Stéphane Denève e la RSO Stuttgart des SWR – Ravel, Shostakovich e Strauss

Foto: Iris Hanna Scholz

Secondo appuntamento con la stagione in abbonamento della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR, inserito tra le date della tournée che in questi giorni sta portando il complesso a esibirsi alla Philharmonie am Gasteig di München, al Teatro Morlacchi di Perugia, alla Kongress- und Konzerthaus di Innsbruck, alla Konzerthaus Wien e alla Konzerthaus di Berlino. Una splendida serata, che ha confermato l’ eccellente stato di forma del complesso e il sempre più stretto affiatamento con Stéphane Denève, nella sua seconda stagione come nuovo Chefdirigent della RSO des SWR. Come ha sottolineato la stampa di München dopo il concerto al Gasteig, appare sempre più evidente il lavoro che il maestro francese sta compiendo sulle caratteristiche timbriche di base dell’ orchestra. Il suono trasparente, pulito e definito, ma a volte lievemente secco elaborato da Roger Norrington si è arricchito di morbidezza e nuove sfumature timbriche, soprattutto nella sezione archi. Denève, direttore attentissimo e sensibile, ha sfruttato al meglio le qualità del complesso per una bellissima lettura di Le Tombeau de Couperin di Ravel, il brano che apriva la serata alla Liederhalle. Un’ esecuzione ricca di tinte morbidissime e  sfumatissime,  perfettamente calibrata nel fraseggio e davvero affascinante per la cantabilità d’ insieme e la perfetta consapevolezza stilistica. A seguire, al posto del Concerto K. 467 con Jan Lisiecki come solista eseguito nella tournée, la serata alla Liederhalle proponeva il Concerto N° 1 in la minore op. 77 per violino e orchestra di Shostakovich, composto nel 1947 ma eseguito solo dopo la morte di Stalin e dedicato a David Oistrakh, che ne fu il primo interprete la sera del 29 gennaio 1955 a Leningrad, sotto la direzione di Yevgeny Mravinsky. Come solista, abbiamo ascoltato Ilya Gringolts, trentenne virtuoso russo impostosi all’ attenzione internazionale nel 1998 come più giovane vincitore nella storia del Concorso Paganini, affermazione che lo ha portato a una brillantissima carriera internazionale, documentata anche da diverse incisioni discografiche di prestigio, tra le quali spicca quella del Triplo Concerto beethoveniano con Alexander Lonquich e Mario Brunello, sotto la direzione di Claudio Abbado. Uno strumentista di preparazione tecnica davvero impeccabile, perfettamente in grado di dominare senza problemi i complessi passaggi virtuosistici del Concerto di Shostakovich e di conferire la giusta carica espressiva al brano. Impeccabile anche qui la direzione di Denève, attentissimo ad assecondare il fraseggio del solista e a calibrare i colori orchestrali in perfetta sintonia con quelli del violino.

In apertura della seconda parte, il poema sinfonico Tod und Verklärung di Richard Strauss, a proseguire, dopo la Heldenleben della scorsa stagione, il lavoro di approfondimento sul repertorio sinfonico del compositore bavarese, indicato fin dall’ inizio da Stéphane Denève come uno dei punti programmatici salienti del suo lavoro a Stuttgart. Esecuzione elegantissima, perfetta per ampiezza di respiro sinfonico e ricchezza di atmosfere. Da sottolineare qui la magnifica prova degli archi della RSO, davvero ideali per compattezza, ricchezza di armonici, precisione di legato e cantabilità. Ma tutta l’ orchestra ha offerto una delle migliori prestazioni che si siano ascoltate in questi ultimi anni, davvero avvincente per splendore sinfonico e per la ricercatezza delle sfumature ottenute dalla bacchetta. Come ho scritto in altre occasioni, è sempre un grande piacere ascoltare questo repertorio dalle orchestre tedesche, le uqali riescono sempre a trovare il tono espressivo adatto con la naturalezza di chi lo possiede e padroneggia come una lingua madre. In questo caso, la RSO esegue la musica di Strauss con la classe del grande complesso sinfonico internazionale e Denève è riuscito a sfruttare al meglio le possibilità espressive offertegli da questo magnifico strumento per una lettura calda, emotivamente avvincente e perfetta nell’ evidenziazione delle grandi architetture sinfoniche. A conclusione della serata, una spettacolare esecuzione de La Valse di Ravel, un brano perfetto per esibire le magnifiche qualità virtuosistiche dell’ orchestra, che ne ha offerto una lettura davvero trascinante, galvanizzata al massimo dalla guida di Denève, perfetto nel graduare il crescendo drammatico del brano, col tema principale che man mano si fa sempre più incalzante, passando da fiati ad archi e viceversa, poi uscendo da tutti gli strumenti, fino ad un tonfo caratterizzato da tre poderose note discendenti degli ottoni, ripetute, che scatenano l ‘orgiastico finale, imperniato sulla figurazione semiminima puntata – croma – minima – semiminima, che imperversa di continuo fino alla grandiosa conclusione. Trionfo finale, con prolungati applausi per l’ orchestra e il direttore.

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2 pensieri su “Stéphane Denève e la RSO Stuttgart des SWR – Ravel, Shostakovich e Strauss

  1. Ha gia’ diretto anche in Italia ? mi sembra sia stato a S. Cecilia ed alla Scala

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