Auguri a Claudio Abbado

Oggi Claudio Abbado compie 79 anni. Vi propongo questa sua splendida interpretazione dell’ Incompiuta di Schubert, eseguita a Ferrara il 31 marzo 1990 nel suo primo concerto italiano in qualità di Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker.

Annunci

17 pensieri su “Auguri a Claudio Abbado

  1. Auguri Maestro e grazie di esistere! quest’uomo ha dato un contributo inestimabile alla musica sinfonica e operistica nella fine del XX secolo, un autentico mito, purtroppo qui non gli è riconosciuta la gloria che meriterebbe…almeno non abbastanza..

    • È il direttore che mi ha accompagnato per tutta la mia vita di ascoltatore tramite decine di esecuzioni memorabili ascoltate in giro per il mondo. Di questo io non gli sarò mai grato abbastanza.

  2. Appropriato omaggio al grande direttore.Questa forse e’ la sua migliore interpretazione dell’ Incompiuta. Il riascolto lenisce le italiche sofferenze, ancora grazie , Mozart

  3. Scusami, Stefix. Ad Abbado, qui come dappertutto, è riconosciuta una gloria che più grande non sarebbe pensabile. Una gloria che sfiora l’acriticità, molto superiore a quella che è stata riconosciuta a un direttore tanto più grade di lui, Herbert von Karajan. Se si vuole dedicargli una gloria ancora maggiore, bisogna cominciare a intitolargli le chiese. Ma non chiesupole. La chiesa di S. Francesco ad Assisi, il Santuario di Lourdes, quello di Fatima.Magari, in questi due ultimi casi, sostituendo con Abbado uno dei tre piccoli pastori di Fatima o la piccola Bernadette, si otterrebbero guarigioni in misura maggiore.
    Ciao
    Marco Ninci

      • Quello che dici, caro Gianguido, è un po’ difficile dirlo, visto che tu stesso innumerevoli volte, parlando con me, hai espresso gli stessi concetti. Lebewohl, Madonna Coerenza.
        Marco

      • C`è modo e modo di dire le cose, carissimo. Io insisto nel ritenere che un tale tono di scherno nel commentare un post che voleva solo essere l’ occasione di ascoltare un’ esecuzione assai significativa nella vicenda artistica di Abbado, sia di cattivo gusto.

    • Ah, certo, Abbado è veneratissimo, guarda, un’esagerazione, lui che tanto ingiustamente occupa un posto non suo, che in realtà è del povero Karajan, direttore dimenticato. “ad Abbado, QUI come dappertutto”….ma scusa tu vivi in Italia, vero? ti sembra che sia venerato Abbado, qui??? lo sai che in Germania (dove si che gli è riconosciuta la gloria che merita DAVVERO) ha ricevuto un titolo onorifico importantissimo e tale cerimonia di consegna è stata trasmessa in diretta tv nazionale? qui se ne è saputo qualcosa? lo sai cosa è successo qui a Milano? lui (il Maestro Claudio Abbado) ha dovuto “patteggiare col comune” per ottenere ciò che voleva: 90.000 alberi in tutta Milano, però in cambio (lo trovo vergognoso, lui voleva solo fare del bene alla città, non creare l’ennesimo businnes per Lissner) sarebbe tornato alla Scala. Peccato che le famigerate piante siano essicate poco dopo la messa in pubblico di tale attesissimo ritorno, ma che strano caso!
      Da ultimo, risparmiati le battute sui santi, per favore, io sono ateo, quindi non me ne importa niente, potresti anche bestemmiare, ma credo che tu che sia una persona molto intelligente (tu stesso lo dici) e possa trovare ben altri argomenti per le tue contestazioni: Anche se ti devi abbassare a parlare di quel “raccomandato” di Claudio Abbado.

      Saluti.

