Wozzeck alla Staatsoper Stuttgart

Foto: A.T. Schaefer

Teatro esaurito e dieci minuti di applausi per la prima recita del nuovo allestimento del Wozzeck di Alban Berg alla Staatsoper Stuttgart. La folta presenza di pubblico è cosa, del resto, che non deve destare alcun stupore. Il capolavoro berghiano, infatti, è amatissimo qui in Germania e regolarmente eseguito nelle stagioni operistiche di tutti i teatri, e oltretutto attira sempre un gran numero di giovani spettatori.
Come notava giustamente il compianto Giuseppe Sinopoli in occasione della produzione da lui diretta alla Scala nel 1997:

«È strano che da noi ’Wozzeck’ sia ancora così poco frequentato, mentre nei teatri d’ area tedesca è eseguito molto più di Wagner, perché è una di quelle opere che richiedono continua riflessione sui tanti livelli di lettura, sottoposta al rovello di quelle simbologie numeriche tanto care a Berg, che serialmente si diverte a mescolare i 3 e i 7, i 6 e i 10, seguendo complessi, segreti, percorsi.Leggerlo in chiave sociale, di ’classe’, come usualmente si fa, è riduttivo. Berg va ben oltre: respirando l’ aria del suo tempo, attinge più o meno consciamente a Freud. Quando scopre che la sua donna lo tradisce, Wozzeck non è tanto sconvolto dalla gelosia ma dalla rottura della legge. Un ’peccato’ insopportabile per uno come lui, che cita in continuazione la Bibbia, sente le voci, interpreta i segni della natura. Un paranoico, uno che potrebbe essere molto elegante, lavarsi spesso… La rottura della legge per lui è la rottura con il superego, con il padre. Un ’padre’ che per Berg era Schönberg, chiamato in causa usando lo stesso organico del Maestro».

Le problematiche sociali del pezzo teatrale scritto da Georg Büchner e rielaborato da Berg sono indubbiamente ancora di attualità, e proprio per questo il linguaggio del Wozzeck è recepito con immediatezza anche dal pubblico giovane.
Andrea Moses, da quest’ anno responsabile dei progetti di regia alla Staatsoper e già autrice della messinscena de La Damnation de Faust che ha inaugurato la stagione di quest’ anno, nel suo allestimento sceglie decisamente di evidenziare al massimo l’ alienazione e lo straniamento che animano tutti i personaggi del dramma. L’ ambientazione è quella di un club di tiro a segno in una cittadina dei nostri tempi, e gli avvenimenti narrati hanno luogo durante la festa annuale del sodalizio. Wozzeck e Marie sono due dipendenti del circolo, lui lavora come addetto alle pulizie e si presta ad altri servizi per arrotondare la paga, e lei al bar sociale. La scenografia di Christian Wiehle, autore anche dei costumi, si basa su un impianto girevole che in successione mostra la sala del circolo di tiro, lo studio del medico sociale, lo spogliatoio del club e l’ area posteriore di scarico dei rifiuti, dove si compie la catastrofe finale con Wozzeck che nasconde il cadavere di Marie nel contenitore dei rifiuti e poi si suicida annegandosi nel bidone di scarico dell’ acqua. Come sapranno coloro che seguono i miei resoconti, io non sono assolutamente contrario a queste operazioni quando esse rispettano il nucleo drammaturgico immaginato dall’ autore, e in questo caso la messinscena di Andrea Moses era efficacissima nel rendere l’ atmosfera voluta da Berg, attraverso una recitazione curatissima e di forte impatto drammatico, perfetta nel rendere la psicologia dei personaggi. Una bella regia, decisamente da annoverare tra le migliori viste negli ultimi anni del Wozzeck, resa efficace dalla splendida prestazione scenica di un cast omogeneo in tutti i ruoli e compattissimo.
Parlando della compagnia di canto, bisogna obbligatoriamente iniziare dal ruolo dell’ Hauptmann, che doveve essere sostenuto da Torsten Hoffmann, principale tenore caratterista dell’ ensemble di Stuttgart, il quale dopo la generale ha dovuto rinunciare per motivi di salute. Con un vero colpo di fortuna, la Staatsoper è riuscita a contattare un interprete di altissimo livello come Gerhard Siegel, cantante celebratissimo per la sua interpretazione del ruolo di Mime nel Ring, da lui eseguito in tutti i maggiori teatri del mondo. Il tenore bavarese ci ha fatto ascoltare un’ interpretazione vocalmente e scenicamente pressochè perfetta nel rendere il carattere nevrotico e pervertito del personaggio, assolutamente degna dei grandi interpreti storici della parte. Atrettanto eccellente la prova del baritono austriaco Claudio Otelli, già interprete di Klingsor nel Parsifal qui a Stuttgart, che ha disegnato un Wozzeck introverso, tormentato e dalla declamazione incisiva e scavata nei dettagli. Ottima anche Christian Iven, uno degli elementi di punta della compagnia della Staatsoper, e che è stata una Marie vocalmente sicura nel padroneggiare le asprezze della scrittura vocale del ruolo, a parte un paio di suoni striduli, e dal fraseggio personale e di grande autorevolezza. Molto bravi anche gli interpreti degli altri due ruoli tenorili, Gergely Nemeti, un Andres sicuro nel registro acuto e tratteggiato con finezza, e Daniel Brenna, ottimo nel rendere la tracotanza e il tono smargiasso del Tambourmajor, che nella regia diventa il locale campione di tiro a segno, un bullo di provincia che si sposta con la moto, sulla sella della quale consuma l’ adulterio con Marie. Nel ruolo del Dottore, Roland Bracht, uno dei veterani della Staatsoper, ha mostrato tutta la sua esperienza di uomo di teatro consumato. Tina Hörnhold, che ricordavo per la sua bella interpretazione di Warwara nella Katja Kabanova, è stata una Margret scenicamente e vocalmente efficace e disinvolta. Di grande impatto la figura drammatica del Narr (un travestito in questa regia) nella realizzazione di Heinz Gohrig, caratterista di talento poliedrico che qui alla Staatsoper ha affrontato decine di personaggi di ogni tipo. Michael Schønwandt, sul podio di un’ orchestra al massimo della forma, ha dato una lettura intensissima e di grande impatto drammatico della partitura di Berg. Un suono di compattezza impeccabile e una lucidissima analisi delle complesse strutture musicali erano le caratteristiche migliori dell’ interpretazione del musicista danese. Poche volte i valzer della festa sono stati resi così efficacemente nel loro carattere di disperata parodia, e raramente abbiamo ascoltato un finale tanto lacerante per intensità e una resa così struggente della scena finale, con quella musica che gira quasi in folle, a vuoto. Come già detto in apertura, trionfo finale per uno spettacolo sicuramente da annoverarsi tra i più belli presentati in questa stagione sulle scene tedesche.

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