Kazushi Ono e la Staatsorchester Stuttgart

Parallelamente alle stagioni liriche, le orchestre dei teatri d’ opera tedeschi svolgono attività sinfonica, con cartelloni che spesso sono di altissimo livello. Basti pensare alla stagione della Staatskapelle Berlin, che nel corso della sua storia è stata gestita da maestri del livello di Richard Strauss, Erich Kleiber ed Herbert von Karajan e a quelle della Sachsische Staatskapelle Dresden e della Gewandhausorchester Leipzig, due complessi tra i migliori del panorama sinfonico mondiale anch’ essi impegnati regolarmente nelle serate operistiche.

La stagione sinfonica della Staatsorchester Stuttgart quest’ anno propone sette programmi, tutti assai interessanti a livello di proposte, con la partecipazione di bacchette assai qualificate come ad esempio Teodor Currentzis, Hartmut Haenchen, Pietari Inkinen e Manfred Honeck, ancora presente in questa fase di transizione tra la scadenza del suo incarico e l’ arrivo di Sylvain Cambreling, designato a prendere il suo posto come Generalmusikdirektor della Staatsoper.

Il terzo appuntamento della stagione prevedeva la partecipazione di Kazushi Ono, direttore giapponese allievo di Leonard Bernstein e Wolfgang Sawallisch e attuale direttore artistico dell’ Opéra de Lyon dopo aver svolto un incarico analogo al Théatre Royal de la Monnaie di Bruxelles. Direttore di prestigio internazionale, che collabora regolarmente con le maggiori orchestre mondiali, Kazushi Ono è ben conosciuto dal pubblico di queste parti anche per i suoi sei anni di lavoro come Generalmusikdirektor del Badisches Staatstheater di Karlsruhe, dal 1996 al 2002, dove diresse tra le altre cose un’ acclamatissima produzione del Ring wagneriano.

Il programma del concerto alla Liederhalle iniziava con il poema sinfonico “Holoubek” op. 110 (La colomba selvatica) di Dvorak, appartenente a un ciclo di poemi orchestrali che il musicista scrisse dopo il suo ritorno dagli Stati Uniti, al termine del suo incarico di direttore al National Conservatory of Music di New York. Leos Janacek ne diresse la prima esecuzione assoluta a Brno, e la partitura riscosse apprezzamento, tra gli altri, da Gustav Mahler, che la incluse diverse volte nei suoi programmi concertistici.

Il lavoro trae ispirazione da una ballata del poeta ceco Karel Jaromìr Erben, che narra i rimorsi e la follia di una vedova assassina, ed è strutturato in cinque sezioni. La Marcia Funebre iniziale, più volte ripetuta, funge da elemento di coesione, in un’ atmosfera di cupa drammaticità molto ben resa dalle melodie e dalla fantasiosa strumentazione. Kazushi Ono ha saputo ricavare dall’ orchestra una tavolozza timbrica di eccellente varietà e appropriatezza, con fraseggi assai ispirati e di respiro melodico appropriato.

Il resto del programma era dedicato a brani di autori del Novecento, un repertorio nel quale il maestro giapponese si è costruito una fama di interprete assai autorevole. Splendida, infatti, è stata la resa della delicatissima filigrana strumentale di “Autoritratto nella notte”, partitura del 1982 del compositore palermitano Salvatore Sciarrino, e di grande autorevolezza la padronanza della complessa struttura orchestrale degli Altenberglieder di Alban Berg, cantati in modo assai ispirato e partecipe dal giovane soprano inglese Rebecca von Lipinsky, uno dei nuovi membri dell’ ensemble della Staatsoper Stuttgart.

La seconda parte era dedicata alla Terza Sinfonia di Prokofiev, partitura composta nel 1928 e nella quale il musicista riversò il materiale tematico della sua opera “L’ Angelo di Fuoco”, che venne rappresentata solo dopo la sua morte e che da allora si è imposta come uno dei capolavori del teatro operistico novecentesco.

Perfetta  l’ interpretazione qui datane da Kazushi Ono, con fraseggi affilati e un suono aspro, aggressivo, tagliente, perfetto per rendere l’ atmosfera di ossessione parossistica che caratterizza il brano, culminante nel Finale che sfrutta la musica dell’ ultima scena dell’ opera, con l’ invocazione satanica delle suore indemoniate culminante nella condanna a morte di Renate.

Un’ interpretazione di eccellente livello, perfettamente assecondata dalla splendida prova della Staatsorchester Stuttgart, che ha superato senza il minimo problema tutte le difficoltà che un programma così complesso comportava, e che ha riscosso grandi consensi di pubblico alla conclusione.

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