Joseph Calleja al Festspielhaus di Baden Baden

Foto ©Stephanie Schweigert
Foto ©Stephanie Schweigert

Sta entrando nel vivo la stagione del Festspielhaus di Baden Baden, che come sempre propone un programma ricchissimo di appuntamenti interessanti,  il cui vertice sarà costituito dall’ Osterfestspiele con la presenza dei Berliner Philharmoniker che hanno trasferito qui la loro rassegna pasquale salisburghese. Nell’ attesa di questo imperdibile avvenimento, sono andato ad assistere al recital di Joseph Calleja, il trentacinquenne tenore maltese considerato una delle voci più interessanti del momento, che a Baden Baden ha riservato l’ ultima tappa del suo tour europeo “Be my love – A tribute to Mario Lanza” organizzato per promuovere il suo ultimo CD, dedicato appunto ai cavalli di battaglia del celebre cantante italoamericano scomparso a soli 38 anni nel 1959. Avevo ascoltato Calleja lo scorso Natale come Duca di Mantova nella nuova produzione del Rigoletto alla Bayerische Staatsoper München e ne avevo riportato una impressione complessivamente positiva anche se il personaggio sembrava ancora da rifinire vocalmente sotto alcuni aspetti, malgrado le attenuanti da concedergli per essersi trovato a fare i conti con un allestimento scenicamente infelicissimo. Il recital è sempre un’ ottima occasione per valutare fino in fondo le caratteristiche di un cantante e dopo la serata di Baden Baden non posso che confermare il mio giudizio favorevole.

Veniamo ai dettagli. Joseph Calleja possiede una voce di bel timbro e buona proiezione, tecnicamente abbastanza ben impostata. Certamente, il vibrato stretto presente in certi settori può piacere o no di primo acchito, dipende dai gusti. Comunque l’ emissione  è fondamentalmente molto equilibrata e la voce del cantante maltese corre come poche altre voci di tenore  da me ascoltate negli ultimi anni in teatro. Sicuramente, dal punto di vista tecnico c’ è ancora da lavorare sotto alcuni aspetti. Per esempio, lo strumento di Calleja sembra avere bisogno di qualche minuto per scaldarsi a dovere, e l’ aria “Cielo e mar” della Gioconda, eseguita come brano di apertura è apparsa un po’ appannata, anche se cantata correttamente. Poi, la voce sembra ancora bisognosa di rifinitura negli ampi intervalli presi di slancio. Nelle strofe di Ossian dal Werther, infatti, il salto di sesta eccedente DO-DO-LA diesis è stato risolto entrambe le volte con un acuto leggermente opaco. In compenso, Calleja possiede una buona capacità di ammorbidire e flettere il suono, e può consentirsi di filare (smorzare progressivamente dal forte al pianissimo, per i non addetti ai lavori) alcune note acute con sicurezza sorprendente, come sul si bemolle conclusivo dell’ aria di Don José, nella Canzone del Duca di Mantova, qui molto meglio riuscita rispetto alle recite di München e soprattutto nell’ addio alla vita di Cavaradossi dove si è riascoltata la celebre smorzatura, perfettamente eseguita, sul FA diesis di “Disciogliea dai veli”, che un tempo era la sigla dei veri grandi interpreti della parte e oggi non si sente più, è diventata un ricordo di pochi. La mezzavoce è ben timbrata e non scade mai o quasi mai nel falsetto, e il cantante se ne serve per esibire eccellenti sfumature di fraseggio in brani come l’ addio alla madre di Turiddu e l’ aria “O souverain, o juge, o pere” da Le Cid di Massenet, conclusa da un acuto di bella luminosità. Sulle note di passaggio, la voce si mantiene sottile e abbastanza ben coperta senza per questo risultare stretta, e l’ accento è molto accurato sia nelle arie italiane che in quelle francesi, con una pronuncia netta e senza pecche. Ma la cosa più apprezzabile in assoluto che si coglie in questo tenore è la voglia di migliorarsi, di non fare routine, di cercare una cifra stilistica comunque personale. In tempi come i nostri, dominati da divi di cartapesta ridotti dopo pochi anni di carriera a rifare eternamente il verso a se stessi e divenuti un semplice brand commerciale da vendere a scatola chiusa, fa davvero piacere incontrare un artista che dopo più di 15 anni di carriera continua a cercare soluzioni interpretative nuove e personali, senza essersi ridotto a un semplice prodotto da mercato discografico. Se Joseph Calleja continuerà su questa strada, potrebbe regalarci cose molto interessanti nei prossimi anni, a patto di prestare attenzione ai ruoli da scegliere ed evitare per il momento il repertorio troppo spinto. Complessivamente quindi una serata positiva, di quelle che si vorrebbero ascoltare più spesso a teatro.

Di buon livello anche la parte orchestrale, affidata all’ Orquesta Sinfónica de Navarra diretta da Frédéric Chaslin, direttore esperto e competente, abile accompagnatore e musicista sensibile, che è apparso particolarmente ispirato nelle interpretazioni dell’ Ouverture da Le roi d’ Ys di Édouard Lalo e nella Méditation dalla Thaïs di Massenet, con una bella prova del primo violino Vicent Balaguer negli assoli. Dopo il brano conclusivo, che era la celebre canzone “Be my love” tratta dal film The Toast of New Orleans, che fu uno dei più grandi successi discografici di Mario Lanza, trionfo finale e tre bis: “A‘ vucchella” di Tosti, cantata con belle mezzevoci e accento assai appropriato, la ripetizione dell’ aria di Cavaradossi e infine “Nessun Dorma”, il cui si naturale conclusivo, ben sostenuto e molto notevole per luminosità di suono, ha chiuso in bellezza una serata davvero felice.

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5 pensieri su “Joseph Calleja al Festspielhaus di Baden Baden

  1. Caro Gianguido,purtroppo non l’ho mai ascoltato dal vivo.Sono anni che frequento raramente i teatri (quelli a me accessibili);mi sono stufato di perdere tempo,soldi e prendermi arrabbiature per la qualità complessivamente scadente degli spettacoli proposti.Di Joseph Calleja ho sentito parlare bene da parecchie persone,addetti ai lavori,ma sai,troppe volte è stato annunciato l’erede di questo o di tal altro tenore…..ma poi,si è visto come sono andate deluse le aspettative.Preferisco quindi avere una conferma dal mio udito(ignorante),almeno così sbaglio in proprio.Le tue impressioni,però,hanno per me valenza.La tua dettagliata ed esaustiva recensione(a tratti appassionata),circa la vocalità del tenore maltese,mi ha incuriosito e invogliato all’ascolto(peccato non ci sia l’audio)non certo per confutare quanto hai sostenuto,ma per cogliere e meglio comprendere determinati aspetti propri della vocalità(che hai così ben esposto nella tua disamina).
    sarà per un altra volta.
    un caro saluto
    rolando

    • Grazie carissimo. Questo non pretende di essere l’ erede di nessuno, ma è una persona che studia le voci del passato. Se capita dalle vostre parti ascoltatelo, con tutti i se e i ma del caso ne vale complessivamente la pena!

      • Bene,se studia le voci del passato é segno che intende dare un senso al proprio canto.
        Se capita nei paraggi non mancherò di seguire il tuo consiglio.Grazie.

  2. caro Gianguido veramente un’accurata recensione e complimenti per aver riconosciuto in Calleja un artista che ha voglia di migliorarsi , condivido totalmente
    un carissimo saluto
    Marina A.

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