Ariadne auf Naxos al Festspielhaus di Baden Baden

Foto: Andrea Kremper
Successo trionfale, con più di dieci minuti di applausi alla conclusione, per l’ attesissima nuova produzione di Ariadne auf Naxos al Festspielhaus di Baden Baden. Uno spettacolo attesissimo, con la presenza di molti spettatori giunti da tutta la Germania e dall’ estero e un’ esecuzione di altissima qualità sotto tutti i punti di vista, per l’ eccellente prova della compagnia di canto e soprattutto per una direzione d’ orchestra alla quale si devono tributare tutte le lodi che spettano a qualcosa di veramente eccezionale.
Con questo allestimento, Christian Thielemann prosegue il suo ciclo straussiano al Festspielhaus, giunto alla terza tappa dopo Der Rosenkavalier ed Elektra, con risultati tali da eguagliare le sue magnifiche prove wagneriane e da qualificarlo come interprete di riferimento del mondo operistico del compositore bavarese. Il direttore berlinese ha dimostrato di possedere  una perfetta comprensione del mondo teatrale di Richard Strauss e la sua narrazione orchestrale fluida, elegante, ispirata e ricca di sfumature è stata di un livello qualitativo tale da poterla ricordare a buon diritto tra quelle che hanno fatto la storia esecutiva di quest’ opera.
La Sächsischen Staatskapelle Dresden ha suonato all’ altezza della sua fama di orchestra tra le migliori del panorama internazionale. Meravigliosa la qualità timbrica che il complesso sassone ha messo in mostra. Un suono morbidissimo, ricco di armonici e una gamma coloristica pressochè infinita nelle sfumature, con archi superbi per pienezza di cavata e compattezza e fiati meravigliosi per qualità timbrica e virtuosismo.
Christian Thielemann ha utilizzato questo straordinario strumento per una lettura nella quale spiccavano l’ assoluto dominio della partitura, la fantasia interpretativa inesauribile, la capacità di ispirare i cantanti. Un’ interpretazione cesellata, mai retorica o sopra le righe, con un  fraseggio orchestrale sempre naturale e logico, senza la minima forzatura. Il dominio complessivo dell’ architettura musicale è pressochè assoluto, così come la lucidità e chiarezza nell’ esposizione della complessa elaborazione sinfonica della partitura. Stilisticamente parlando, le fonti di ispirazione di Thielemann sono a mio avviso da individuare nelle letture di interpreti straussiani storici come Clemens Krauss e Rudolf Kempe, ma sicuramente il direttore berlinese tiene ben presente anche la bellezza dei colori e la ricercatezza dinamica di Herbert von Karajan, del quale è stato assistente all’ inizio della sua carriera. E proprio il senso del canto e il lavoro finissimo sulla tavolozza orchestrale sono le caratteristiche più avvincenti di questa esecuzione, sviluppata in un arco narrativo di eccezionale logicità e compattezza, sempre naturale e logico e senza la minima traccia di retorica, a partire dall’ atmosfera elegante e raffinatissima del Prologo fino alla bellissima resa del duetto finale, con un’ orchestra assolutamente fantastica per senso del canto e partecipazione.
Una ulteriore prova della grandezza di questo direttore, a mio avviso la personalità più interessante della sua generazione, ormai arrivato a una maturità di interprete che lo qualifica come il più attendibile continuatore della grande tradizione tedesca.
La compagnia di canto era sicuramente una delle migliori che si potessero avere, e la resa complessiva è stata buona per tutti gli elementi.
Chiaramente, il maggior motivo di attesa per gli spettatori era costituito dal debutto di Renèe Fleming nel ruolo della protagonista, dopo la sua applauditissima Marschallin nel Rosenkavalier ascoltata tre anni fa  con la direzione di Thielemann, sempre qui a Baden Baden.
