Xavier de Maistre e la RSO Stuttgart

Il principale motivo di interesse del quarto appuntamento con la stagione sinfonica della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR era costituito dalla presenza di Xavier de Maistre, arpista francese nativo di Toulon che, dopo aver occupato per dieci anni il posto di prima arpa dei Wiener Philharmoniker, orchestra di cui era antrato a far parte a soli 24 anni, si è dedicato a una carriera solistica sempre più ricca di riconoscimenti prestigiosi.

Sul podio, in sostituzione dell’ ammalato Constantinos Carydis, il direttore americano Hugh Wolff, che iniziò la sua carriera come assistente di Mstislav Rostropovich alla National Symphony Orchestra di Washington e successivamente si è fatto un’ ottima reputazione durante il suo incarico di Principal Conductor alla Saint Paul Chamber Orchestra, una delle più quotate formazioni cameristiche statunitensi, e con i nove anni di lavoro come Chefdirigent della hr-Sinfonieorchester di Frankfurt. Wolff è uno di quei direttori esperti e competenti che, nonostante non godano di molta visibilità mediatica, risultano spesso essere migliori musicisti e interpreti più interessanti delle cosiddette superstars.

In linea con la programmazione  complessiva della stagione, la serata proponeva un programma franco – tedesco, aperto dalla beethoveniana Coriolan Ouverture, resa da Wolff in maniera più neoclassica che romantica, con sonorità orchestrali asciutte e un fraseggio di taglio e impostazione tesa a sottolineare le relazioni di questa musica col mondo di compositori come Cherubini. Una scelta interpretativa oggi portata avanti da molti interpreti beethoveniani di primo piano.

A seguire, i due brani solistici affidati a de Maistre, che erano le Danses di Claude Debussy e il Concerto in do minore di Henriette Renié, strumentista e compositrice parigina contemporanea di Debussy e Ravel, alla quale si deve la rinascita solistica dello strumento, sia per la sua ricca produzione compositiva che per le migliorie strutturali apportate in collaborazione con la celebre fabbrica Érard. Come sappiamo, l`arpa fu per molti secoli limitata nelle possibilità esecutive, fino a quando nel 1811 nacque a Londra l’ arpa a doppio movimento, che consentì l’ esecuzione in tutte le tonalità grazie alla possibilità di innalzare la corda di due semitoni; questa tecnologia è tuttora in uso a brevetto del francese Sébastien Érard, che nel 1786 aveva già realizzato l’ arpa a sistema unico. L’ arpa moderna fu poi perfezionata nel corso del medesimo secolo, sul finire del quale la fabbrica Pleyel, principale concorrente delle Érard, propose un nuovo tipo di strumento, la cosiddetta arpa cromatica.

L’ arpa cromatica Pleyel fu creata per tentare di superare alcuni problemi tecnici presentati dallo strumento con pedaliera e per venire incontro all’ esigenza di avere tutte le possibilità tonali dell’ arpa a pedali a doppio movimento in uno strumento, però, senza più pedali.
Verso il 1840 Jean Henri Pape, un costruttore francese di pianoforti, aveva già tentato di progettare uno strumento con tale peculiarità, ma fu solo alla fine del XIX secolo che la Pleyel et cie, sotto la direzione di Gustav Lyon, riuscì nell’ intento. Produsse così un’ arpa detta cromatica, che grazie all’ idea di usare una doppia cordiera raggiungeva lo scopo desiderato. In questo tipo di strumento le corde, accordate in modo diatonico, si agganciano sul lato destro (il retro) del modiglione (la grande mensola a onda che collega la cassa armonica con la colonna), mentre sul lato sinistro (frontale) si agganciano le corde cromatiche; incrociandosi, per comodità, verso la metà dell’ altezza della cordiera, le due file di corde terminano ai due lati opposti della tavola armonica.

Le due Danses di Debussy furono appunto commissionate dalla Pleyel per pubblicizzare il nuovo modello di arpa, che però non raggiunse mai una grande popolarità in quanto, dal lato tecnico, risolveva certi problemi presenti sullo strumento Érard ma ne poneva altri, come per esempio l’ impossibilità di eseguire i glissandi. Nel frattempo Henriette Renié, ormai affermatasi come concertista internazionale e da sempre convinta utilizzatrice dello strumento con pedaliera, incluse le Danses di Debussy nel suo repertorio, ponendo così fine alla questione e riaffermando il primato dell’ arpa Érard.

Splendida, come c’ era da attendersi, l’ esecuzione di Xavier de Maistre. L’ arpista di Toulon è in grado di ricavare una paletta coloristica ricchissima dallo strumento, oltre a superare con facilità irrisoria i lunghi e complessi passaggi virtuosistici presenti nel Concerto della Renié.

Nella seconda parte, un classico del repertorio orchestrale, il poema sinfonico Also sprach Zarathustra di Richard Strauss, partitura resa celebre soprattutto dalle pagine iniziali, che descrivono il sorgere del sole  tramite un magistrale crescendo iniziante col pedale di organo e controfagotto sul do, e che porta a una esplosiva conclusione a piena orchestra sull’ accordo di do maggiore.

Come sempre, e un vero piacere ascoltare un’ orchestra tedesca in una pagina del genere, che appartiene al repertorio a cui questi complessi sono legati da un’ istintiva affinità. La RSO ha fornito una splendida prestazione, soprattutto per quanto riguarda le sezioni dei fiati, veramente impeccabili per bellezza di suono e purezza di intonazione.  Natalie Chee, trentaseienne violinista australiana che si alterna con Mila Georgieva come Konzermeisterin, è stata magnifica nei passaggi solistici e Hugh Wolff ha guidato l’ insieme con precisione e fludità di scelte agogiche e dinamiche. Grande successo per tutti.

Annunci