Internationale Bachakademie Stuttgart – Ein deutsches Requiem

Gernot Rehrl, Hans-Cristoph Rademann e Helmuth Rilling. Foto ©Holger Schneider

Tre giorni prima del secondo appuntamento concertistico della stagione, la Internationale Bachakademie Stuttgart ha presentato, in una conferenza stampa, il nuovo organigramma dirigenziale. Il nuovo Intendänt Gernot Rehrl, originario di Bamberg e fino all’ agosto 2011 manager della Berliner Rundfunkorchester, e Hans-Cristoph Rademann, nativo di Dresda e direttore del RIAS Kammerchor, che sarà il successore di Helmuth Rilling alla direzione artistica del sodalizio, hanno illustrato le linee fondamentali dell’ attività futura, a partire dalla Musikfest Stuttgart 2013, che sarà inaugurata il 22 agosto con un concerto della West-Eastern Divan Orchestra diretta da Daniel Barenboim. Il 24 agosto avverrà il passaggio ufficiale delle consegne tra Rilling e Rademann, in una serata nella quale i due direttori eseguiranno una Cantata bachiana ciascuno. Al concerto è prevista la partecipazione ufficiale del Bundespräsident Joachim Gauck. Il 25, Hans-Cristoph Rademann inaugurerà il suo mandato di direttore artistico dirigendo l’ oratorio händeliano Israel in Egypt nella Stiftskirche. Nucleo centrale della Musikfest sarà come sempre il ciclo di Cantate bachiane, che dalla prossima edizione vedrà diversi complessi alternarsi nel corso delle varie serate, in maniera da offrire la possibilità di mettere a confronto diversi modi di approccio interpretativo. Come sottolineato nel corso dell’ incontro con la stampa, le caratteristiche fondamentali dell’ attività rimarranno inalterate, mentre la nuova direzione porterà avanti un lavoro di sviluppo nel campo della presenza della musica sacra contemporanea, attraverso uno stretto rapporto di collaborazione con la RSO Stuttgart des SWR, intensificazione delle attività didattiche tramite l’ avvio di una Sommerakademie con master classes tenute da Rademann e da artisti come Olaf Bär, Gerhild Romberger e Jordi Savall e il nuovo progetto “Bach Bewegt” dedicato ai ragazzi, che prevede di coinvolgere circa 150 alunni delle scuole in un balletto sulle musiche del Weinachtsoratorium, sotto la guida di un coreografo professionista. Helmuth Rilling rimarrà in contatto con la Bachakademie e nella stagione 2013/14 tornerà per dirigere uno degli Akademiekonzerte.

Intanto, Rilling continua a portare avanti il programma della sua ultima annata come direttore artistico dell’ istituzione, che culminerà in una serata celebrativa per il suo ottantesimo compleanno, durante la quale verrà eseguito per la prima volta un nuovo lavoro corale di Wolfgang Rihm, su un testo poetico di Novalis, composto appositamente per l’ occasione. Come ho già scritto in altre occasioni, Helmuth Rilling ha ideato questo suo ciclo di congedo in forma di ricapitolazione dei suoi quasi sessant’ anni di attività musicale a Stuttgart, riproponendo i lavori più amati del suo repertorio. Per la seconda serata alla Liederhalle era in programma Ein Deutsches Requiem di Brahms, una partitura che il maestro ha diretto innumerevoli volte a partire dal 1970, presente nel programma di numerose tournèes della Bachakademie e che nel 1976 fu prescelta per il debutto della Gächnger Kantorei in Israele, in un concerto a Tel Aviv con la Israel Philharmonic Orchestra e con Dietrich Fischer-Dieskau e Julia Varady come solisti.

