Arabella Steinbacher e Michel Tabachnik con la RSO Stuttgart des SWR

Tutto esaurito alla Liederhalle per l’ ottavo concerto in abbonamento della stagione della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR. Si trattava di una serata particolarmente attesa dal pubblico, sia per il programma comprendente due pezzi forti del grande repertorio come il Concerto per violino op. 35 di Tschaikowsky e la Quarta Sinfonia op.98 di Brahms, che per la presenza di un direttore di rango come lo svizzero Michel Tabachnik e soprattutto di Arabella Steinbacher, la trentenne violinista nativa di München considerata una delle star emergenti del concertismo internazionale e una delle migliori virtuose tedesche della giovane generazione, insieme alla sua concittadina Julia Fischer e alla russa naturalizzata Alina Pogostkina. Una serata dall’ esito complessivo davvero eccellente, sicuramente una delle migliori tra quelle ascoltate quest’ anno qui a Stuttgart.

Michel Tabachnik, uno dei direttori più attivi nel campo della musica contemporanea, conosciuto a livello internazionale per il suo intenso lavoro al fianco di personalità del calibro di Pierre Boulez e Iannis Xenakis ed egli stesso compositore tra i più significativi della nostra epoca, ha presentato in apertura di programma il bouleziano “Livre pour cordes”, partitura nata come quartetto d’ archi nel 1948 e più volte rielaborata dal maestro fino alla versione definitiva, che fu eseguita per la prima volta a Londra nel 1989 sotto la direzione dello stesso Boulez. Un brano avvincente per la complessità della struttura contrappuntistica e la bellezza delle atmosfere sonore create dal compositore attraverso un gioco timbrico raffinatissimo, che Tabachnik ha diretto con assoluta idiomaticità stilistica, perfettamente coadiuvato dalla splendida prova degli archi della RSO guidati dalla Konzertmeisterin Mila Georgieva, musicista di classe purissima, uno dei punti di forza del complesso.

Seguiva poi il momento più atteso della serata, il Concerto di Tschaikowsky con Arabella Steinbacher come solista. Figlia di due musicisti attivi nel campo lirico, una cantante giapponese e un maestro collaboratore della Bayerischen Staatsoper, la Steinbacher, a partire dal suo debutto sulle scene internazionali avvenuto nel marzo 2004 a Parigi sotto la direzione di Neville Marriner, ha sviluppato nel corso degli ultimi anni una intensissima attività concertistica che l’ ha portata a esibirsi in tutte le sale più prestigiose, collaborando con le migliori orchestre del mondo. I suoi esordi furono sostenuti da Anne Sophie Mutter e poi dal leggendario virtuoso Ivry Glitis, che tuttora è il suo principale consigliere artistico. Ho avuto modo di ascoltare nel giro di una decina di mesi Julia Fischer, Alina Pogostkina e Arabella Steinbacher, che attualmente, come dicevo più sopra, sono considerate le tre giovani violiniste tedesche più interessanti del momento. Tre artiste certamente di altissimo livello, e devo dire che, dopo questi ascolti, la Steinbacher mi sembra nettamente la migliore. Ma esaminiamo le cose un po’ più da vicino. Arabella Steinbacher possiede un suono caldo, ampio, di timbro chiaro e ricco di armonici, con un settore acuto e sopracuto assolutamente splendido per squillo, nitore ed espansione, un medium intenso e sonoro e una quarta corda vellutata e timbricamente ben definita, anche se non corposissima. La tecnica dell’ arco è assolutamente impeccabile per purezza e precisione di attacchi, cavata, intensità del legato, perfetta articolazione delle agilità. Il suo fraseggio è incisivo e personale, con un eccellente senso del rubato e del respiro melodico. Ma quello che ho maggiormente apprezzato in questa ragazza è la sua capacità di inserirsi nel discorso orchestrale evitando di trasformare il concerto in una esibizione di virtuosismo fine a se stesso, e cercando sempre uno scambio reciproco di timbri e colori con l’ accompagnamento orchestrale, in poche parole quella capacità di ascoltare suonando che costituisce la vera caratteristica fondamentale del far musica. Integrandosi perfettamente nella lettura ampia, nobile e di intensa cantabilità creata da Tabachnik, la Steinbacher ha eseguito il concerto di Tschaikowsky con un magnifico senso della melodia e dell’ architettura di insieme, arricchito da preziosi particolari come il bellissimo allargando sulla seconda esposizione del gruppetto di cinque note della prima frase solistica della Canzonetta, il tempo centrale, e i bellissimi effetti di chiaroscuro nei passaggi virtuosistici del terzo movimento. Una splendida esecuzione, intensa e trascinante, sicuramente tra le migliori interpretazioni del brano che negli ultimi anni mi è capitato di ascoltare. Una prova di assoluto rilievo, che mi ha convinto senza riserve della notevole statura artistica di questa giovane interprete, sicuramente destinata nei prossimi anni a recitare un ruolo di primo piano nel panorama violinistico internazionale. Alla fine il pubblico ha tributato ad Arabella Steinbacher un’ ovazione trionfale, ripagata dalla giovane artista con un superbo fuori programma di Ysaye.

A suggellare in modo definitivo l’ alta qualità di questa serata ha provveduto, nella seconda parte, Michel Tabachnik con una intensissima e ispirata lettura della Sinfonia N° 4 op. 98 di Brahms. Fraseggio orchestrale notevolissimo per noblità di eloquio a partire dall’ esposizione dello struggente tema, intensamente cantabile e malinconico, che espone il materiale musicale (una sequenza di note discendenti per intervallo di terza) su cui si basa l’ intero movimento e, in maniera più sottile, l’ intera Sinfonia. Energica, solenne ed elegante la resa dei due tempi centrali, dove la sezione fiati della RSO ha avuto modo di mettere in mostra tutte le sue qualità. Del resto, tutto il complesso ha suonato con quella assoluta idiomaticità di timbro e fraseggio che appartiene da sempre alle grandi orchestre tedesche quando eseguono questa musica. Nella Passacaglia finale, monumentale architettura sinfonica costituita da trentacinque mirabili variazioni su un tema di otto misure ricavato dal basso dell’ultimo movimento della cantata BWV 150 di Bach, il direttore svizzero ha graduato alla perfezione l’ accumulo di tensione drammatica peculiare di questa pagina che rappresenta un’ autentica sfida al destino da parte del compositore amburghese, culminante in una seziona conclusiva resa con un perfetto tono di tragica eloquenza. Una interpretazione davvero di alto livello, che ha concluso al meglio una serata di autentica grande musica.

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