Internationale Bachakademie Stuttgart – “Die Legende von der heiligen Elisabeth” di Liszt

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Il quarto Akademiekonzert della Internationale Bachakademie Stuttgart alla Liederhalle rappresentava una proposta di indiscutibile livello culturale, con l’ esecuzione di un titolo di raro ascolto come l’ oratorio Die Legende von der heiligen Elisabeth di Franz Liszt. Un lavoro la cui conoscenza è utile per approfondire il misticismo che costituisce un aspetto molto importante della complessa personalità del compositore ungherese. Scritto tra il 1857 e il 1862 su un testo del poeta Otto Roquette, l’ oratorio è dedicato alla figura di Elisabeth von Thuringen, una santa assai popolare nel mondo cattolico tedesco, la cui figura fu trattata anche da Wagner nel Tannhäuser. L’ idea venne sviluppata dal compositore insieme alla principessa Carolyn zu Sayn-Wittgenstein, sua compagna di vita in quel periodo.

Un tema etereo, sospeso, introdotto dai legni e affidato al canto lirico del violoncello costituisce la base dell’ introduzione strumentale, invitando sin dalle prime battute l’ ascoltatore a immergersi nel clima di mistica ascesi spirituale con cui il compositore ha caratterizzato questo lavoro. La fonte originaria dell’ ispirazione musicale lisztiana va ricondotta all’ arte figurativa del pittore austriaco Moritz von Schwind che, attraverso un ciclo di affreschi eseguiti nel castello della Wartburg ad Eisenach in Thuringen, volle illustrare le tappe principali della vita della virtuosa nobildonna Elisabeth von Ungarn. Figlia del re Andreas II d’ Ungheria e discendente diretta di Carlo Magno, Elisabeth nacque nel 1207 e andò in sposa a Ludwig, erede di Hermann I, Landgraf di Thuringen, a soli quattordici anni, per suggellare l’ alleanza delle due dinastie nella lotta contro l’ imperatore Otto IV von Braunschweig. Rimasta vedova a venti dopo che il marito era rimasto vittima di un’ epidemia di peste scoppiata ad Otranto, da dove si accingeva a partire per la Sesta Crociata insieme all’ imperatore Federico II, Elisabeth entrò nel Terz’ Ordine Regolare di San Francesco (di cui oggi è patrona) e si ritirò presso l’ ospedale che aveva fatto costruire a Marburg  an der Lahn, dove si dedicò alla cura dei poveri e dei malati fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1231. Iniziata a Weimar nel 1857, completata a Roma nel 1862 ed eseguita per la prima volta a Budapest nel 1865, Die Legende von der heiligen Elisabeth può essere in qualche modo considerata una sorta di trasposizione in ambito sacro della concezione di Gesamtkunstwerk con cui Wagner andava rivoluzionando il teatro musicale coevo. Proprio nel periodo della stesura di questo oratorio Liszt maturò la scelta di prendere gli Ordini Minori, una decisione commentata con la consueta perfidia dal critico Eduard Hanslick che recensendo  la partitura scrisse: “Das Oratorium trägt wie sein Autor, die niederen Weihen mit weltlicher Eleganz”. Una partitura densa e complessa, che tra le pagine di maggior fascino annovera la scena del “miracolo delle rose”, condotta sullo sfondo di un tessuto armonico quasi impressionistico e la penultima scena con il grande monologo con la preghiera di Elisabeth che affida la propria anima al Signore e il celestiale coro degli angeli che ne cantano l’ ascensione in cielo.

Michele Campanella, pianista considerato tra i più grandi interpreti lisztiani, ha esaminato l’ aspetto misticheggiante della produzione del compositore nel suo volume Il mio Liszt. Considerazioni di un interprete, pubblicato in occasione del bicentenario della nascita del musicista ungherese. Ne riporto uno stralcio.

Nella vita di Liszt la fede è una presenza indiscussa, anche da parte degli osservatori più scettici. Si dibatte di come la sua musica sia investita da essa, al di là delle ambizioni e delle intenzioni programmatiche dello stesso Liszt. Nel catalogo delle opere lisztiane la quantità di titoli “spirituali” è veramente cospicua: dalla prima Ave Maria (composta nel 1842) sino al suo ultimo anno di vita (1886), l’ elenco dei pezzi dedicati alla fede cattolica, amplissimo, si confonde con i pezzi di carattere puramente meditativo, tanto da non potersi distinguere. Nella sua immaginazione la presenza di eroi, così significativa sino agli anni Cinquanta, si assottiglia per lasciare spazi sempre più vasti alle figure di santi e in particolare alla venerazione della Madonna. Nella creazione di un genere spirituale che trasversalmente abbracciasse pianoforte, coro, orchestra, con le loro diverse esigenze linguistiche, Liszt compie uno sforzo meritorio nel prendere le distanze da quello stile improvvisativo del palcoscenico, dal quale proviene. La maturazione di questo nuovo linguaggio non è indenne da sbavature e incertezze, legata come anche alla conquista del mestiere di orchestratore, abbastanza tardiva rispetto alla fioritura adolescenziale del suo talento pianistico.
La religiosità lisztiana si manifesta in modi difformi, né si potrebbe chiedere diversamente a un artista così orgoglioso della sua libertà. La relazione tra poesia e religione nella sua musica non è ben definita. In molti titoli la ricerca dell’ eufonia diventa la cifra stessa del suo approccio alla preghiera, una sorta di conforto morale nella dolcezza del suono: non esiste un confine preciso tra eufonia estetizzante e ascesi. Un po’ come l’ Adorazione dei pastori del Correggio, dove la Bellezza rischia di far velo alla Verità, rendendola sentimentale. Inoltre Liszt legge la storia della Chiesa attraverso figure eroiche di santi; alla loro mediazione e alla celebrazione dell’ Ecclesia triumphans dedica molte risorse strumentali, soprattutto nelle sue messe per coro e orchestra.

