Le cronache di Anna Costalonga da Leipzig: Osmo Vänskä e Menahem Pressler alla Gewandhaus

Anna Costalonga, regolare e sempre graditissima ospite di questo blog, ci riferisce qui di seguito sul concerto della Gewandhausorchester Leipzig diretta da Osmo Vänska, impreziosito dalla partecipazione di una leggenda vivente del pianoforte come Menahem Pressler, già componente del leggendario Beaux Arts Trio.

In questi giorni alla Gewandhaus si tiene un Grosses Konzert particolare: Osmo Vänskä, l’ ormai affermato maestro finlandese, da anni Music Director della Minnesota Symphony Orchestra e l’ ottantanovenne Menahem Pressler, grande maestro del pianoforte. Carl Nielsen e l’ immancabile Mozart sono i compositori prescelti per questo programma: una alternativa di primo acchito fra sonorità classiche e neoclassiche e sonorità moderne.

Il primo brano proposto è stato l’ Ouverture Helios di Carl Nielsen. Osmo Vänskä attacca con un pianissimo appena udibile, un pianissimo di violoncelli, contrabbassi e corni,quasi un lontano e sinistro eco primordiale, cui si aggiungono in un secondo momento le viole e solo per ultimi i violini, con una sonorità fluttuante e ostinata. L’ostinazione di questo fluttuare degli archi si ripete nei legni in un librarsi verso un crescendo maestoso, un nitore che esplode in pieno con gli ottoni. Helios ci viene presentato come un continuo gioco di crescendi e di timbriche: dalle sonorità maestose e nitide degli ottoni, possiamo bene immaginarci un volo solare, tra il bagliore degli ottoni e i pizzicati sornioni e quasi gioiosi degli archi, che scende verso momenti più elegiaci e malinconici, creati dal timbro scuro delle viole. Colpisce come Vänskä abbia saputo guidare l’ orchestra della Gewandhaus lungo questo filo logico di lenta apparizione, esplosione, fluttuazione e lungo malinconico crepuscolo: colpisce cioè come Vänskä abbia saputo trarre un’espressività, dei colori inaspettati dalla ottima orchestra di Lipsia.

Il momento saliente, più commovente della serata è stato però il Concerto per pianoforte e orchestra KV 595 di Mozart, con un interprete di eccezione: l’ ottantanovenne Menahem Pressler. Nato nel 1923 non molto distante da Lipsia, a Magdeburg, sfuggito adolescente in America alle persecuzioni naziste, il pianista del celebre Beaux Arts Trio si può dire che abbia suonato quasi tutto l’ eseguibile per quanto riguarda il repertorio pianistico da camera, nella sua lunghissima carriera. Certo è un grande dono per gli ascoltatori poter ancora ascoltare un interprete ancora così vitale  “della vecchia grande scuola” – forse l’ unica, quella scuola cioè che privilegia l’ espressione levigata, il tocco raffinato al tecnicismo, al puro gioco di forza con la partitura.

Menahem Pressler  ha sorpreso per i suoni dosati, calibrati, tra il pensoso e il giocoso. Un equilibrio e una raffinatezza, una fluidità sonora che non capita quasi più di sentire. La sensazione costante di trovarsi ad ascoltare una voce che ora canta, ora parla e non il martellare pur sgranato e preciso dei tasti. Buona la performance dell’ orchestra: la Gewandhaus ha dimostrato una buona vitalità sotto la bacchetta del maestro finlandese, con sfumature e contrasti espressivi, cosa che spesso la pur buonissima orchestra di Lipsia ultimamente fatica a mostrare, sotto altri direttori.

Il concerto si è poi concluso con la Quinta Sinfonia di Carl Nielsen, una bella esecuzione in cui l’ orchestra ancora una volta ha dato prova di duttilità e una buona espressività. Certo l’ anomala Quinta Sinfonia rappresenta già una rottura “modernista” (in realtà rimane ancora impastoiata a mio avviso in reminiscenze debussyane – soprattutto nel finale, così simile al finale de La Mer) per la presenza di suoni militari, come il tamburino, il tamburello, per l’ indugiare ossessivo su suoni che sono già rumore. Si possono sentire qui già i futuri sviluppi, soprattutto nell’ opera shostakoviana,  di un trapasso da una ispirazione “neoclassica” quasi parnassiana – come appunto la precedente ouverture Helios del 1903- alla modernità vera e propria nella sua disintegrazione, nella sua incapacità al cantabile. Una luce per quanto malinconica emerge alla fine della quinta Sinfonia, come un’alba triste sulle rovine del dopoguerra (o forse un ultimo tramonto glorioso?): è il pieno orchestrale, una ondata paragonabile all’ ultimo grande flutto della Mer di Debussy, senza la stessa estatica rarefazione, potremmo dire un’ondata non più di acqua marina, ma di terra di trincea.

Osmo Vänskä non sarà per molti il non plus ultra, fatto sta che in tutte le occasioni che mi è capitato di ascoltare questo direttore, molte in cd, molte in diretta streaming e due dal vivo,  mi è sembrato spesso molto più attento ed  espressivo di parecchi altri. Come già detto, infatti, ieri sera la sua direzione è stata senz’ altro molto più convincente della media dei direttori stabili della Gewandhaus, fatto salvo che per il nostro Riccardo Chailly. Nella sala (non così piena come la serata avrebbe meritato) della Gewandhaus noi spettatori abbiamo quindi assistito a un concerto di notevolissima caratura, se non altro per la presenza di questo piccolo uomo leggendario, Menahem Pressler: un uomo cosí piccolo che fa fatica ad allungare le braccia per mettersi a posto il leggio quand’ è seduto, ma che appena mette le sue mani ormai grinzose sulla tastiera sembra riportarci davvero a un’ altra epoca, l’ epoca dorata dell’ interpretazione pianistica.

Anna Costalonga

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2 pensieri su “Le cronache di Anna Costalonga da Leipzig: Osmo Vänskä e Menahem Pressler alla Gewandhaus

  1. Questa lettura è piu’ che una lettura!
    Sto ascoltando anche una musica : lo stile di questa Anna Costalonga è veramente gradevole, e qualità rara tra i critici musicali, scarna di vanità.Che dire?Da seguire, come faccio io da Parigi!
    Flavia

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