mozartiana eminente come Maria Tipo, per varietà di tocco, precisione tecnica e bellezza di suono, perfettamente sostenuta dall’ accompagnamento morbido e luminoso dell’ orchestra, soprattutto nele celeberrimo K. 467.

Dopo la pausa, il concerto proseguiva con la Sinfonia in mi bemolle maggiore K. 543, quella che dà inizio al celebre trittico conclusivo della produzione sinfonica mozartiana. Una partitura di grande densità contrappuntistica e straordinaria ispirazione melodica, qui proposta in una lettura lucida, elegantissima nel fraseggio scrupolosa nella ricerca dei giusti piani sonori. Un bel Mozart, vivo e vitale, assolutamente alieno da accademismi, che il pubblico della Liederhalle ha dimostrato di apprezzare.

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