“French impressions”, il nuovo album di Joshua Bell

È uscito da pochi giorni “French impressions”, il nuovo album di Joshua Bell. Non ho mai fatto mistero della mia grandissima ammirazione per il quarantaquattrenne virtuoso nativo dell’ Indiana e i miei lettori sanno da tempo che io lo ritengo il più importante violinista delle ultime generazioni e l’ unico tra quelli attuali che sia degno di reggere il confronto con i più illustri esponenti della storia dello strumento.

Joshua Bell incide non molto frequentemente e prepara i suoi dischi con grande oculatezza. Per questo nuovo album, come sempre registrato per la SONY, il grande violinista ha scelto tre lavori del repertorio francese, spesso presenti nei suoi programmi concertistici degli ultimi anni. Suo partner pianistico è Jeremy Denk, che è anche abituale collaboratore dei suoi recital. Devo dire che io preferisco di molto queste associazioni stabili agli incontri occasionali di star che suonano insieme solo per una registrazione, per poi non incontrarsi più. Su Jeremy Denk in ogni caso vale la pena di spendere qualche parola. Compagno di studi di Joshua Bell alla Bloomington University e perfezionatosi alla prestigiosissima Julliard School, Denk è un pianista altamente apprezzato a livello internazionale sia come solista che come membro di diversi complessi cameristici, oltre che collaboratore abituale di parecchi compositori contemporanei. Un personaggio interessante anche per i numerosi interessi che coltiva in ambito extramusicale. Tra l’ altro, tiene un seguitissimo blog dove scrive non solo di musica ma anche di numerosi altri argomenti. È rimasta famosa una sua divertentissima intervista a Sarah Palin, la candidata repubblicana alle elezioni presidenziali del 2008.

Il disco si apre con la Sonata N° 1 in re minore di Camille Saint Saens, e fin dall’ attacco iniziale del drammatico primo movimento si mettono in evidenza l’ autorità di fraseggio e la personalità interpretativa di Joshua Bell, che riesce in poche battute, perfettamente assecondato da un partner in grado di dialogare con lui in perfetta comunanza di intenti, a catturare l’ attenzione dell’ ascoltatore per l’ intensità espressiva e il tono aristocratico del suo fraseggio. Stupendo il senso del canto e il respiro melodico dell’ Adagio in mi bemolle maggiore, e affascinante la squisita eleganza con cui è risolto il terzo movimento, seguito da un finale di incandescente tensione virtuosistica.

Ma il vero culmine dell’ incisione è costituito dalla celebre Sonata in la maggiore di Cesar Franck, lavoro che il compositore scrisse come dono di nozze per il leggendario virtuoso Eugene Ysaye e che da sempre costituisce un cavallo di battaglia dei grandi violinisti. Joshua Bell e Jeremy Denk sono legati a questo brano fin dai tempi dei loro studi. Il violinista infatti è stato allievo, alla Bloomington University, di Josef Gingold, che di Ysaye fu allievo, mentre Denk ha avuto come insegnante György Sebok, pianista ungherese amico e collaboratore di Gingold. Conosco tutte le grandi esecuzioni in disco della Sonata di Franck e la mia preferenza è sempre andata a quelle firmate da Zino Francescatti e Robert Casadesus, Arthur Grumiaux e György Sebok, David Oistrakh e Sviatoslav Richter, Jascha Heifetz e Arthur Rubinstein. L’ interpretazione che Joshua Bell e Jeremy Denk ci fanno ascoltare in questo CD si colloca senza discussioni alla pari di quelle sopra citate e ai primissimi posti della discografia del capolavoro di Franck. Qui Joshua Bell mette in mostra tutto il fascino e le infinite sfumature della sua gamma coloristica, sfruttando fino in fondo le possibilità offertegli dal suo fantastico strumento, il leggendario Stradivari “Gibson” del 1713. Come ho già detto altre volte, Bell è l’ unico violinista dei nostri tempi a possedere l’ arte di far veramente cantare lo strumento.  Nel celebre terzo tempo della Sonata, il Recitativo, sentiamo il violino fraseggiare davvero con l’ arte e il fascino dei grandi cantanti lirici, con la vera “dinamica sfumata”, ovvero la capacità di variare l’ intensità e il colore del suono da una nota all’ altra, in un gioco cromatico che la fantasia dell’ interprete rende pressochè inesauribile. Assolutamente formidabile anche il Finale. Anche qui colori fantastici, a tratti quasi immateriali, e un fraseggio di un’ intensità espressiva e autorità interpretativa che nessuno, al giorno d’ oggi, è in grado di eguagliare. Splendida anche la prestazione di Jeremy Denk, che riesce a sostenere perfettamente il dialogo col violino e a sviluppare tutto il dialogo e il gioco di domande e risposte proposto dal partner. Una delle più belle prove in assoluto di Joshua Bell, e un’ esecuzione destinata d’ ora in poi a costituire un punto di riferimento per tutti coloro che si accostano a questo brano.

Il disco si conclude con la Sonata di Maurice Ravel, tenuta dai due interpreti su un piano di grande eleganza e raffinatezza, con una bellissima gamma di tinte traslucide nel primo tempo, una bellissima sottolineatura della ricercata paletta armonica nel Blues centrale e un Perpetuum mobile assolutamente squisito per esemplare souplesse virtuosistica. Un’ esecuzione che sigilla degnamente un disco assolutamente fantastico, da ascoltare e riascoltare per gustarne fino in fondo tutte le sottigliezze e in assoluto una delle più belle incisioni discografiche apparse negli ultimi anni.

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