      • Caro Stefix, intanto io non ho mai detto di essere molto intelligente. Dove l’avrei fatto, Dio solo lo sa. Io ho detto semplicemente che ho studiato e insegnato in una scuola di assoluta eccellenza, il che significa solo un fatto, non una considerazione sul valore personale. C’è una certa differenza, non credi? In secondo luogo, basta leggere i giornali, ascoltare la radio o la televisione per trovare un clima di santificazione ridicolo. Contro questo bisogna battersi proprio in onore del Maestro Abbado, che non merita un tale delirio. Perché rispettare un simile grande direttore significa discuterlo, vedere dove è grande e dove non lo è (perché ci sono opere ed autori dove non lo è, ambiti dove è addirittura pessimo, come accade a tutti). Ad Abbado si intitola un fan club dove i livelli del ridicolo sono stati superati da anni. All’Elektra a Firenze si vedeva in galleria uno striscione “Forza Claudio”! Non credo che tutto questo impazzimento faccia piacere al Maestro. Questo essere comunque e sempre sulla lista bianca è fargli assolutamente un torto. Contro questo mi batto. La faccenda degli alberi è una faccenda poi sulla quale è opportuno stendere un velo pietoso. Lì tutti hanno fatto una figura raccapricciante, da chi l’ha proposta a chi l’ha accettata a chi l’ha propogandata. Ma tu lo sai che alle file della Scala c’erano abbadiani vestiti con i costumi del “Viaggio a Reims” che distribuivano agli astanti esterrefatti semi che dovevano dar luogo ai futuri alberi? Quello che dici fa parte del solito delirio abbadiano, una solfa tanto noiosa quanto prevedibile. Chi ha detto che Abbado è un raccomandato, seppure fra virgolette? Anche questa volta, Dio solo sa da dove venga questa definizione. Io ho ascoltato Abbado tantissime volte e lo ammiro profondamente. Tuttavia non ho per lui l’ammirazione un po’ beota che genera gli eventi botanico-musicali. Ne ho anche parlato molto, ovviamente. Ma non sono per questo adatto a portare il cervello all’ammasso, come una volta si diceva dei comunisti. Due ultime notazioni. Karajan; per lui un simile delirio non l’ho mai visto ( e sì che l’ho sentito decine e decine di volte). Ma forse è stato bene che il destino atroce riservato ad Abbado dai suoi ammiratori (sembra che più uno lo ammira meno lo capisca) non gli sia toccato. Ovviamente Karajan è stato di gran lunga il più grande direttore vissuto nel secondo dopoguerra. Chiedi a chi ci ospita nel suo blog, visto che spessissimo, direi quotidianamente, parli con lui in chat; mi sorprenderebbe molto (ma non si sa mai) che la sua risposta fosse diversa dalla mia. E poi le battute sui santi. Mi sembra ovvio che, nella loro ironia, vengano da un ateo e si rivolgano a un ateo. Che questo non lo si capisca è per me fonte di grande sorpresa; e anche di una certa malinconia.
        Ciao
        Marco Ninci

  4. Devo aggiungere che l’infausta proposta botanico-musicale si deve anche in non piccola misura alla desolante mancanza di senso dell’umorismo dei milanesi. Se una simile proposta il Maestro Abbado (o anche l’amatissimo a Firenze Maestro Muti) l’avesse fatta a Firenze, tutti senza eccezione, e giustamente, gli avremmo riso in faccia. Come io ed alcuni miei amici abbiamo riso a crepapelle pensando all’allora Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi che, uscendo dalla Curia, si sarebbe inopinatamente trovato magari in una foresta pluviale.
    Marco Ninci

    • Caro Ninci,
      innanzitutto va bene la polemica, ma non offenderti se ti faccio un complimento! ti ho detto che sei intelligente, e tu ti offendi, replicando di non averlo asserito mai (certe cose basta anche farle intuire), e io non l’ho detto con tono di disprezzo, o di scherno verso di te, era solo un’esortazione a fare quello che hai fatto in queste dure repliche: rispondere con argomentazioni valide e che reputo al tuo livello intellettivo e personale (molto alto, e non ti offendere).
      Con la mia risposta forse mi sono espresso male. Certo, tutti hanno dei punti deboli ,anche Abbado, ma per replicare su questo tuo punto ti rispondo “con le tue stesse armi”: come mi hai detto tu, tra aver studiato in una buona scuola e la considerazione di se stessi c’è differenza; e così questa diversità c’è tra l’avere dei punti deboli e l’asserire che ad Abbado è riconosciuta una gloria ridicola. Al recital della Gruberova in Scala (ci sono i video) c’era appesa da un palchetto la foto della Signora con su scritto “sei unica Edita!”. Non ti pare che anche questa gloria a lei, per esempio, sia eccessiva? comunque, ritornando sull’argomento, una cosa che non mi è piaciuta per niente è stato il tuo modo di trattare con disprezzo (perchè qui tu lo hai fatto) il progetto di Abbado e i Milanesi, questo proprio potevi anche tenertelo per te. Abbado voleva solo portare un po’ di bene alla città che per molto tempo è stato il luogo della sua crecita musicale e intellettuale, ed è stato COSTRETTO a patteggiare. Non mi sembra che allora sia glorificato tanto, dato che un Maestro del suo talento, per farsi valere in campo non musicale (grazie, se fosse stato l’opposto- cioè se la volontà di Abbado di tornare alla Scala fosse stata indipendente dagli alberi-sarebbe stato troppo facile), debba scendere a meri e beceri accordi economici (perchè di fatto, cultura, cultura ma sempre soldi sono, no?) con un’istituzione pubblica molto importante, non con mia nonna. Ebbene, questo era un esempio per farti vedere che il Maestro non è affatto venerato (e lo voglio chiarire, non sono un fans di Abbado, io, mi piace ma so perfettamente quali sono i suoi difetti e le sue carenze, come so quelle di Karajan); che poi tu te la prenda con i Milanesi per un motivo a me sconosciuto, dicendo che abbiamo una desolante mancanza di umorismo devo rispondere che non mi risulta che tale qualità sia riconosciuta invece ai Fiorentini, che dei gran simpaticoni non sono mai stati e che tu mi dica “noi con un progetto così gli avremmo riso in faccia” è davvero triste, fose più della battuta sui santi, perchè questa non è leggerezza, questa è cafonaggine.
      Saluti.

