Stéphane Denève e la RSO Stuttgart des SWR – MacMillan e Berlioz

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Tra le molte ragioni che mi fanno apprezzare i cicli concertistici della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR, una delle più importanti è costituita dall’ intelligenza e varietà nella composizione dei programmi. Nei suoi oltre 80 concerti annuali, l’ orchestra propone scelte di repertorio sempre stimolanti ed estremamente articolate, interessantissime per contenuto culturale e sagacia di accostamenti. Una caratteristica che distingue da sempre  le stagioni dell’ orchestra è l’ ampio spazio dedicato alla musica contemporanea. Molti compositori celebri come Strawinsky, Hindemith, Boulez, Henze, Penderecki, Lachenmann, Kagel, Ruzicka, Pintscher e di recente Peter Eötvös , hanno diretto le proprie musiche sul podio della RSO Stuttgart des SWR.  Ogni anno inoltre viene invitato un Composer in Residence per sovraintendere all’ esecuzione di sue musiche inserite nei programmi della stagione. Lo scorso anno questo ci ha permesso di conoscere i lavori di Magnus Lindberg, e per il ciclo di concerti 2012/13 la scelta è caduta su James MacMillan, alle cui composizioni era dedicata la prima parte della settima serata concertistica in abbonamento alla Liederhalle, che ha visto il ritorno sul podio di Stéphane Denève e la presenza di un solista di altissima caratura internazionale come Jean Yves Thibaudet.

Nato a Kilwinning, in Scozia, nel 1959 e allievo di Rita McAllister alla University of Edinburgh, MacMillan si è imposto all’ attenzione internazionale con The Confession of Isobel Gowdie, un brano sinfonico commissionato dalla BBC Scottish Symphony Orchestra ed eseguito con grandissimo successo nella stagione dei Proms nel 1990. La sua produzione, influenzata da una profonda fede cattolica che lo ha portato a scrivere numerosi lavori di carattere sacro, è caratterizzata da uno stile orchestrale multiforme ed eclettico, nel quale sono evidenti i legami con la musica tradizionale scozzese, e da una grandissima abilità nel trattamento dell’ orchestra. Un linguaggio raffinato ma anche di agevole comprensione, come testimoniato da The Guardian che lo ha definito  “a composer so confident in his own musical language that he makes it instantly communicative to his listeners.”

Sullo stile musicale delle composizioni di MacMillan, è interessante leggere questo giudizio di Keith Potter, Senior Lecturer di Musicologia al Goldsmiths College, University of London.

Though impelled by the same urgency of communication that characterised his first efforts in this style, MacMillan’ s recent music has explored the dialectic of more complex evolutionary formal designs and a wider range of musical materials; it also reveals a new richness and virtuosity of orchestration. The attempt to forge a ritualistic yet dramatic music for our time which can speak to a large audience may have led him away from the more introverted outlook of some composers often called ‘holy minimalists’, but it has also revealed new kinships. In his search for greater depth and variety of utterance, MacMillan has been particularly influenced by Russian composers such as Alfred Schnittke, Sofia Gubaidulina and Galina Ustvolskaya, who have drawn on similar musical sources and techniques and confronted similar formal issues…The compositions The Confession of Isobel Gowdie and Veni Veni Emmanuel may now be viewd as the first phase in a style demonstrating an increasing emotional range and structural ingenuity, as MacMillan deploys his already personal and recognisable manner with enhanced skill and assurance.”

La serata alla Liederhalle si è aperta con i tre Interludi dall’ opera The Sacrifice, composta nel 2007 da MacMillan su un libretto di Michael Symmons Roberts basato su un episodio di Mabinogion, una raccolta di antichi miti e leggende gallesi, che narra dell’ amore impossibile tra due giovani appartenenti a famiglie rivali, come in Romeo and Juliet. L’ opera è stata eseguita per la prima volta alla Welsh National Opera di Cardiff, con grande successo, come testimoniano queste recensioni della stampa britannica.

“The Sacrifice offers as many thrills as Tosca, as much agony as Peter Grimes, more violence than Elektra and Salome combined and a suspense quotient to rival Lady Macbeth of Mtsensk. MacMillan’s expertly crafted music has easy-to-identify theme tunes and gut-wrenching climaxes, with a closing tableau of which Verdi himself would have been proud… Michael Symmons Roberts has furnished an excellent libretto, built in half-rhymed couplets that leave acres of space for the music. MacMillan sets the words gratefully, with a central duet for soprano and baritone (“Your heart is my homeland”) that is more beautiful than anything in modern opera.”