La voce del soprano statunitense risente senza dubbio dell’ usura dovuta a una carriera lunga e intensissima. il settore acuto presenta attualmente qualche durezza e si è accentuata la tendenza ad avvalersi di quegli attacchi glissati, quasi di tendenza jazzistica, tipici della Fleming da sempre e adesso troppo frequenti. Ma la classe dell’ interprete e il carisma scenico sono intatti, e la cantante dell’ Indiana fà valere la sua profonda affinità espressiva con questo repertorio, nel quale ha offerto alcune delle sue prove migliori. In perfetta sintonia stilistica con Thielemann, la Fleming è stata un’ Ariadne stupenda per varietà ed intensità di fraseggio. Eccellente soprattutto la resa del monologo “Es gibt ein Reich”, cantato e interpretato in maniera davvero avvincente.
Zerbinetta era il soprano canadese Jane Archibald, considerata una delle artiste emergenti del momento nei ruoli Koloratur. La voce è di timbro chiaro e abbastanza bene impostata, anche se si avverte una certa tendenza a spingere eccessivamente nelle note acute, che a volte perdono lucentezza perchè sono forzate, a partire dal si naturale. Ad ogni modo, la Archibald esegue la complessa coloratura del ruolo con sufficiente sicurezza e padronanza e riesce anche ad esprimersi con una discreta varietà di fraseggio.
Applauditissimo il Komponist del mezzosoprano francese Sophie Koch, voce di timbro gradevole anche se non particolarmente bello, e in questa circostanza interprete decisamente più ispirata rispetto all’ Oktavian da me ascoltato tre anni fa. Purtroppo anche nel suo caso l’ ottava alta presenta spesso suoni spinti e forzati, cosicchè la voce si stimbra e si appesantisce in frasi di tessitura acuta come “O du Knabe! Du Kind! Du allmächtiger Gott!” nel primo monologo e “Musik ist eine heilige Kunst, zu versammeln” nel finale del Prologo.
Buono anche il Bacchus del tenore americano Robert Dean Smith, qui decisamente molto più a suo agio che come Tristan, in una tessitura che gli consente di utilizzare al meglio un mezzo vocale di bella qualità, anche se a volte tra il mi e il sol si sentono forzature dovute a una tecnica imperfetta.
Eccellente per compattezza e resa d’ insieme tutto il resto del cast.
Spigliato ed efficace il Musiklehrer del baritono Eike Wilm Schulte, così come il Tanzmeister di Christian Baumgärtel. Ottima anche la prova delle maschere, soprattutto del giovane baritono bielorusso Nikolay Borchev come Harlequin, bene affiancato da Kenneth Robertson come Scaramuccio,  Steven Humes (Truffaldin) e Kevin Conners (Brighella). Molto ben equilibrato il terzetto femminile formato da Christine Landsahmer nei panni della Najade, Rachel Frenkel (Driade) e Lenneke Ruiten (Echo). Nel ruolo parlato dell’ Haushofmeister, il veterano René Kollo ha messo in mostra una bella classe di attore, ed è stato festeggiatissimo dal pubblico.
L’ allestimento scenico era opera di Philippe Arlaud, regista francese che collabora spesso con Thielemann, insieme al quale ha realizzato, tra le altre cose, Tannhäuser a Bayreuth. Il regista parigino non mi aveva assolutamente convinto due anni fa, in una Carmen troppo forzata e priva di gusto, realizzata sempre al Fetspielhaus. In questa occasione, al contrario, la cifra stilistica della sua lettura scenica è apparsa molto efficace per eleganza e sobrietà. Pochi ed essenziali elementi scenici, una recitazione molto ben curata nei dettagli, molto composta e senza esagerazioni, il tutto messo in evidenza dallo splendido gioco di luci creato dal regista insieme a Felix Kirchofer. Una messinscena pregevole, fluida e perfettamente coerente con l’ atmosfera creata nella buca orchestrale, e questo per me è il miglior complimento che si possa fare a un regista, oggi.
Successo vibratissimo con numerose chiamate a tutti gli interpreti, a suggellare una serata che va annoverata tra i grandi avvenimenti musicali di quest’ anno in Germania.
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3 pensieri su “Ariadne auf Naxos al Festspielhaus di Baden Baden

  1. Spero che almeno qualche briciola di tutto questo ben di dio cada sulla Scala, per la prossima Frau…
    Ciao!

  2. Un bellissimo articolo che fa rimpiangere il “non essere stati presenti”

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