      • Caro Stefix, avere senso dell’umorismo ed essere simpatici sono due cose diverse. Avere senso dell’umorismo significa riuscire a vedere il lato ridicolo delle cose. Questo non sbocca necessariamente nella simpatia. E so benissimo che noi fiorentini non rimaniamo simpatici. Siamo allegramente arroganti e chi si è visto si è visto. Questo non vuol dire che io non apprezzi i milanesi. Lo sono per metà anch’io, perché mia madre lo è. Ma l’umorismo no, questo proprio non ce l’hanno, almeno nella media. Poi negli individui chi lo sa. Quel progetto era un vertice di ridicolaggine. C’era la retorica del guru ecologista, del maestro di vita e compagnia cantando. Proprio quelle cose che fanno impazzire (in senso proprio!) i fans del Maestro Abbado. Il quale dovrebbe essere considerato per quello che è unicamente: un grande, grandissimo direttore d’orchestra, che ha diretto a Firenze un’indimenticabile Nona di Mahler. Tutto il resto lo dimentico volentieri. Io non sopporto nemmeno Muti quando straparla di italianità. E Gianguido mi perdonerà se dico che non impazzivo neppure per Sinopoli, quando parlava del dramma greco e di Nietzsche. Sogno un direttore che non parli affatto e che si esprima solo con la musica. Farei un’eccezione soltanto per Furtwaengler e Boulez. Lasciamo perdere tutto: de la musique, messieurs, de la musique avant tout!
        Ciao
        Marco Ninci

