Peter Eötvös e la RSO Stuttgart des SWR

Il penultimo appuntamento con la stagione sinfonica della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR aveva il suo principale motivo di interesse nella presenza sul podio di Peter Eötvos, una delle personalità di primo piano nel campo della musica contemporanea. Allievo di Zoltán Kodály alla Musikakademie di Budapest, Eötvös è da annoverare tra i compositori più importanti della nostra epoca e ha svolto da sempre un’ intensissima attività come direttore d’ orchestra sia con complessi specializzati come l’ Ensemble Intercontemporain, col quale nel 1978 diresse, su invito di Pierre Boulez, il concerto inaugurale del centro IRCAM a Parigi, che con tutte le maggiori orchestre sinfoniche del mondo. La sua produzione musicale viene eseguita regolarmente in tutte le stagioni concertistiche più prestigiose e a questo si deve aggiungere il suo lavoro didattico che, oltre a corsi e masterclasses in tutto il mondo, ha portato alla fondazione di un istituto per giovani direttori e compositori a Budapest, intitolato a suo nome. Come direttore d’ orchestra, Peter Eötvos si è dedicato principalmente all’ esecuzione dei grandi compositori novecenteschi suoi compatrioti come Kodaly, Bela Bartók e Gyorgy Kurtág, oltre che alla musica contemporanea. I risultati di questo lavoro sono solidamente documentati da una vasta discografia.

Per la serata alla Liederhalle, il musicista ungherese ha scelto appunto un programma composto da due suoi lavori e due delle più celebri partiture sinfoniche di Bela Bartók, la Tanz-Suite e la Musica per archi, percussioni e celesta, poste in apertura e chiusura di programma. Come interprete bartokiano, Eötvös preferisce giocare sulla flessibilità e variabilità della scansione ritmica piuttosto che mettere in evidenza sonorità aspre o squassanti, caratteristiche di altri direttori quando eseguono questa musica. Nella Tanz-Suite, scritta nel 1923 per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione di Budapest avvenuta in seguito all’ unificazione delle tre preesistenti città di Buda, Pest e Óbuda, le cose più pregevoli si sono ascoltate nella raffinatissima gradazione delle tinte strumentali e nella netta definizione dei timbri, splendidamente resi grazie all’ apporto di un’ orchestra prontissima a tradurre in suono le raffinate scansioni ritmiche e le indicazioni coloristiche del podio. Splendida, sicuramente tra le migliori che mi sia mai capitato di ascoltare, l’ interpretazione di Eötvös della Musica per archi, percussioni e celesta, caratterizzata da un fraseggio lucido e intenso e tutta giocata su tinte sfumatissime e un continuo alternarsi di colori cangianti e sonorità trasparenti. Sembra naturalmente ovvio affermare che il direttore ungherese possiede un’ affinità naturale con questa musica, che è stata parte integrante del suo background formativo, ma in effetti quello che si apprezzava maggiormente in queste esecuzioni era proprio la naturalezza e la spontaneità dell’ esposizione, da parte di un direttore che non utilizza la scrittura sinfonica bartokiana per fare sfoggio di abilità virtuosistica o di splendore sinfonico fine a se stesso, ma che si preoccupa innanzi tutto di un’ attenta adesione al contenuto musicale delle partiture.

In mezzo alle due pagine bartokiane stavano, come si diceva, le due composizioni di Eötvös. Il maestro ungherese ha scelto per questa serata due lavori tratti dalla sua produzione più recente, entrambi composti nel 2007. Il primo brano era il Concerto per due pianoforti e orchestra, dedicato a Bela Bartók ed eseguito per la prima volta a Köln il 9 marzo 2008, sotto la direzione dell’ autore, dal duo pianistico formato da Andreas Grau e Götz Schumacher ,  anche in questa occasione invitati come interpreti delle parti solistiche. Il lavoro riprende molti spunti di una precedente composizione di Eötvös, CAP-KO, concerto per piano acustico, tastiera elettronica e orchestra, scritto nel 2005 per il grande pianista francese Pierre Laurent Aimard, che ne è stato il primo interprete. La scrittura pianistica del Concerto è caratterizzata da sonorità percussive che si presentano fin dall’ inizio, un fugato affidato a tre percussionisti, e da passi di quarte, ottave e seste parallele assai impegnative per i solisti, oltre che da una struttura ritmica estremamente complessa. Esecuzione assolutamente ideale, nella quale il duo Grau/Schumacher ha messo in mostra qualità tecniche assolutamente di primissimo ordine.

Come inizio della seconda parte del concerto abbiamo ascoltato Levitation, partitura in quattro movimenti per due clarinetti, akkordeon e 24 archi, scritta su commissione del Festival de Musica de Canarias ed eseguita per la prima volta a Las Palmas il 7 febbraio 2008 da Sabine e Wolfgang Mayer, con la Finnish Radio Symphony Orchestra diretta da Sakari Oramo. Un lavoro estremamente interessante, che mescola influenze stilistiche provenienti da Bartók e Kurtág con reminiscenze stravinskiane, dalla scrittura orchestrale assolutamente affascinante per sapienza e varietà di colori. Superlativa la resa delle due parti solistiche, affidate ai due primi clarinetti della RSO: Dirk Altmann, che dal 1985 è membro del complesso e il giovane Sebastian Manz, uno dei giovani musicisti più promettenti del mondo musicale tedesco, allievo di Sabine Mayer a Lübeck e balzato all’ attenzione della stampa specializzata nel 2008 con la vittoria nell’ ARD Wettbewerb, il più prestigioso concorso musicale della Germania, il cui primo premio non veniva assegnato da quarant’ anni. In seguito a questa affermazione Sebastian Manz, che dal 2010 è stato ingaggiato dalla RSO come primo clarinetto, ha ricevuto nel 2011 il prestigiosissimo ECHO Klassik Deutscher Musikpreis come più promettente giovane musicista dell’ anno. Come dicevo, i due clarinettisti hanno offerto un’ interpretazione del brano di Eötvoös assolutamente elettrizzante per spettacolarità di virtuosismo, salutata da una vera ovazione di pubblico, a coronare quella che è stata davvero una splendida serata di musica.

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