Fazil Say e la RSO Stuttgart

Ancora una sostituzione sul podio per il quinto appuntamento con la stagione sinfonica della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR alla Liederhalle. Anche Neeme Jarvi infatti ha dovuto disdire il suo impegno per motivi di salute. Fortunatamente, anche in questo caso la sostituzione è stata di adeguato livello. A dirigere il concerto è stato invitato Gerd Albrecht, direttore che nei paesi di lingua tedesca gode di elevato rispetto anche se la sua fama internazionale non corrisponde al prestigio effettivo della sua carriera, come ad esempio anche nel caso di un altro grande maestro come Marek Janowski. Come quest’ ultimo, Gerd Albrecht ha avuto una carriera ricca di riconoscimenti e di incarichi di prestigio: è stato infatti Generalmusikdirektor alla Deutsche Oper Berlin e alla Hamburgische Staatsoper, oltre che direttore stabile della Tschechische Philharmonie e della Tonhalle Orchester Zürich. Regolare ospite a Salzburg e in altri festival di prestigio, soprattutto come interprete di autori contemporanei quali Henze, Penderecki, Reimann, Ligeti, Gottfried von Einem e Wolfgang Rihm, il settantasettenne musicista nativo di Essen è molto stimato in Germania anche per la sua intensa attività nel campo della divulgazione musicale:  ha scritto infatti libri di argomento musicale per bambini e ideato oltre cinquanta film e programmi televisivi per l’ infanzia, oltre ad aver promosso iniziative di successo nel campo dell’ educazione musicale come il Klingende Museum, che si organizza workshops musicali e concerti per le famiglie e, attraverso l ‘ iniziativa “Klingende Mobile”, porta strumentisti e insegnanti nelle scuole a contatto con i ragazzi. Una bella figura di educatore, oltre che direttore d’ orchestra di alto livello.

Per il suo concerto alla Liederhalle, Albrecht ha scelto un programma incentrato in gran parte sulla musica ceca, iniziando con la Sinfonia N° 2 op. 81 di Erwin Schulhoff, compositore nato a Praga nel 1894 da una famiglia di musicisti (il bisnonno Julian Schulhoff era pianista e amico di Chopin), scoperto in giovanissima età da Antonin Dvorak e successivamante allievo di insegnanti rinomati come Robert Teichmüller, Willy thern Max Reger. Pianista di talento, cominciò a comporre in giovane età e la sua produzione fu sempre caratterizzata da un acceso sperimentalismo e dall’ apertura a nuove tendenze come il Jazz. A causa delle sue origini ebraiche e della sua aperta adesione alle idee politiche marxiste, la sua carriera in Germania si interruppe all’ inizio degli anni Trenta e proseguì a Praga, doce la sua attività compositiva si sviluppò intensamente con la produzione di musica sinfonica, strumentale e diversi brani di aperto orientamento politico. Nel 1941 Schulhoff prese la cittadinanza sovietica e avrebbe voluto emigrare, ma la dichiarazione di guerra tedesca lo sorprese ancora a Praga, dove venne arrestato come cittadino di uno stato nemico e internato nel campo di concentramento per stranieri nella fortezza di Wülzburg vicino a Weißenburg, in Baviera, dove morì di tisi il 18 agosto 1942. La Sinfonia N° 2 è un brano che utilizza in larga misura il linguaggio jazzistico e altre danze come il foxtrot, oltre a un lungo assolo del sax in stile blues nello Scherzo. La scrittura anticipa in larga parte le soluzioni adottate da Dmitri Shostakovich nelle due Jazz Suites, composte pochi anni dopo questo brano,  e si percepiscono influssi di lavori come Johnny spielt auf , la celebre Jazzopera   di  Ernst Krenek. Ottima la lettura datane da Gerd Albrecht, molto attento e analitico nel fraseggio orchestrale e nella ricerca di effetti ritmici e colori orchestrali vividi e contrastanti.

A seguire, quello che per il pubblico era probabilmente il maggior motivo di interesse della serata: l’ esibizione di Fazil Say, quarantunenne pianista turco formatosi musicalmente in Germania e considerato uno dei concertisti emergenti nel panorama internazionale. Si tratta di un altro personaggio interessante, attivo non solo come concertista di pianoforte ma anche come apprezzato compositore e scrittore. Considerato dalla critica internazionale come uno tra i migliori interpreti mozartiani del momento, Fazil Say ha scelto per questa esibizione a Stuttgart il Concerto K. 488.  Una bellissima esecuzione, ricca di slancio poetico e di fantasia coloristica. Pregevole soprattutto il movimento centrale, reso con un tocco perfettamente calibrato nelle sfumature e un perfetto senso del cantabile. La sonorità di Fazil Say è sempre di grande bellezza e il fraseggio assai ispirato e personale. Forse nel primo e nel terzo tempo si poteva avvertire un certo sospetto di calligrafismo nella sottolineatura insistita di certi piccoli particolari, ma il pianista turco possiede senza dubbio una personalità musicale e interpretativa di livello ragguardevole, che potrebbe portarlo nel prossimo futuro a risultati di assoluto rilievo nel campo dell’ interpretazione mozartiana. Festeggiatissimo dal pubblico, Fazil Say ha concesso due bis popolarissimi: il Rondò alla Turca della Sonata K. 331 (brano al quale il pianista ha dedicato un documentario disponibile in DVD e intitolato appunto “Alla Turca”) e le Variazioni “Ah vous dirai-je maman” K.265.

Ritorno alla musica ceca nella seconda parte, con il blocco centrale del celebre ciclo di poemi sinfonici “Ma Vlast” di Bedrich Smetana, considerato il vero manifesto programmatico della musica nazionale boema. Come sempre splendida la prestazione della RSO Orchester, che nella celebre Moldau ha offerto un magnifico saggio delle sue possibilità esecutive, con archi superbi per cavata e compatezza di legato e fiati precisissimi nell’ intonazione ed eccellenti per morbidezza di suono. Molto attenta ed equilibrata, oltre che eccellente nel respiro sinfonico, la lettura di Gerd Albrecht. Forse mancava qualcosa di quella idiomaticità stilistica che in queste partiture sapevano evidenziare i grandi direttori di scuola ceca come Vaclav Talich, Vaclav Neumann e soprattutto Rafael Kubelik, interprete tuttora di riferimento del ciclo. Ma nel complesso Gerd Albrecht ha reso bene le tinte accese e l’ atmosfera drammatica ed epicheggiante caratteristica di Sarka e i ritmi di danza popolare che formano la struttura di “Z českých luhů a hájů” (Dai prati e dai boschi di Boemia). Esecuzione orchestrale, come si è detto, di altissimo livello e grande successo finale.

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