Financial Times

“Here is something rare, a new opera with instant appeal… Michael Symmons Roberts’ libretto is verbally crisp and narratively lucid – even without surtitles it would be easy to grasp the basics. MacMillan’s score respects the text and is refreshingly well written for the voice.” Daily Telegraph

“…a score of real brilliance… His trump card is that he knows how to write for the voice, and – no less vital – how to accompany it; his ear for balance and texture is superb, and there are many pages in The Sacrifice that were plainly being sung with delight – I’m thinking of the passionate Act II duet for the daughter and her discarded lover, and the delicately ornate soprano aria at the very end, a gem… He uses uncomplicated ingredients – simple chords, long, eloquent string lines – working them into dense combinations or leaving them open. He has great sustaining powers; his polyphonies really work through and take the ear with them.”

The Independent

“…the applause at the end was as warm as any I’ve heard for a new commission. For MacMillan has created a modern opera for people who dislike modern opera… Few operas enjoy premieres as well-executed as this.”

Independent on Sunday

“…there are wonderful passages: a ravishing love duet underpinned by gorgeously folksy orchestration; Verdi-like declamations for the warlords; a choral threnody that summons the anguished modes of Eastern Europe to haunting effect; and a breathtakingly sonorous choral finale.”

The Times

I tre interludi sinfonici, intitolati The Parting”, “Passacaglia” e “The Investiture” sono un magnifico esempio di abilità nella creazione di atmosfere strumentali e di sapienza di scrittura. Stéphane Denéve ne ha dato una lettura assolutamente splendida per sapienza di fraseggio e accuratezza dinamica, coadiuvato da un’ orchestra al massimo della forma.

A seguire, il concerto per piano N° 3 The Mysteries of Light, un lavoro commissionato a MacMillan dalla Minnesota Orchestra ed eseguito per la prima volta a Minneapolis il 14 aprile 2011 sotto la direzione di Osmo Vänskä, con Jean Yves Thibaudet come solista. La partitura è basata su un tema conduttore derivato da un corale gregoriano ed è ispirata dalle Meditazioni sui Misteri Luminoso del Rosario scritte da Giovanni Paolo II nel 2002, i cui titoli introducono appunto le cinque parti in cui è divisa la composizione. Nonostante questo, la musica non è di stile liturgico o devozionale  ma piuttosto una sorta di poema sinfonico basato su una struttura melodica molto rifinita e ritmi di danza trascinanti e coinvolgenti, con una parte pianistica più di carattere concertante che spiccatamente solistico. Jean Yves Thibaudet, dedicatario della partitura, ha suonato mettendo in mostra tutta la sua altissima maturità di interprete, con un’ eleganza e una padronanza tecnica da autentico fuoriclasse, splendidamente coadiuvato da Stéphane Denéve. Un’ esecuzione assolutamente ideale, come meglio non si poteva desiderare da parte dell’ autore, festeggiatissimo dal pubblico in sala.

Assai opportuno era l’ accostamento dei lavori di MacMillan con un brano innovativo e sperimentale come la Symphonie fantastique di Hector Berlioz, partitura di grande virtuosismo strumentale e anch’ essa caratterizzata dalla presenza di un tema ricorrente in tutti i cinque tempi, la celebre “Idée fixe”, e dalla melodia gregoriana del Dies Irae su cui si basa il Finale. La partitura di Berlioz è sempre una sfida stimolante per un’ orchestra, e la RSO des SWR ha risposto in maniera davvero entusiasmante, con una prestazione tra le più belle che io ricordi tra quelle da me ascoltate qui a Stuttgart. Un’ esecuzione di altissima qualità, davvero da complesso sinfonico di prim’ ordine. Su questa base, la lettura incandescente e drammaticissima di Stéphane Denéve, perfetta per affinità stilistica e varietà di fraseggio orchestrale, ha messo in evidenza tutte le preziosità della scrittura orchestrale berlioziana, culminando in un finale davvero trascinante, salutato da un vero trionfo di pubblico.

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