Le cronache di Anna Costalonga da Leipzig – Radu Lupu

Anna questa volta ci parla del recital pianistico di Radu Lupu alla Gewandhaus. Avendo ascoltato molte volte il grande artista romeno in concerto, posso dire che questa recensione è assolutamente esemplare nella descrizione del suo modo di far musica. Siccome leggo in continuazione sulla stampa cosiddetta specializzata resoconti retorici e pieni di nulla, non posso che esprimere il mio ringraziamento ad Anna per le sue cronache competenti e significative.


Domenica scorsa si è esibito alla Gewandhaus il grande pianista romeno Radu Lupu.

Nella sala per tre quarti vuota della Gewandhaus si è presentato sul palco quasi all’ improvviso, quasi nessuno l’ aveva sentito arrivare, mentre ancora gli ultimi spettatori cercavano il loro posto o cercavano un posto migliore.

Il programma del concerto è stato dedicato quasi interamente a Schubert: i Quattro Improvvisi op.142, D935  e il Preludio Corale e Fuga di Franck nella prima parte;  la Sonata in Si bemolle di Schubert nella seconda. Già dal primo Improvviso colpisce in questo maestro la capacità di far cantare il pianoforte, seguendo un vero e proprio dialogo: mano destra e mano sinistra sembrano impegnate in una conversazione inattingibile, resa eterea nel primo impromptu da un arpeggio continuo. In particolare, Radu Lupu ha sottolineato con molta eleganza la cantabilità di questi quattro componimenti, a mostrare come non ci sia quasi soluzione di continuità fra la produzione liederistica e quella pianistica in Schubert. I Quattro Improvvisi presentano d’ altronde un carattere melodico e danzante molto pronunciato – è noto come spesso i  componimenti pianistici di Schubert avessero un carattere occasionale, di accompagnamento cioè  ai canti e alle danze degli amici.
Mi è sembrato però che il pianista rumeno aggiungesse una interpretazione ulteriore, forse più profonda di quella che giustifica il ripetersi di questi refrain melodici. Soprattutto nel secondo e nel quarto, questi ci sono stati offerti con la stessa delicatezza con cui si potrebbe cantare un wiegenlied, come una reminiscenza infantile, cioè, che sale alla mente e non vuole più andare via.
Come un ricordo involontario che torna e torna più volte, quindi, quasi un’ ossessione, interrotta da momenti se vogliamo “più drammatici” di adulta consapevolezza. Notevole sotto questo aspetto il quarto Improvviso: uno scherzo brillante, insolito, molto ritmico – quasi una danza popolare – che il nostro riesce a delineare con elegante vitalità e insieme malinconia.

Il secondo pezzo in programma è stato il Preludio Corale e Fuga di César Franck. Da grande interprete romantico, Radu Lupu è riuscito a trasmettere l’ ossessività di un mondo perduto, che in Franck è sì malinconia insistente, rarefazione, ma è anche il misto angelicato dell’arpeggio e gli inferi degli accordi gravi suonati dalla mano sinistra. Anche qui, in un ripetersi ossessivo, in ennesime gradazioni e varianti, che però, a differenza dei quattro improvvisi schubertiani, “degenerano” in sonorità davvero profonde e drammatiche.

La seconda parte del programma è stata interamente dedicata a Schubert e alla sua Sonata in Si bemolle.

Un’ altra cosa  rispetto agli Improvvisi: qui la forma è chiaramente meno libera, ma ugualmente portata a una malinconica riflessività. Impressiona ancora una volta la capacità di trovare e far seguire il filo logico del discorso musicale nell’ opera schubertiana. Ascoltare Schubert interpretato da Radu Lupu significa veramente scoprire Schubert, scoprirne la tavolozza cangiante di umori e sonorità; la complessità del contrasto fra un mondo perduto, fatto di semplici e dolci melodie, e una nuova consapevolezza adulta – quella Sehnsucht, cioè, quella nostalgia che è tipica di chi trova nuovi orizzonti. Si rimane magnetizzati insomma dalla capacità di condurre il dialogo motivico; inoltre, abbiamo un esempio di cosa voglia dire mettere l’ espressione al servizio di una ricerca di senso, grazie soprattutto a un’ incredibile omogeneità di tocco, vera voce cantante.

Una ultima nota: tanto talento pianistico, tanta grazia e eleganza si sono accompagnati a un’ assoluta compostezza del gesto pianistico. Tutta la concentrazione di quest’ interprete è nelle mani, rilassate al punto da non percepire nessuno sforzo: non ci sono altri movimenti, né tantomeno pose istrioniche durante l’ esecuzione.

Possiamo davvero dire di aver ascoltato un interprete di un altro pianeta,  un interprete che ancora mette l’ espressività al primo posto rispetto al tecnicismo – come d’ altronde dimostra il programma scelto. A lui la lunga e dovuta standing ovation finale del pubblico, poco numeroso, ma questa volta giustamente entusiasta.

Anna Costalonga

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2 pensieri su “Le cronache di Anna Costalonga da Leipzig – Radu Lupu

  1. Grazie Gianguido! Sono molto felice che ti piaccia! Credo di aver sentito pochi pianisti del calibro interpretativo di Radu Lupu, forse solo Perahia lo supera in delicatezza di tocco, fra quelli che ho avuto l’occasione di vedere dal vivo…devo ribadire però che un Schubert suonato così non l’ho mai ascoltato

    • La sua più bella interpretazione da me ascoltata in concerto è stata il K. 467 di Mozart con Abbado, una quindicina di anni fa a Ferrara. Una paletta di colori incredibile, senza mai oltrepassare il mezzoforte!

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