Catherine Naglestad

Di fronte alle critiche aspre rivolte agli spettacoli dei grandi teatri, una delle più frequenti obiezioni che vengono rivolte è quella che oggi i grandi cantanti non ci sono più e che bisogna accontentarsi. In realtà, il problema di fondo del teatro lirico attuale è quello di uno star system sempre più invasivo, che di fatto blocca l’ accesso a certi teatri prestigiosi riservandolo esclusivamente ai cantanti che appartengono al giro delle agenzie giuste. Questo naturalmente è reso possibile dalla totale incompetenza di certe direzioni artistiche e di quasi tutti i direttori d’ orchestra della nostra epoca. I buoni cantanti, anche se non numerosissimi, ci sono anche oggi, basta avere la pazienza di andarseli a cercare fuori dal giro delle produzioni  da rotocalco.

Oggi voglio parlarvi di un soprano che, a mio avviso, è una delle artiste più complete del momento e che sta anche svolgendo una bella carriera internazionale, tranne naturalmente che in Italia, dove il pubblico medio non sa nemmeno che esista.

Si tratta di Catherine Naglestad, cantante di origini scandinave e nativa di San Josè, in California. Dopo aver studiato a San Francisco  e successivamente a Roma, Milano e New York, la Naglestad alla fine degli anni Novanta fu ingaggiata dalla Staatsoper Stuttgart e per molti anni è stata l’ artista più rappresentativa dell’ ensemble del teatro Qui da noi ha ottenuto una lunga serie di trionfi di pubblico e critica con le sue interpretazioni di Alcina, Alceste, Elisabetta, Violetta, Tosca, Leonora, Vitellia e Norma. La rivista tedesca Opernwelt l’ ha scelta per due volte come miglior cantante dell’ anno, e al suo esordio americano all’ opera di Dallas come Tosca nel 2008 ha ricevuto il Maria Callas Award come migliore debuttante dell’ anno negli Stati Uniti.

Ecco quello che scriveva la rivista Opera News a proposito dello spettacolo di Dallas.

“American soprano Catherine Naglestad made an impressive Floria Tosca. In addition to her comic vamping, she manages to act pettish, dramatic and passionate in Act I. She reserved her heroism for her dealings with Scarpia in Act II When she killed him, she went at him with fury, not fear, stabbing him multiple times with vengeful madness.
Vocally, Naglestad had the goods – a soaring top with just a touch of metal, a clear lower range and the ability to move between them. In ‘Vissi d’arte’, which she began on her hands and knees, Naglestad started to sing in a whisper, opening the voice up gradually as she raised herself into a prayerful kneeling position. Her lush middle register expanded to a tightly controlled, affecting climax that moved from forte to piano with dramatic urgency. Rather that simply say ‘ E avanti a lui tremava tutta Roma’ after she killed Scarpia, Naglestad managed to inflect the line with a smoky, semi-sung quality, in a tone resigned rather than gloating. In her Act III love duet, she matched her Cavaradossi in triumphant ecstasy, at full voice and a cappella.

Dopo aver lasciato l’ ensemble della Statsoper Stuttgart nel 2006, insignita del titolo di Kammersängerin, il massimo onore che un teatro di lingua tedesca può tributare a un artista del suo ensemble, la sua carriera è proseguita nei maggiori teatri d’ opera del mondo. Tra le sue migliori interpretazioni di questi ultimi anni, sono da segnalare il ruolo di Vitellia all’ Opéra di Parigi nel 2005 e quello di Senta eseguito ad Amsterdam, spettacoli di cui sono state messe in commercio le registrazioni in DVD, e Amelia nel Ballo in maschera nel 2009  alla Staatsoper unten den Linden di Berlino, a fianco di Piotr Beczala, uno dei migliori tenori del momento. Ero presente a questa esecuzione e fu una delle più convincenti i interpretazioni di questo ruolo tra quelle da me ascoltate negli ultimi anni, per la padronanza della tessitura e la varietà di colori che la Naglestad mise in mostra. Lo conferma questa recensione apparsa sull’ International Herald Tribune.

“The versatile American soprano Catherine Naglestad, as Amelia, also demonstrated notable Verdian credentials. The voice has the requisite power and range for Verdi’s soaring melodies. Above all, she impressed with the depth of her musicianship and skill at vocal coloring. She was especially effective in “Morrò, ma prima in grazia,” an aria that often emerges as embarrassingly sentimental as Amelia begs Renato, who is about to kill her, to let her see their young son a final time. Naglestad sang it with an understated intensity that emphasized her personal peril and almost made her request seem like a delaying tactic.”

In questi giorni Catherine Naglestad è tornata a Stuttgart, nel teatro dove ha costruito le basi della sua notorietà internazionale e il pubblico tedesco ha dimostrato di non averla dimenticata, tributando un vero trionfo alla sua interpretazione della Norma, una delle produzioni di maggior successo degli ultimi anni qui alla Staatsoper. Sulla sua interpretazione del capolavoro belliniano, ecco un estratto della recensione di Opera News in occasione delle recite al San Francisco War Memorial.

“Naglestad displays her vocal artistry and technique throughout her demanding role as the conflicted Druid high priestess, carefully pacing herself, never pushing. She sings with such ease that she shows no signs of tiring at the end. She also has a good range with no strain for either high or low notes, and her runs and trills are well defined.”

Volendo farne una rapida descrizione vocale, la cantante californiana possiede una vera voce di soprano lirico spinto, tonda, sonora e fermissima, perfettamente sostenuta nel settore grave e con note acute squillanti e perfettamente timbrate.
Nonostante le note centrali si siano lievemente appannate negli ultimi anni, a causa della lunga carriera e del repertorio pesante che la Naglestad ha sostenuto, resta intatta la capacità di sostenere il suono a tutte le intensità nell’ ottava alta, e la qualità del legato è sempre assolutamente esemplare.

Queste sono le caratteristiche principali del soprano di San Josè, e la sua prova nella Norma a Stuttgart ha dimostrato che la cantante è ancora nel pieno possesso dei suoi mezzi.
Dopo un primo atto cantato con una certa prudenza, con un “Casta Diva” ben sostenuto e fluido e un finale d’ atto di ottima qualità ma forse non all’ altezza di altre recite del ruolo che io ho ascoltato, la Naglestad ha preso quota nel secondo atto, trovando accenti ispiratissimi nel duetto con Adalgisa e cantando una scena finale veramente di altissimo livello, culminata in un “Deh non volerli vittime” staccato a un tempo assai pericoloso nella sua lentezza, ma sostenuto con arcate di fiato di una straordinaria purezza e con un’ intensità di suono e varietà dinamica davvero da interprete di classe superiore. Una prestazione che conferma il giudizio da me espresso in altre occasioni: si tratta davvero della migliore Norma degli ultimi anni, forse l’ unica cantante attuale all’ altezza di dominare il ruolo e una delle voci femminili più complete del momento. Tra l’ altro, l’ esecuzione era assolutamente integrale, e anche questo non è merito da poco.

Un’ artista completa e una cantante tra le migliori che il teatro d’ opera odierno possa annoverare. Ascoltiamola nel rondò di Vitellia dalla mozartiana Clemenza di Tito, nella produzione parigina di cui accennavo sopra.

I futuri progetti di Catherine Naglestad includono il debutto come Brunhilde nel Siegfried alla Bayerische Staatsoper di München e il ruolo di Minnie all’ Oper Zürich. Sfide senz’ altro interessanti, per una cantante che al teatro lirico può ancora dare molto.

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