  5. Voglio aggiungere qualcosa alla mia risposta. Ma non nel senso dell’umorismo o dello scherzo, come abbiamo fatto fin qui, caro Stefix e caro Gianguido. In realtà io trovo il “Caso Abbado” enormemente interessante, quasi come il “Caso Wagner” per Nietzsche. Perché in effetti proprio di un “caso” si tratta. Abbado è un musicista che, dopo le iniziali resistenze alla Scala di fronte a uno svecchiamento del repertorio e a un modo più moderno di interpretare soprattutto l’opera italiana, ha iniziato un percorso che non ha più conosciuto eclissi. Questo significa che è riuscito sempre a mantenersi in sintonia con il proprio tempo; il che vuol dire, considerato il suo mestiere, con gli umori del pubblico e della critica. Non deve essere stato facile. Il tempo infatti che ha attraversato si è svolto attraverso fratture e discontinuità spaventose. Negli anni Sessanta Abbado interpretava i sussulti del movimento studentesco e della critica radicale alla società vigente. Quella critica ha avuto sbocchi drammatici, magicamente dissoltisi nella messa in discussione del concetto di uguaglianza che si è insediato a partire dagli anni Ottanta fino ad oggi, con i risultati terrificanti che sono sotto gli occhi di tutti. Abbado da questo terremoto non è stato toccato. Prima a Vienna e poi a Berlino ha potuto continuare la sua opera di critica culturale come se il mondo non fosse diventato nel frattempo quel trionfo del danaro e della banalità che la globalizzazione ha poi realizzato mirabilmente. Certo, soprattutto a Berlino Abbado è stato aiutato dalla caduta del muro. Quella caduta del muro che sembrava l’apertura di possibilità infinite per lo spirito umano; e che si è poi mostrata invece il veicolo più idoneo per lo strapotere dei mercati. La libertà che prometteva era soltanto la libertà, per pochi, di guadagnare sempre più denaro nell’astrattezza di un cielo senza vincoli e senza responsabilità. Ma Abbado ha potuto invece sfruttare la spinta iniziale di questo fenomeno; e questa spinta quasi isolarla dall’orrore che la stava accompagnando in maniera sempre più evidente. Stupefacente…E quando questo orrore è diventato insopportabile e non era più possibile ignorarlo, Abbado si è come sollevato a dieci metri da terra, inaugurando una nuova stagione: esecuzioni limpidissime, poetiche, quasi l’espressione di un orizzonte sereno e malinconico insieme. Che cos’è tutto questo? Che cos’è questo perennemente trovarsi sulla lista bianca? A questo proposito, caro Stefix e caro Gianguido, vi consiglio un saggio di Milan Kundera dedicato ad Anatole France, apparso nel volume “L’incontro”. Anche lì si parla della lista bianca e della lista nera. C’è chi sta sempre sulla lista bianca (Kafka), chi sta sempre sulla lista nera (France), chi, la maggior parte, oscilla fra l’una e l’altra (per esempio, Céline o Mann, un autore quest’ultimo al giorno d’oggi curiosamente quasi dimenticato, nonostante la sua indiscutibile grandezza). Così è stato per Karajan, di cui oggi si sottolinea quasi sempre la propensione commerciale, come se nella società odierna a qualcuno fosse possibile sottrarvisi. Così è stato per Boehm; quando avevo venti anni era considerato grande come Karajan, poi ha infilato le mezze maniche di un ragionere mediocre e un po’ ottuso, in seguito è ridivenuto immenso. Così è per Muti, suscitatore di odi furibondi che come un fiume carsico periodicamente riappaiono. Per Muti poi si produce un fenomeno molto singolare. L’odio rimane sempre lo stesso. Ma chi odia non è sempre lo stesso; le cose che respinge possono essere diverse, anche opposte. Quindi, a partire dalle propensioni di ognuno, lo si accusa di cose sempre differenti, di cose perfino contraddittorie. Chi vuole esecuzioni robuste, lo accuserà di essere pallido; chi le vuole pallide, lo accuserà di essere robusto. Chi desidera un Verdi quarattontesco, lo accuserà di imporre a Verdi una patina neoclassica; chi desidera un Verdi raffinato e protoromantico, lo accuserà di rifilare a Verdi connotazioni veriste. E così via. Questi atteggiamenti mi ricordano quello che diceva Guicciardini dei preti cattolici, i quali secondo lui erano dei soggetti così strani che riunivano in se stessi qualità opposte. Erano avari e prodighi nello stesso tempo, morbidi e irremovibili…Nulla di tutto questo nella flessibilità abbadiana. Ma si fa presto a dire flessibilità. Quando mai la flessibilità ha prodotto entusiasmi deliranti? Non so niente. ma su questo niente mi piacerebbe, quando ne avessi il tempo, scrivere un saggio.
    Ciao a tutti
    Marco Ninci

  6. Oltretutto, quello che preoccupa è la spaventosa involuzione che ha subito e sta subendo la società tedesca. Ho letto sulla Bild Zeitung o addirittura sull’Allgemeine Frankfurter Zeitung articoli che potrebbero tranquillamente essere stati firmati da Bossi o Calderoli. Chi sa cosa penserà Abbado di tutto questo.
    Marco Ninci

  7. Caro Marco, non te ne avere a male se faccio una considerazione da insegnante: vedi che se ti impegni riesci a produrre qualcosa di meglio delle battutine. Questo è veramente un valido contributo, utilissimo a mettere in luce i vari aspetti della figura di Abbado.

  8. Caro Gianguido, io sono così, l’uno e l’altro. Sai naturalmente che io non me ne ho mai a male di niente. So anche di poter essere veramente sgradevole con te e di non essere affatto diplomatico; ma tant’è.
    Ciao
    Marco

  9. Te l’ho già detto, Gianguido, non mi offendo. Però consentimi di notare che tu di battutine ne dici non quintali, tonnellate. Come tutti, del resto. E allora perché non dovrei farlo io? Va anche detto però che mi sento ringiovanito, ora che ho un genitore che viene a sentire il professore nel giorno di visita e mi richiama all’impegno. Un impegno fruttuoso per altro, come tu stesso mi riconosci; e ti ringrazio per questo. Lo diceva anche Clemens Krauss: “Fleiss ohne Talent ist nutzlos, Talent ohne Fleiss aergerniserregend”.
    Ciao
    Marco Ninci

I commenti sono chiusi.