Franz Welser Most e i Wiener Philharmoniker al Festspielhaus di Baden Baden

Foto ©Andrea Kremper
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Il concerto dei Wiener Philharmoniker diretti da Franz Welser Most al Festspielhaus di Baden Baden costituiva sicuramente uno degli appuntamenti imperdibili della stagione in corso, e infatti la sala si presentava gremita di pubblico, con appassionati provenienti da ogni parte della Germania. Una cosa assolutamente logica, se si pensa a ciò che rappresenta il celebre complesso viennese nella storia della musica. Personalmente, oltre a tutte le volte che li ho ascoltati in concerto ormai da quasi trent’ anni, posso solo ripensare a quello che mi disse in più occasioni Giuseppe Sinopoli, che intratteneva uno stretto rapporto di collaborazione con loro, riguardo alla profonda preparazione culturale su cui si basa il modo di far musica dei Wiener. Una qualità dovuta, oltre che all’ altissima preparazione tecnica, alla presenza in orchestra di numerosi membri che vantano una formazione accademica oltre che musicale e a quel senso di appartenenza a un gruppo portatore di una tradizione storica e culturale che ha svolto e svolge un ruolo decisivo nel mondo della musica classica. Tutto questo conferisce agli Unvergleichlichen, come li chiamava il grande direttore Hans Knappertsbusch, un fascino sonoro e di fraseggio che costituisce una caratteristica unica delle loro esecuzioni.

Per la serata al Festspielhaus, l’ orchestra si è presentata sotto la direzione di Franz Welser Most, da tre anni Generalmusikdirektor della Wiener Staatsoper e direttore assiduo anche sul podio dei Wiener, sia nelle serate viennesi in abbonamento che in tournée, oltre che nelle manifestazioni celebrative come il Sommernachtskonzert a Schönbrunn e il Neujahrskonzert, di cui ha diretto le edizioni del 2011 e 2013. L’ ultima volta che avevo ascoltato il direttore svizzero era stata nello scorso settembre durante la Musikfest a Stuttgart, a capo della Cleveland Orchestra, il celebre complesso americano di cui dal 2002 è Music Director. Una vera festa sonora, per la prova superlativa dell’ orchestra americana che Welser Most aveva condotto in maniera scrupolosa ed equilibrata. Si tratta infatti di un musicista dalla personalità interpretativa mai prevaricante, ma tecnicamente ferratissimo e in grado di tirar fuori il meglio dalle orchestre con cui collabora. Personalmente, lo trovo per molti versi un continuatore di quella tradizione musicale che in figure come quella di Karl Böhm ha trovato le sue espressioni migliori, oltre che interprete comunque molto fine ed elegante. Proprio la finezza e l’ eleganza erano le caratteristiche principali della Sesta Sinfonia di Schubert che costituiva la prima parte del programma. Un’ esecuzione nella quale le tinte pastello dei magnifici archi dei Wiener e la morbidezza sonora dei fiati costituivano le basi per un’ esecuzione cesellata nei dettagli e con un fraseggio orchestrale fluido e stilisticamente di una idiomaticità assoluta.

Foto ©Andrea Kremper
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Le cose più belle della serata si sono comunque ascoltate nella seconda parte, dedicata alla Quarta Sinfonia di Bruckner, la celebre “Romantica”. Ascoltare Bruckner subito dopo Schubert consente di rilevare i profondi legami che intercorrono tra questi due autori. Il mondo sinfonico bruckneriano rappresenta per molti aspetti la continuazione diretta di quello schubertiano, sia sul piano delle definizione melodica dei temi che su quello della costruzione formale. L’ interpretazione di Welser Most mi è sembrata appunto finalizzata a mettere nel massimo rilievo questi legami. Un Bruckner più lirico che grandioso ed epico, dall’ intensa e nobile cantabilità, che nel secondo tempo ha raggiunto gli esiti più compiuti. I Wiener Philharmoniker suonano con tutta la profonda affinità stilistica che una simile orchestra può avere con un autore che è parte integrante della sua tradizione esecutiva. Assolutamente straordinaria la prova degli ottoni, con trombe dallo squillo luminoso e corni che suonano con quella sonorità pastosa e assolutamente unica che deriva anche dal particolare tipo di strumento utilizzato, quello viennese in Fa, che in questa occasione conferiva alle fanfare del terzo movimento una tinta sonora di una bellezza assolutamente indescrivibile. Ci vorrebbe molto più di un semplice resoconto per descrivere nei dettagli tutte le gemme timbriche ascoltate nel corso di questa esecuzione, nella quale i Wiener hanno dato un saggio di bravura davvero straordinario. Spesso si sente dire che non bisogna abituarsi alla perfezione sonora delle incisioni discografiche, ma serate come questa consentono di capire che l’ esecuzione impeccabile è solo il punto di partenza per un’ orchestra come i Wiener Philharmoniker. Qui soprattutto si ammira un complesso che fa musica senza preoccuparsi più delle difficoltà tecniche, con un’ assoluta padronanza che consente una totale libertà creativa. Questa è la lezione che una serata del genere lascia a chi ha avuto la possibilità di assistervi, e le ovazioni trionfali del pubblico alla conclusione dimostrano che il messaggio è stato pienamente recepito.

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