Eliahu Inbal e la RSO Stuttgart des SWR

Foto: Iris Hanna Scholz

Con il concerto diretto da Eliahu Inbal, con la partecipazione del baritono Christian Gerhaher,  si è conclusa la stagione in abbonamento della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR alla Liederhalle. Clima di festa generale dovuto anche al fatto che il complesso ha ottenuto in questi giorni tre importanti riconoscimenti. L’ ultima incisione  effettuata con Sir Roger Norrington, fino allo scorso anno Chefdirigent e ora Ehrendirigent, dedicata a brani sinfonici di Elgar, ha ottenuto il premio ECHO Klassik 2012 come registrazione sinfonica dell’ anno. Il CD della Indésens Records dedicato ai Quintetti per pianoforte e fiati di Mozart e Beethoven con il primo clarinetto della RSO, il giovane Sebastian Manz, tra gli esecutori, è stato scelto come migliore incisione nel campo della musica da camera per fiati. Infine, l’ autorevole rivista inglese Gramophone ha incluso Stéphane Deneve, l’ attuale Chefdirigent dell’ orchestra, tra i candidati al premio “Artist of the Year” per il 2012. Il direttore francese proseguirà nella prossima stagione il suo percorso esecutivo dedicato al repertorio sinfonico tedesco e a quello del suo paese di origine. Nella serata inaugurale, il 20 settembre, dirigerà la Seconda Sinfonia di Mahler.

Ocupiamoci adesso del concerto diretto da Eliahu Inbal, direttore che alla RSO torna regolarmente da diversi anni e che non ha sicuramente bisogno di presentazioni. Gli appassionati italiani lo conoscono bene per i suoi lunghi rapporti di collaborazione stabile con istituzioni di primo piano, come il Teatro La Fenice e l’ Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e per la sua ricca produzione discografica, in cui spiccano le integrali sinfoniche di Mahler, Bruckner e Berlioz, molto apprezzate a livello di pubblico e insignite di numerosi premi internazionali. Ho seguito per diverso tempo il direttore israeliano durante il suo primo incarico a Venezia, una trentina di anni fa, nel corso del quale diresse bellissime integrali sinfoniche mahleriane e beethoveniane, e molte eccellenti produzioni operistiche anche nel campo del melodramma italiano. Un musicista che ha avuto una carriera internazionale di primissimo piano e che in alcuni autori, Mahler su tutti, deve essere annoverato tra coloro che hanno scritto pagine significative nella storia interpretativa degli ultimi quarant’ anni. La serata alla Liederhalle è iniziata con i Sechs Stücke für großes Orchester op. 6 di Anton Webern, uno dei capisaldi della Neue Musik teorizzata dalla Scuola di Vienna, una sorta di stenografia emozionale espressa con estrema concentrazione di linguaggio e intensi contrasti di atmosfere. Lucidissima la lettura che ne ha dato Inbal, molto bravo nel sottolineare i preziosismi di scrittura e nel rendere tutti i dettagli. Webern era amico e ammiratore di Mahler, e pertanto il maestro israeliano ha inserito come secondo pezzo in programma il ciclo liederistico Lieder eines fahrendes Gesellen, risalente al periodo immediatamente precedente a quello in cui il compositore boemo lavorava alla Prima Sinfonia, nella quale appunto utilizzò due melodie provenienti da questo ciclo, per il primo e il terzo movimento. La raccolta fu ispirata dall’ amore non corrisposto di Mahler per la giovane cantante Johanna Richter, conosciuta durante il suo periodo di attività come Kapellmeister a Kassel. Come ha notato giustamente il musicologo Peter Revers nel suo studio Mahlers Lieder. Ein musikalischer Werkführer, si tratta di una composizione caratterizzata da una forte carica emotiva e da marcati contrasti emozionali. Inbal, come era logico attendersi, l’ ha diretta con tutta l’ autorevolezza proveniente dalla sua lunghissima frequentazione della musica di un autore che gli è sempre stato particolarmente congeniale, ricavando dall’ orchestra colori bellissimi e sfumature di grande ricercatezza. Cantava il baritono tedesco Christian Gerhaher, considerato uno dei migliori liederisti del momento. La voce è di bel timbro e non mancante di morbidezza e capacità di proiezione, e il fraseggio è indubbiamente quello di un interprete di classe, sia nella tornitura delle frasi che nella capacità di variare le tinte dinamiche. Peccato solo per le note estreme del settore acuto, che a volte tendono a stimbrarsi lievemente a causa di un’ impostazione tecnica un po’ troppo ricalcata su quella di Fischer-Dieskau. Ad ogni modo una prova di ottimo livello, da parte di un cantante senza dubbio dotato di una notevole personalità e maturità espressiva.

Nella seconda parte della serata, Eliahu Inbal ha diretto la Sinfonia N° 1 in mi minore di Jean Sibelius, lavoro del 1898 che oggi conosciamo solo nella versione riveduta. La partitura infatti fu revisionata dall’ autore dopo la prima esecuzione, e la stesura originale non ci è pervenuta. Sulle prime tre Sinfonie del musicista finnico, il giudizio comune della critica stigmatizza i pesanti influssi del mondo melodico di Tschaikowsky. C’ è sicuramente del vero in questi ragionamenti, ma io personalmente trovo a tratti trascinanti certi squarci melodici, in particolare nel primo movimento e nel Finale. È una partitura che decisamente o si ama o si rifiuta in blocco, ma che a mio giudizio contiene parecchie pagine di vera ispirazione e tecnicamente rifinite. Forse ha ragione Sir Simon Rattle che recentemente, provando questo brano con i Berliner Philharmoniker, ha detto all’ orchestra: “Suonate come in Tschaikovsky, ma con la ritmica di Strawinsky”. Il rischio per l’ interprete di questo brano è quello di buttarsi a corpo morto sulla melodia, un gioco assai pericoloso che solo Leonard Bernstein è riuscito a concedersi senza cadere nel kitsch, soprattutto nella sua trascinante incisione del 1967 con la New York Philharmonic, a mio avviso ancora oggi insuperata. Inbal invece evita saggiamente le esagerazioni espressive e preferisce soffermarsi sull’ attenta  evidenziazione delle architetture sinfoniche, riuscendo comunque a conferire una grande nobiltà ai passi cantabili, soprattutto lo splendido tema del Finale. Assolutamente esemplare la prestazione della RSO, con fiati assolutamente perfetti per bellazza timbrica e lucentezza di suono e archi magnifici nella loro compattezza e intensità di cavata. Un’ interpretazione avvincente ed efficacissima, giustamente accolta con intense ovazioni dal pubblico.

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2 pensieri su “Eliahu Inbal e la RSO Stuttgart des SWR

  1. Gh’è nient a fer, caro, in Germania (e continuiamo a dirlo) un’orchestra è molto di più di un insieme di musicisti che suonano. E’ uno spicchio di vita, è un’occasione di incontro, di confronto e di libera scelta. E la RSO è a mio avviso l’orchestra più valida della Germania dopo i Berliner.
    Grazie di portare a noi un po’ di queste meraviglie, non ci fanno che bene.
    Cordiali Saluti

    • Diciamo che è una delle cinque grandi orchestre tedesche, insieme ai Berliner, alla Staatskapelle Dresden, alla Gewandhaus e alla Bayerische Rundfunkorchester. Ma trovo giusta la tua osservazione. In Germania, come in Inghilterra e negli USA, l’ orchestra per un musicista è una scelta e non un ripiego.

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