Rispetto alla severa atmosfera di ascendenza luterana che caratterizza gli oratori di Mendelssohn, fortemente influenzati dai modelli stilistici bachiani, la scrittura orchestrale e corale di Liszt è molto più libera ed eclettica. Non ci sono trattamenti polifonici complessi e non è presente alcuna aria strofica nelle parti dei solisti. La condotta vocale è basata su uno stile recitativo molto flessibile e strettamente aderente al testo. Dal punto di vista orchestrale, Liszt dimostra anche in questa partitura la sua eccezionale abilità nell’ uso della tavolozza strumentale, con soluzioni armoniche spesso modernissime soprattutto nei grandi squarci sinfonici come l’ Introduzione, la descrizione della tempesta che segue la scena della cacciata di Elisabeth dalla residenza del marito ad opera della suocera Sophie e il preludio alla scena conclusiva della canonizzazione, che ripercorre tutta la vita della protagonista attraverso la citazione dei principali temi melodici della partitura.

Popolarissimo al tempo dell’ autore, l’ oratorio è oggi eseguito poco frequentemente, anche se un discreto numero di riprese si sono avute a partire dal 1986, in occasione del centenario della morte di Liszt. L’ esecuzione alla Liederhalle ha avuto il suo punto di forza nella splendida prova della Gächinger Kantorei, confermatasi una volta di più complesso corale di altissimo livello. La caratteristica principale del coro fondato da Helmuth Rilling nel 1954, oltre alle bellezza sonora e alla morbidezza degli impasti vocali, è la precisione infallibile e la nettezza assoluta nell’ articolazione del testo. Come accade con pochissimi altri gruppi corali, nelle esecuzioni della Gächinger Kantorei non si perde la minima sfumatura e tutte le parole vengono evidenziate con una perfetta plasticità e una meravigliosa ricchezza di sfumature. Tra i solisti, in evidenza assoluta Christiane Iven, soprano di Hamburg che da anni è uno dei punti di forza dell’ ensemble della Staatsoper Stuttgart e che in questa occasione è stata una Elisabeth assolutamente completa per bellezza di suono, padronanza della tessitura e incisività di fraseggio. Tra le prove degli altri cantanti, interessante la voce del giovane basso coreano In-Sung Kim, dal timbro rotondo e omogeneo oltre che dotato di una disctreta morbidezza di suono. Incisivo ed efficace il baritono lettone Lauri Vasar e di discreto rilievo la Sophie del soprano polacco Anna Hofmann.

Martin Haselböck, organista austriaco di rinomanza internazionale anche come direttore d’ orchestra e fondatore della Wiener Akademie, complesso specializzato nello studio delle prassi esecutiva d’ epoca che in questi anni si sta dedicando all’ esecuzione integrale dei lavori sinfonici di Liszt, ha diretto con grande autorevolezza, consapevolezza stilistica e senso della forma d’ insieme, assecondato dalla ottima prestazione degli Stuttgarter Philharmoniker, assolutamente impeccabili per compattezza sonora e precisione. Una serata davvero interessante, salutata da un grande successo di pubblico.

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2 pensieri su “Internationale Bachakademie Stuttgart – “Die Legende von der heiligen Elisabeth” di Liszt

  1. Caro mozart, stimolato come al solito dalle tue recensioni, mi sono ascoltato su you tube una edizione completa dell’oratorio in questione,apprezzandolo anche grazie ai tuoi commenti.pero’, sara’ un “bias” di formazione (sono cresciuto in una famiglia protestante, o meglio, riformata), la spiritualita’ di List mi suona bella si, gradevole all’ascolto, ma un po’ superficiale ( stavo per scrivere falsa) quasi tesa a piacere a qualche uditore e non ha rappresentare un moto dell’anima.
    Tuo, Massimo

  2. C’ è del vero in quello che dici. Sicuramente qui non abbiamo le architetture polifoniche della musica sacra di Mendelssohn, chiaramente derivate dallo studio profondo compiuto sulla musica di Bach. Bisognerebbe aprire un dibattito su quanto fosse sincero il misticismo di Liszt…
    Ciao!

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