Il Deutsches Requiem è una delle pagine più conosciute e amate del catalogo brahmsiano, quella che segnò, in un certo senso, la consacrazione definitiva del compositore a continuatore della grande tradizione tedesca nel campo della musica sacra. Il lavoro nasce in un’ epoca in cui, come scrive Carl Dahlhaus, “non si poteva più capire se scrivere una Messa da concerto volesse dire trasformare la sala da concerto in una chiesa o la Messa in un pezzo da concerto“. Brahms coglie lo spirito del tempo ed evita di rifarsi al testo liturgico della Messa da Requiem cattolica: forte della conoscenza diretta dei testi biblici, tipica della cultura tedesca protestante, è in grado di allestire una scelta del tutto personale, non confessionale, di brani dell’ Antico e del Nuovo Testamento.
Ciò gli permette di dar voce, sia pure attraverso la Bibbia, a una sua peculiare riflessione sulla morte, sospesa nel confronto fra la fragilità della vita umana e l’ idea di pace, di riposo eterno: un confronto volutamente irrisolto nel quale sostanzialmente non appare la figura di un Redentore divino. Non pensato come musica eminentemente liturgica, il Deutsches Requiem è soprattutto uno spunto di riflessione per chi sulla terra è costretto a rimanere e a fare i conti con le preoccupazioni del vivere quotidiano. Il fine ultimo è una sorta di invocazione alla pace eterna, ma l’ atmosfera evocata dal musicista amburghese in questo lavoro si avvicina maggiormente alla speranza nel raggiungimento di una pace interiore e all’ accettazione di quello che avverrà dopo la morte.
Dal punto di vista compositivo, è chiara nel trattamento della scrittura sinfonica e corale la consapevolezza da parte di Brahms di essere il depositario di una (o piuttosto della) tradizione centrale della musica colta europea: quella che dall’ età barocca di Bach e Händel egli sentiva esser giunta, attraverso Beethoven e i romantici, fino a lui, senza sostanziale soluzione di continuità.

Come ha scritto Emmeline Rushton in un’ interessante analisi del lavoro apparsa sul sito Brightcecilia

The Requiem launched Brahms into fame and back into the musical spotlight; almost all critics agreed that he had earned the attention himself this time, and not thanks to Schumann.  In fact, they often claimed that he had fulfilled the prophecy of Schumann. Music journals sang his praises and amateur musicians rushed to buy piano-choral reductions of the Requiem.  Anecdotes describe how various groups of friends would sit down and begin one section of the Requiem, and find themselves singing through the whole piece.  Of course not everyone loved the Requiem; Brahms’ s compositional rival Richard Wagner began sneeringly to refer to Brahms as “blessed Johannes” and declared that “we will want no German Requiem to be played to our ashes.”

The piece makes a coherent whole; the moods and harmonic colors are similar throughout the seven movements.  One contemporary critic even thought he heard thematic similarities between movements, but Brahms was quick to dismiss this.

A partire dal FA degli archi bassi che apre la prima sezione, Rilling imposta la sua lettura su tinte sfumate e un’ atmosfera complessiva severa e raccolta. Sfruttando al massimo le capacità coloristiche della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR, splendida anche in questa occasione per compattezza e bellezza di suono, il direttore lavora di cesello sulla dinamica facendo emergere tutte le preziosità della scrittura strumentale brahmsiana. Nessuna concezione allo splendore sinfonico fine a se stesso, ma piuttosto la creazione di un’ atmosfera commossa e meditativa che era sicuramente il tratto più affascinante di questa esecuzione. Naturalmente, nella lettura di Rilling, le complesse architetture contrappuntistiche della seconda e della sesta parte erano rese in maniera assolutamente ideale, grazie alla magnifica prova della Gächinger Kantorei, uno dei migliori complessi corali tedeschi, capace di una morbidezza sonora e di una precisione esecutiva che pochi altri gruppi al mondo possono eguagliare in questo repertorio. Eccellente anche la prestazione delle due voci solistiche, il giovane soprano Hanna-Elisabeth Müller, che già avevo apprezzato nella Quarta Sinfonia di Mahler eseguita durante la serata conclusiva della Musikfest, dalla voce morbida e melodiosa, oltre che fraseggiatrice di bella intensità, e il baritono Michael Nagy, cantante di buona capacità espressiva e incisivo nella dizione, entrambi perfettamente inseriti nell’ interpretazione sensibile, poetica e coinvolgente di Rilling. Una delle più belle esecuzioni del Deutsches Requiem che io abbia mai avuto occasione di ascoltare, giustamente salutata da applausi entusiastici da parte del pubblico.

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