Boris Godunov al Festspielhaus di Baden Baden

Foto: N. Razina ©Festspielhaus Baden Baden

La stagione del Festspielhaus di Baden Baden si è conclusa con la visita dei complessi del Teatro Mariinsky di St. Petersburg, che hanno presentato il nuovo allestimento del Boris Godunov di Mussorgsky ideato da Graham Vick, coprodotto insieme al Festspielhaus e andato in scena al Mariinsky lo scorso 26  maggio sotto la direzione di Valery Gergiev. Una produzione assai anticonvenzionale, che ambienta il capolavoro mussorgskiano nella Russia postcomunista e nelle scene di massa cita in maniera evidente le pesanti repressioni poliziesche dei moti popolari seguiti alla rielezione di Vladimir Putin a presidente della Russia. Della questione e delle reazioni suscitate da questa messinscena si può leggere in modo esauriente nei resoconti del Guardian e del Newyorker . La stampa anglosassone ha sottolineato, tra le altre cose, il fatto che un allestimento che presenta così marcati elementi di critica politica sia stato commissionato e approvato da Valery Gergiev, direttore artistico del Mariinsky e fedele sostenitore di Putin. Ad ogni modo, lo spettacolo è stato accolto da un trionfale successo di pubblico e da positivissime recensioni da parte della stampa russa. Ecco come Graham Vick descrive gli elementi di base della sua concezione registica del Boris Godunov:

“In the 16th century the All-Russian autocrat Ivan the Terrible asked for the hand of Queen Elizabeth I of England. Soon thereafter Holinshed published his historic chronicles in which Shakespeare discovered the story of one of Scotland’s kings – Macbeth. Three hundred years later Karamzin was to write his History of the Russian State , from which Pushkin borrowed the plot for his play in the Shakespearean spirit – Boris Godunov. And yet again dim and distant history was re-evaluated as a universal drama. Existentialist searches of the 19th century engendered a swamp of nihilistic works that depicted the human life cycle as one that was preordained to meet with disaster. From Wagner’s Ring to Musorgsky’s stunning work – Boris, a man moved by highly complex claims and aspirations, a man obsessed with the need for eternal life and who created so much – we come to negation, disappointment and devastation. Pimen tries to attain immortality not through his pupil Otrepiev but through his “baby” – his Chronicle; Boris seeks eternal life in his son to whom he bequeaths the throne that brought him himself nothing but fear and despair. For whose sake? For Fyodor’s or for his own? The church tries to humanise itself through its union with Boris – aren’t Otrepiev’ s unmasking and the timely requiem for Dmitry just a political manoeuvre the aim of which is to consolidate worldly power? Great writers and composers base their works on stories of old, but seeing the past and foreseeing the future is something they can only do through the prism of their own experience. This stage interpretation of Musorgsky’ s opera means searching for a theatre idiom that makes sense in our time; a dialogue that can show us how we are both like and unlike those distant times.”

Per questo allestimento, Gergiev e Vick hanno scelto la versione originale del capolavoro di Mussorgsky, quella del 1869 conosciuta come Ur-Boris in sette quadri, già utilizzata nella precedente produzione del Mariinsky firmata da Valery Fokin e presentata più volte nei teatri occidentali nel corso delle tournées del teatro pietroburghese. Non è la prima volta che la trama del racconto di Puskin descrivente le tumultuose vicende del periodo chiamato dagli storici russi “Il tempo dei disordini”, iniziato nel 1598 con la morte dello zar Fjodor I e l’ ascesa al trono del boiardo Boris Godunov, suo cognato, viene ambientata in epoca moderna. Lo aveva già fatto Herbert Wernicke nella sua geniale messinscena del 1994 per l’ Osterfestspiel Salzburg, diretta da Claudio Abbado. In questo spettacolo la struttura scenica di base ideata da Stuart Nunn rappresenta uno spazio decorato da stucchi dorati e icone, con una parete laterale e due tribune. La regia sottolinea la distanza tra le condizioni miserabili della classe popolare e la casta dei potenti, protetta da una polizia che reprime le proteste in modo brutale. Nella scena dell’ incoronazione, mentre il popolo si accanisce contro un’ insegna con i simboli del regime sovietico, Boris tira fuori da una nicchia il manto imperiale e la corona e se ne riveste da solo. Il monaco Pimen scrive la sua cronaca utilizzando un laptop e la taverna ai confini con la Lituania dove si ferma il fuggiasco Grigory con i due monaci Varlaam e Missail è un sordido locale notturno di periferia dove si balla la lapdance. Il culmine espressivo della regia di Vick è sicuramente l’ ultimo atto. La scena davanti alla cattedrale di San Basilio, con la sfilata dei burocrati che passano in mezzo al popolo picchiato brutalmente dalla polizia, indifferenti a tutto e accompagnati dalle loro amanti, era sicuramente uno squarcio teatrale di rara potenza ed efficacia.

Foto: Andrea Kremper

Durante il tumulto l’ Innocente, un giovane homeless, viene picchiato e derubato da una banda di ragazzi e, dopo il suo incontro con Boris, canta il suo lamento sui destini della Russia in mezzo alle tracce delgli scontri, mentre i poliziotti infieriscono sugli ultimi dimostranti.

