Johannes Moser e Antoni Wit con la RSO Stuttgart des SWR

rso wit

Uno splendido programma di musiche dell’ Est europeo era il principale motivo di attrazione per la sesta serata in abbonamento della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR alla Liederhalle. Sul podio questa volta c`era Antoni Wit, il più eminente direttore polacco oggi in attività, che oltre a incarichi stabili presso tutte le istituzioni sinfoniche del suo paese ha svolto un’ intensa attività concertistica internazionale collaborando con le maggiori orchestre del mondo, soprattutto con un costante impegno nella divulgazione del repertorio polacco romantico e moderno. Nella sua copiosa produzione discografica, che conta più di 200 titoli, spiccano infatti le incisioni delle opere di Penderecki, più volte insignite dei massimi premi internazionali.

Sul podio, Antoni Wit agisce con un gesto ampio, elegante, da maestro della vecchia scuola, e trae dall’ orchestra sonorità ammirevoli per compattezza, accuratezza dinamica e precisione. Sicuramente un direttore di alta classe, dotato inoltre di una perfetta consapevolezza stilistica nel repertorio da cui provenivano i brani in programma.

In apertura di serata, un brano di raro ascolto come  il poema sinfonico Step, un lavoro di Zygmunt Noszkowski, compositore polacco assai poco eseguito fuori dai confini del suo paese ma che nella storia musicale della Polonia occupa una posizione di rilievo come elemento di transizione da romanticismo allo stile moderno, essendo stato allievo di Stanislaw Moniuszko e successivamente insegnante di Karol Szymanowski. Fu inoltre anche critico musicale e direttore stabile della Warschauer Nationalphilharmonie la più importante orchestra sinfonica polacca, quindi predecessore di Antoni Wit che dal 2002 riveste questo incarico. Di tutta la sua produzione, il  poema sinfonico Step (La steppa) op. 66 è probabilmente il lavoro più conosciuto. Fu concepito in origine come preludio a un’ opera che avrebbe dovuto essere  tratta dal romanzo Ogniem i mieczem (Col ferro e col fuoco) di Henryk Sienkiewicz, il celebre autore del romanzo Quo vadis, Premio Nobel per la letteratura nel 1905. Del progetto rimase solo questa pagina sinfonica, che dimostra una notevole abilità strumentale e doti melodiche di spicco, oltre a una scrittura caratterizzata da notevoli raffinatezze armoniche. Eccellente l’ esecuzione, intensa e di ampio respiro epico, con colori orchestrali davvero di alta qualità.

Come solista nel secondo brano del programma abbiamo ascoltato il trentaquattrenne violoncellista tedesco-canadese Johannes Moser, uno tra i concertisti emergenti più apprezzati del momento, due volte vincitore dell’ ECHO Klassik, il più importante premio discografico tedesco. Dopo il suo trionfale debutto con i Berliner Philharmoniker nell’ ottobre 2011, interpretando il concerto di Schumann sotto la direzione di Zubin Mehta, il giovane violoncellista nativo di München ha ricevuto inviti da tutte le migliori istituzioni concertistiche del mondo. Per il suo debutto con la RSO des SWR Johannes Moser, che accanto al rerertorio classico dedica una gran parte della sua attività concertistica alla musica contemporanea, ha scelto il Concerto per violoncello e orchestra di Witold Lutoslawski, una delle figure più eminenti tra i compositori della seconda metà del Novecento, del quale quest’ anno ricorre il centesimo anniversario della nascita.

Lutoslawski fu autore sensibile alla tradizione polacca quanto allo sperimentalismo dell’ avanguardia, con un linguaggio le cui principali caratteristiche sono la linearità costruttiva e la capacità di creare una lucida geometria sonora, anche se nel suo stile non mancano elementi di linguaggio spontaneo e comunicativo ed influenze che risentono di  elementi linguistici del suo tempo, da quelli di Bartók e Schönberg, fino a Prokofiev e Stravinskij.

Il suo Concerto per violoncello e orchestra fu composto nel 1970 per Mstislav Rostropovich e negli anni successivi è stato eseguito frequentemente da altri celebri strumentisti come  Heinrich Schiff e Yo-Yo Ma. Il motivo di tale successo è sicuramente dovuto agli aspetti di alta spettacolarità del brano, che mette in scena un drammatico confronto tra il solista e l’ orchestra. Secondo diversi musicologi, questa sorta di duello vuole essere una sorta di metafora della lotta per la libertà di espressione combattuta dagli artisti sotto la dittatura comunista. La composizione del lavoro infatti segue immediatamente una serie di avvenimenti drammatici come l’ invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia nell’ agosto del 1968 e la pubblicazione dell’ appello per la libertà artistica, scritto da Mstislav Rostropovich nel 1970 in difesa dello scrittore Alexandr Solženicyn. Nelle intenzioni del compositore ci sarebbe quindi l’ idea di mettere in scena una sorta di pezzo teatrale di significato politico, anche se il compositore evitò di apporre qualsiasi tipo di indicazione descrittiva sulla partitura.

Il concerto di Lutosławski è suddiviso in quattro movimenti strettamente legati tra loro, senza alcuna indicazione agogica in partitura. Nel primo tempo, una sorta di introduzione, vi è una cadenza altamente virtuosistica del solista,  che inizia con un RE a corde vuote più volte ripetuto. Improvvisamente l’ assolo  viene interrotto da un’ aggressiva fanfara  delle trombe, mentre il secondo movimento è un brillante dialogo della parte solistica con tutte le sezioni orchestrali.

Il terzo tempo è un dialogo lirico fra il violoncello e gli archi, mentre il quarto movimento, che inizia con un fortissimo crescendo e che rappresenta un ossessivo duello, quasi meccanico, tra il solista e l’ orchestra, ricorda nella costruzione strutturale alcuni elementi della forma classica. Un brano assolutamente avvincente per la tensione espressiva che lo caratterizza dalla prima all’ ultima nota, splendidamente eseguito da Johannes Moser, a cui la scrittura spettacolare della parte solistica ha dato la possibilità di sfoggiare una serie di numeri virtuosistici di alta scuola, e dall’ orchestra, diretta da Wit in maniera energica e lucidissima. Splendida in particolare la prestazione delle trombe e degli ottoni, assolutamente impeccabili per squillo e purezza di intonazione.

Nella seconda parte, Antoni Wit ha proposto una bellissima, autorevole e intensa esecuzione della Sinfonia N° 5 in si bemolle maggiore op. 100 di Sergej Prokofiev, probabilmente la partitura sinfonica di maggior disciplina e perfezione formale del grande compositore russo. Di altissimo livello in particolare l’ esecuzione del frenetico movimento finale, condotto con una carica virtuosistica davvero avvincente. Ma anche le atmosfere liriche e i colori iridescenti che caratterizzano il primo movimento e l’ Adagio hanno ricevuto una perfetta sottolineatura nella concertazione del direttore polacco. Stupenda la prova complessiva della RSO des SWR, che in partiture come questa può mettere in mostra tutte le sue grandissime doti virtuosistiche. Grande successo alla conclusione.

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