Christian Tetzlaff e Jakub Hrůša con la RSO Stuttgart des SWR

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Dopo la pausa natalizia, la Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR ha ripreso l’ attività con il quinto concerto della stagione in abbonamento. Una serata molto attesa dal pubblico per il debutto a Stuttgart di Jakub Hrůša, trentunenne direttore ceco considerato uno delle giovani bacchette più promettenti del momento e il ritorno alla Liederhalle di una star del concertismo come Christian Tetzlaff, che si era esibito qui lo scorso aprile insieme alla Bundesjugendorchester. Il quarantaseienne violinista nativo di Hamburg è da più di un ventennio uno degli esponenti più prestigiosi del panorama concertistico internazionale. Allievo di Uwe-Martin Haiberg alla Musikhochschule Lübeck  e successivamente perfezionatosi con Walter Levin alla University of Cincinnati College-Conservatory of Music, esibitosi con tutte le più grandi orchestre sinfoniche internazionali e in tutte le sale da concerto più illustri del mondo, Tetzlaff è senza dubbio uno strumentista di classe superiore per l’ altissimo livello della preparazione tecnica e la personalità interpretativa da vero solista di alto rango. Per la sua esibizione con la RSO des SWR il violinista amburghese ha scelto il Concerto in mi minore op. 64 di Mendelssohn, uno dei classici del repertorio e assolutamente una delle più belle pagine della letteratura per violino e orchestra. Tetzlaff attacca il primo movimento a un tempo decisamente più veloce della norma, con un fraseggio intenso e di cantabilità trascinante e nell’ esposizione del secondo tema mette in mostra un’ ottava sovracuta di intonazione purissima e bellezza sonora affascinante. Sostenuto in maniera eccellente dall’ accompagnamento morbido e flessibile di Jakub Hrůša, il violinista tedesco ha messo in mostra passaggi virtuosistici di altissima classe, risolvendo in maniera impeccabile la cadenza e concludendo il primo movimento in maniera intensa e serrata, a partire dagli arpeggi che introducono la sezione conclusiva seguiti dai celebri e difficili passaggi di terze e seste, in un crescendo elettrizzante. Bellissima la sonorità liquida e trasparente con la quale Tetzlaff ha esposto l’ ampia melodia lirica che introduce il secondo movimento, condotto con un bellissimo tono di struggente lirismo e concluso con sonorità progressivamente smorzate, controllate in maniera tecnicamente davvero perfetta. Splendido anche il terzo movimento, l’ Allegro molto vivace, nel quale Mendelssohn esalta al massimo grado le capacità virtuosistiche del violino. Tetzlaff ha risolto tutti i passaggi virtuosistici più impegnativi con assoluta souplesse e un’ eleganza di fraseggio affascinante, mettendo in mostra una ricchezza dinamica e una condotta dell’ arco davvero da solista di classe superiore. Una prestazione di altissimo livello, a cui il pubblico della Liederhalle ha tributato un’ ovazione trionfale. Un superbo fuori programma bachiano ha sigillato quella che è senz’ altro stata una delle più belle prestazioni solistiche ascoltate a Stuttgart negli ultimi anni.

Sicuramente, l’ altro grande motivo di interesse in questa serata era il brano eseguito nella seconda parte, la Sinfonia N° 2 in do minore, “Asrael” op. 27, di Josef Suk (1974 – 1935) compositore e violinista ceco allievo e genero di Dvorak, avendone sposato la figlia maggiore Otilie, e fondatore del leggendario Bohemian Quartett, uno dei complessi da camera più illustri del primo Novecento. La Sinfonia in do minore fu inizialmente pensata appunto come omaggio alla scomparsa di Dvorak, avvenuta il primo maggio del 1904. Quando i primi tre movimenti erano stati completati, anche Otilie morì improvvisamente appena ventisettenne, il 6 luglio 1905. In seguito a questo ulteriore lutto, Suk decise di rivedere tutta la struttura del lavoro e di riscrivere completamente i due movimenti conclusivi. In questo modo la Sinfonia, terminata il 4 ottobre 1906, divenne un omaggio alla memoria dei due defunti, con la prima parte dedicata a Dvorak e gli ultimi due tempi alla memoria di Otilie e il titolo “Asrael”, dal nome dell’ angelo che secondo la religione islamica accompagna verso la vita eterna le anime dei morti. La prima esecuzione avvenne il 3 febbraio 1907 al Teatro Nazionale di Praga, sotto la direzione di Karel Kovarovic.

Nei primi anni del ventesimo secolo Josef Suk faceva parte, insieme a Viteszlav Novák, delle tendenze compositive più moderne nel panorama musicale del suo paese. La “Sinfonia funebre”, come venne quasi subito ribattezzata in maniera non ufficiale, costituisce forse la sua prova artistica più matura per l’ audacia armonica e polifonica, la stupenda tecnica di strumentazione e l’ espressività febbrile che la caratterizzano. All’ ascolto si percepisce immediatamente una profonda affinità con le atmosfere sonore di Mahler, che del resto era anche lui boemo di nascita, e con la tecnica armonica dei poemi sinfonici di Richard Strauss. Il motivo della morte tratto dalle musiche di scena per il dramma Radúz and Mahulena di Julius Zeyer, scritte da Suk tra il 1897 e il 1898, e che gioca un ruolo importantissimo in tutta la partitura con il suo doppio tritono armonicamente instabile (quello che viene definito diabolus in musica nei manuali di armonia classica), presenta infatti più di qualche affinità con i temi Ein Heldenleben. Un altro tema che ha un ruolo fondamentale, soprattutto nel corteo funebre evocato durante il secondo movimento, è il motivo conduttore del Requiem di Dvorak, anch’ esso inserito in un’ atmosfera resa armonicamente instabile dall’ uso insistito di intervalli di seconda. Ma tutti i cinque tempi della partitura sono caratterizzati da una tecnica compositiva di altissima ispirazione e da una rigorosa corerenza formale nel trattamento armonico e nell’ elaborazione tematica.

In sintesi, un lavoro interessantissimo e purtroppo di non frequentissima esecuzione al di fuori del mondo musicale ceco, che andrebbe sicuramente riproposto più spesso. Per quanto riguarda l’ esecuzione, è stata davvero di altissimo livello. Jakub Hrůša, che ha già diretto molte delle più importanti orchestre sinfoniche europee ed americane, è un direttore sicuramente di grandi prospettive, per la sicurezza tecnica e la personalità interpretativa che dimostra di possedere e  naturalmente è in grado di applicare a questa musica un’ assoluta idiomaticità interpretativa con questo tipo di repertorio. Il giovane maestro praghese ha diretto con slancio e stupenda intensità espressiva, ricavando sonorità davvero affascinanti da un’ orchestra che ha messo in mostra tutto il suo livello qualitativo. Natalie Chee, la violinista australiana che si alterna con Mila Georgieva nel ruolo di Konzertmeister della RSO des SWR, ha suonato gli assoli del quarto tempo con splendida bellezza e morbidezza di suono. Una bellissima esecuzione di una partitura che varrebbe davvero la pena di riascoltare presto, accolta da grandi applausi alla conclusione.

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