La scena finale è ambientata nell’ aula della Duma, dove sono evidenti le tracce della rivolta e qualcuno ha scritto con la vernice sulla parete “Il popolo vuole il cambiamento”.

Foto: Andrea Kremper

Boris ha un attacco cardiaco durante il suo discorso, ripreso in diretta dalla televisione, e muore tra l’ indifferenza generale mentre il figlio cerca soccorso. Sulle note finali dell’ orchestra il popolo, con aria indifferente e gesti meccanici, ricopre di corone il corpo del leader appena defunto.

Grazie a uno straordinario lavoro sulla recitazione lo spettacolo di Graham Vick si impone decisamente come un vero punto fermo nella vicenda interpretativa del Boris Godunov. Senza tradire nemmeno in minima parte la drammaturgia originale, il regista inglese costruisce un crescendo espressivo impressionante per efficacia e tensione narrativa. Splendida la prestazione scenica d’ insieme dei solisti e del coro. Raramente mi è capitato di vedere le scene di massa del capolavoro di Mussorgsky realizzate con una tale potenza di carica teatrale. Uno spettacolo di altissima classe, che sarebbe opportuno venisse registrato in DVD e sicuramente una delle migliori regie del Boris tra quelle che ho avuto l’ opportunità di vedere.

Dal punto di vista musicale, analoghe lodi vanno attribuite alla direzione di Valery Gergiev. Insieme a Claudio Abbado, il maestro russo è stato sicuramente l’ interprete di riferimento della partitura mussorgskiana negli ultimi decenni. Gergiev esalta l’ asprezza di certe soluzioni armoniche e le tinte contrastanti della scrittura orchestrale, con una condotta narrativa serratissima e di straordinaria efficacia drammatica. Un’ interpretazione scabra, impressionante per la precisione e la tensione espressiva che non conosce un attimo di rilassamento. Straordinaria la prestazione dell’ orchestra del Marinsky, che realizza al meglio tutte le indicazioni interpretative di Gergiev con un suono stupendo per bellezza e varietà di colori, e da manuale quella dei cori diretti da Pavel Petrenko e Leonid Teplyakov.

Per quanto riguarda la compagnia di canto, Nikolai Putilin è stato assai efficace nel rendere un protagonista tormentato e scavato dai rimorsi. Non era un’ interpretazione basata sul carisma della regalità, quanto piuttosto la raffigurazione di un burocrate politico dal comportamento ottuso e vittima di un gioco più grande di lui. Tra i bassi, autorevole vocalmente il Pimen di Michail Kit e molto interessante il giovane Alexei Tanovitski come Warlaam, forse il miglior elemento del cast per qualità di timbro e ampiezza di mezzi. Di eccellente livello scenico e fraseggiatore efficacissimo il tenore Yevgeny Akimov nel ruolo di Schujskij. Il giovane Andrei Popov è stato un Innocente di grande rilievo vocale e scenicamente incisivo, e lo stesso si può dire dell’ altro tenore Sergei Semishkur nel ruolo di Grigorij. Ma tutto il cast va lodato per la compattezza della prova d’ insieme e per la splendida prestazione attoriale di tutti gli elementi. In conclusione, uno spettacolo di altissimo livello, sicuramente una delle più belle produzioni viste quest`anno sulle scene tedesche.

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4 pensieri su “Boris Godunov al Festspielhaus di Baden Baden

  1. Ebbi modo di sentire Alexei Tanovitski a Cagliari nell’Onegin del 2008 nel ruolo del Principe e concordo in pieno: voce da basso interessantissima!

  2. Due premesse: non faccio follie per l’opera ne per il regista.
    Infatti, l’ultimo ricordo che ho di Vick è quell’orrido Macbeth cubico della Scala 97, con la Guleghina pelata, davvero antiestetico.
    Leggendo la recensione si capisce (cosìccome dalle foto) che invece questo allestimento è di ben altro livello. Lo trovo bello da vedere e sopratutto c’è una regia, cosa rara in questi tempi di bonazze che come “regia” esibiscono le doti che Madre Natura gli ha consegnato ad un pubblico di entusiasti illusi. Su Putilin non ho dubbi, è un professionista davvero valido, dev’essere stato un buonissimo Boris. Popov non lo conosco, ma mi fido dell’autore, sempre competentissimo, dotato di buona penna e imparziale in maniera davvero lodevole. Al finale della recensione però aggiungerei ” In conclusione, uno spettacolo di altissimo livello, sicuramente una delle più belle produzioni viste quest`anno sulle scene tedesche. Uno spettacolo che in Italia non si vedrà mai, perchè troppo impegnato per una massa di fans club e turisti (ormai gli abituali frequentatori di teatri di alto calibro) che non va di certo a farsi fare le fotografie con un Boris firmato da Vick (chi è mai, si chiederanno), che di sicuro per opera, cast e allestimento non si addice ai servizi fotografici da essi regolarmente attuati.
    Che tristezza.
    Cordiali Saluti

    • Non sono un ammiratore di tutto quello che fa Vick, ma quando trova il titolo che si adatta alla sua sensibilità, riesce a fare delle cose notevoli. Questo Boris è stato apprezzatissimo dalla stampa inglese e americana, e anche i critici russi ne hanno parlato in termini altamente elogiativi.
      Grazie dell’ intervento.

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