Simply perfect: Nathan Milstein

Nathan Milstein, grande violinista nato in Ucraina e naturalizzato statunitense, appartiene a buon diritto al ristretto numero dei musicisti che hanno scritto pagine decisive nella storia interpretativa del Novecento. Il fraseggio epico e grandioso che emerge dalle sue registrazioni é una caratteristica che non si sente piú nei violinisti odierni, piú o meno una serie di robottini tutti simili l’ uno all’ altro, appagati dal culto di una perfezione tecnica fine a se stessa, fatta eccezione al massimo per Joshua Bell e, forse, per Maxim Vengerov. Nato a Odessa il 31 dicembre 1903, in quell’ Ucraina che diede i natali, tra gli altri, anche a virtuosi del calibro di David Oistrakh, Leonid Kogan e Isaac Stern, iniziò a studiare lo strumento all´etá di quattro anni, spinto da una madre che temeva avesse problemi a causa del suo temperamento molto irrequieto. Il suo primo insegnante fu Pjotr S. Stoljiarsky, maestro anche di Oistrakh. Il talento di Milstein si sviluppò rapidamente, al punto di poter debuttare all’ età di dieci anni, eseguendo il Concerto di Glasunow sotto la direzione del compositore. Un anno dopo, il leggendario Leopold Auer lo invitava ad essere suo studente al Conservatorio di San Pietroburgo. Milstein vi rimase fino al 1917, quando Auer emigró in Norvegia. Tornato ad Odessa, Milstein conobbe il grande pianista Wladimir Horowitz, con cui stabilí una solida amicizia. Suonando insieme, i due amici viaggiarono per tutta l´Unione Sovietica fino al 1923. Possiamo purtroppo solo immaginare come dovette essere un concerto a San Pietroburgo durante il quale, sotto la direzione di Glasunow, Milstein suonó il Concerto del compositore e, di seguito, Horowitz scatenava l’ entusiasmo della platea eseguendo il Primo di Liszt e poi il Terzo di Rachmaninov…

Un anno piú tardi, un funzionario governativo persuadeva i due giovani musicisti ad accettare un passaporto speciale per suonare all’ estero, in qualitá di ambasciatori culturali della giovane repubblica sovietica. Il duo si esibí a Parigi, Berlino e Bruxelles, dove Milstein conobbe il grande Eugene Ysaye ed ebbe la possibilità di studiare con lui per alcuni mesi. Nel giro di pochi anni, le ultime istituzioni democratiche sovietiche furono spazzate via dall´avvento di Stalin, e Milstein prendeva, insieme ad Horowitz, la via dell´esilio.Il pianista potè tornare nella sua terra, accolto come un sovrano, nel 1986. Milstein non fece mai piú ritorno in patria, scegliendo gli USA come luogo definitivo di residenza ed ottenendone, nel 1942, la cittadinanza. In America, il violinista ucraino otteneva clamorose affermazioni sia in duo con Horowitz che con il trio formato dai due insieme al violoncellista Gregor Piatigorsky. La stampa americana li soprannominò “I tre moschettieri” nel corso di una trionfale tournée del 1929. Da qui in poi, la carriera di Milstein continuò, in una serie ininterrotta di successi, fino al 1987, quando una frattura ad un braccio lo costrinse al ritiro. Il violinista, decorato con la Legion d’ Honneur nel 1968 e insignito nel 1975 di un Grammy Award alla carriera, morí a Londra il 21 dicembre 1992. Cosí lo ricordava quel giorno, sul New York Times, il grande critico Harold Schonberg: “He could have been the most nearly perfect violinist of his time (…) Jascha Heifetz had a more electrifying technique, but there were those who considered him, rightly or wrongly, too cool and objective. Joseph Szigeti, who may have a more probing musicianship, never had the tone or technique of Mr. Milstein,who was able to bring everything together in a way matched by very few violinists of his time”. Probabilmente, Milstein non presentava, nel suo modo di suonare, le caratteristiche tipiche dei grandi violinisti russi della generazione precedente la sua. Non aveva tra i suoi principali requisiti interpretativi  l’ eleganza salottiera di un Mischa Elman o la spettacolaritá tecnica con la quale Jascha Heifetz mandava in visibilio le platee. Fu comunque uno degli ultimi violinisti della storia a possedere il dono del fraseggio “grande”,aristocratico. Dotato di una tecnica superba e di un suono caldo, cantante, timbricamente caratterizzato nella sua personalitá, Milstein suonava con uno scrupoloso senso dello stile e sobrietá espressiva. Dal 1936 svolse anche un’ intensa attivitá discografica, per cui la sua arte è documentata in maniera sicuramente abbastanza completa. Per chi volesse conoscere quello che occupa una posizione di primo piano tra i miei violinisti preferiti, raccomando, innanzi tutto, il live del Concerto di Brahms registrato nel 1950 con la New York Philharmonic diretta da Victor De Sabata, e il disco DG del 1973 con i Concerti di Mendelssohn e Tschaikowsky incisi insieme ai Wiener Philharmoniker diretti da un Claudio Abbado galvanizzato al massimo dalla presenza di un simile solista. Ma il capolavoro discografico di Nathan Milstein rimane l´incisione completa DG delle Sonate e Partite di Bach. Una pietra miliare della musica incisa, un capolavoro di una bellezza assoluta ed eterna; un disco che ogni appassionato di musica dovrebbe possedere.
Ascoltiamo come esempio di questa suprema interpretazione la celebre Ciaccona. Non ci sono parole adatte a descrivere un simile capolavoro esecutivo.

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