In ricordo di Gustav Leonhardt

Una brutta notizia per gli appassionati di musica. Gustav Leonhardt, il grande organista e clavicembalista olandese, pioniere della rinascita del repertorio barocco, è morto il 16 gennaio nella sua casa di Amsterdam, all’ età di 83 anni. Circa un mese fa, dopo un concerto a Parigi, aveva annunciato il suo ritiro dall’ attività concertistica.

Per i musicofili della mia generazione, Gustav Leonhardt è stato sempre un punto di riferimento. La sua instancabile opera di studio e di ricerca nel campo musicologico, dell’ organologia e delle prassi esecutive d’ epoca, i cui risultati nel corso degli anni sono stati fissati in una vastissima produzione discografica, va annoverata tra i risultati più alti e significativi mai raggiunti nella storia dell’ interpretazione musicale. La sua registrazione integrale delle Cantate di Bach, realizzata insieme a Nikolaus Harnoncourt, è tuttora un punto fermo per qualunque appassionato che voglia accostarsi alla produzione del musicista di Eisenach. Come clavicembalista e organista, Gustav Leonhardt era caratterizzato da uno stile severo, aristocratico e di estrema eleganza formale e raffinatezza. Anche il suono delle orchestre da lui dirette era di estrema pulizia, trasparenza e bellezza coloristica, con un fraseggio composto e del tutto privo degli eccessi espressionisti tipici degli interpreti barocchi delle generazioni più recenti. Ho avuto modo di ascoltarlo molte volte in recital organistici sugli strumenti storici della Provincia di Treviso. Leonhardt amava molto gli organi di scuola veneta ed era ospite regolare di tutte le rassegne locali dedicate allo strumento, oltre che delle splendide stagioni concertistiche del Centro d’ Arte dell’ Università di Padova, a quell`epoca ospitate nella magnifica Sala dei Giganti al Liviano, dove Leonhardt suonò per molti anni di seguito, sia in recital clavicembalistici che insieme agli altri grandi musicisti della scuola olandese dell’ epoca come il violoncellista Anner Bylsma e il flautista Frans Bruggen. Erano gli anni in cui si riscopriva il repertorio rinascimentale e barocco, e i concerti di Leonhardt richiamavano regolarmente folle di ascoltatori in gran parte giovani ed entusiasti nell’ accostarsi a un mondo che, grazie ai nuovi criteri esecutivi, appariva di colpo sotto una luce inedita.

In concerto, Leonhardt suonava con un’ energia tranquilla, modi distaccati e controllatissimi, quasi da professore che espone i risultati di ricerche controllate nei minimi particolari. Ma come tutti gli interpreti di rango possedeva il dono di catturare l’ attenzione del pubblico con l’ assoluta logicità e naturalezza del suo modo di far musica. A qualcuno, questo modo di suonare poteva apparire freddo e in sospetto di accademicità, come succede a tutti gli artisti la cui cifra stilistica è il rigore espressivo e il rifiuto assoluto di scendere a compromessi. Ma Gustav Leonhardt era uno di quei musicisti dai cui concerti si usciva sempre con l’ impressione di aver ricevuto una perfetta spiegazione della musica che si era ascoltata e di aver arricchito la nostra conoscenza dei brani che erano stati eseguiti.

Le prime registrazioni cembalistiche di Leonhardt risalgono agli inizi degli anni Cinquanta,  e la sua fama internazionale arrivò appunto con i dischi della Variazioni Goldberg e dell’ Arte della Fuga, pubblicati nel 1953. Da quel momento la sua reputazione di specialista bachiano si diffuse rapidamente, e la sua attività di solista e direttore del Leonhardt Consort, uno dei primissimi complessi a suonare su strumenti antichi e secondo le prassi esecutive d’ epoca, divenne ben presto intensissima così come la produzione discografica. Contemporaneamente il maestro olandese portava avanti un serrato lavoro musicologico e un’ attività didattica di primissimo piano. Tra i numerosissimi suoi allievi che divennero concertisti affermati, vanno citati Ton Koopman, Bob van Asperen, Cristopher Hogwood, Philippe Herreweghe, Bernard Foucrulle, Alan Curtis, Colin Tilney, Cristophe Rousset. Pochissime altre scuole, credo, hanno ottenuto simili risultati.

Come ho cercato di spiegare, il modo di far musica di Gustav Leonhardt ha mantenuto intatte fino agli ultimi anni le sue caratteristiche espressive e stilistiche. Raffinatezza e riserbo, quasi un colloquio privato con la musica, sempre basato su una straordinaria sicurezza di gusto e supportato da una cultura artistica e letteraria di una vastità incredibile che lo rendeva sempre capace di trovare la giusta chiave d’ accesso alle musiche da lui affrontate. Un’ autentica capacità di dialogare direttamente con l’ autore in modo rispettoso ma allo stesso tempo libero, rigoroso ma senza mai perdere la fantasia del grande interprete.

Fortunatamente, la ricchezza del suo catalogo discografico permette di farsi un’ idea abbastanza esauriente del modo di far musica di Gustav Leonhardt anche a chi non ha mai potuto ascoltarlo dal vivo. In campo bachiano, consiglierei a tutti le sue incisioni delle Partite, delle Suites Francesi e delle Suites Inglesi e delle Invenzioni e Sinfonie, oltre naturalmente al ciclo completo delle Cantate inciso insieme al suo Leonhardt Consort e in collaborazione con il Concentus Musicus Wien di Nikolaus Harnoncourt. Erano gli LP della serie “Das Alte werk” dell’ etichetta Telefunken, pubblicati con un apparato iconografico ed editoriale di altissimo livello che, oltre all’ iconografia e ai saggi esplicativi comprendeva spesso anche le partiture complete. Autentici pezzi da collezione tuttora ricercatissimi, sono oggi quasi tutti disponibili nelle ristampe in CD. Tra le incisioni di altri compositori, da non perdere le elegantissime esecuzioni delle Sonate di Scarlatti e la stupenda incisione integrale delle Sonate Bibliche di Johann Kuhnau, un autentico capolavoro.

Con Gustav Leonhardt se ne va una delle ultime figure di  interpreti storici, e uno dei musicisti che mi hanno accompagnato durante tutta la mia vita di ascoltatore. Ora, il suo nome e il ricordo della sua arte sono affidati al corpus discografico e ai numerosi allievi chiamati a proseguire la sua opera di interprete e di studioso.

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3 pensieri su “In ricordo di Gustav Leonhardt

  1. Ho ancora in mente i Concerti insieme a Bruggen e Bylsma a milano s.maurizio e in svizzera.
    Grande musicista a 360 gradi, ci mancherà.

  2. Arrivederci Prof. Leonhardt e buon viaggio. Finalmente potrà dire a J.S.Bach che ha fatto conoscere un modo nuovo di interpretare la sua musica, di pensarla e sopratutto di insegnare agli altri come interpretarla. E’ stato un grande onore per me esserle allievo in qualche corso ed ascoltatore concentratissimo e anche giratore di pagine in un suo concerto. Con lei se ne va un piccolo pezzo di miei ricordi di ragazzino. Rustige slaap Herr Professor.

    • Ho saputo la triste notizia ieri a Venezia, proprio mentre accordavo un mio clavicembalo da Lei suonato e molto apprezzato. Mi mancheranno molto i Suoi concerti e il Suo Nobile modo di porgere la Musica. Mi consolano i ricordi di tanti emozionanti concerti attraverso molti anni e luoghi e i dischi con le Sue Interpretazioni. Grazie Maestro.
      Florindo Gazzola

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