In ricordo di Sena Jurinac (1921 – 2011)

Sena Jurinac, una delle voci più amate dal pubblico internazionale e una degli artisti che diedero vita alla rinascita della Wiener Staatsoper dopo la seconda guerra mondiale, è  scomparsa oggi, pochi giorni dopo aver festeggiato il suo novantesimo compleanno.
Figlia di un medico militare croato e di una viennese, Srebrenka Jurinac (questo il suo vero nome) studiò il canto all`Accademia di Musica di Zagreb con Mila Kostrencic, che fu insegnante anche di Zinka Milanov. Nel 1942 debuttò, nel ruolo di Mimì, al Teatro Nazionale di Zagreb. Due anni dopo fu scritturata da Karl Böhm per la Wiener Staatsoper. Fu il segretario del direttore d’ orchestra a suggerirle di cambiare il suo nome originale, che sarebbe stato difficile da pronunciare per gli austriaci. Da allora, la Jurinac sarebbe sempre stata, per i viennesi, semplicemente “Die Sena”. Il primo ruolo da lei cantato sulle scene viennesi fu quello di Cherubino. Nel suo primo anno di attività alla Staatsoper prese parte a più di 150 recite e divenne immediatamente una delle cantanti più amate dal pubblico della capitale austriaca, inserendosi velocemente tra gli elementi fondamentali di quello che venne chiamato il Wiener Ensemble, insieme a Irmgard Seefried, Elisabeth Schwarzkopf, Christa Ludwig, Lisa Della Casa, Anton Dermota, Erich Kunz, Paul Schöffler, Walter Berry, Josef Greindl e Otto Edelmann.
Nell’ autunno del 1946 la Jurinac debuttava al Covent Garden. Nel 1947 esordiva al Salzburger Festspiele e l’ anno successivo alla Scala, sempre nel ruolo di Cherubino, con i complessi della Wiener Staatsoper sotto la direzione di Herbert von Karajan, un musicista con cui la cantante strinse immediatamente uno stretto rapporto di collaborazione. Nel 1950 il soprano faceva la sua prima apparizione al Festival di Glyndebourne dove, sotto la guida di Fritz Busch, divenne immediatamente l’ interprete mozartiana di riferimento nei ruoli di Ilia, Fiordiligi, Cherubino, la Contessa, Donna Anna e Donna Elvira.

Nel 1955 l’ Austria festeggió la definitiva partenza delle forze alleate di occupazione e la riapertura della Staatsoper ricostruita, con una serie di nuove produzioni in cui il Wiener Ensemble diede una prova straordinaria di classe interpretativa. La Jurinac riscosse un trionfo personale come Donna Elvira accanto a George London, Lisa Della Casa, Anton Dermota, Erich Kunz, Irmgard Seefried e Walter Berry, sotto la direzione di Karl Böhm.
Mentre la sua carriera internazionale come interprete mozartiana e straussiana proseguiva con trionfi ininterrotti in tutti i principali teatri del mondo, Sena Jurinac approfondiva anche il repertorio italiano sotto la guida di Karajan, che nel 1958 la scelse come protagonista delle sue nuove produzioni di Otello e Don Carlo alla Staatsoper e a Salzburg. Un altro ruolo verdiano affrontato con successo fu quello di Leonora nella Forza del Destino, mentre la cantante rifiutò sempre di cantare in teatro la parte di Aida, nonostante ne avesse inciso le arie aggli inizi degli anni Cinquanta. Durante gli anni della direzione artistica di Karajan a Vienna, la Jurinac riscosse grandi consensi anche in Tosca e Madama Butterfly, oltre che in Jenufa, Ifigenia, Poppea, Marie nel Wozzeck, Elisabeth nel Tannhäuser , Marzelline e Leonore nel Fidelio, eseguito anche a Salzburg e alla Scala con Karajan e, nel 1961, al Covent Garden con Otto Klemperer. Un altro ruolo in cui ottenne grandi acclamazioni di pubblico e critica fu quello di Marina nel Boris Godunov salisburghese del 1965, una delle più straordinarie produzioni di Karajan.
Nel 1960 Sena Jurinac interpretava Oktavian nel Rosenkavalier accanto alla Schwarzkopf e ad Anneliese Rothenberger, altra beniamina dei pubblici di lingua tedesca, nella serata inaugurale del nuovo Großes Festspielhaus progettato dall’ architetto Clemens Holzmeister. Di questa produzione, diretta da Herbert von Karajan e messa in scena da Rudolf Hartmann, fu realizzata una registrazione video.

Uno spettacolo che divenne una leggenda, in cui l’ inimitabile splendore sonoro dell’ orchestra di Karajan, capace di dispiegare una paletta di colori infinita e di una qualità timbrica abbagliante, fornisce un meraviglioso quadro ambientale a voci di uno splendore inimitabile. Una delle più grandi esecuzioni in assoluto del capolavoro straussiano, destinata a rimanere un modello e un punto di riferimento per tutti quelli che hanno affrontato l’ opera in seguito. Il meraviglioso Oktavian della Jurinac, splendente di giovinezza timbrica e mirabile nelle sfumature di fraseggio, supera a mio avviso anche la mitica interpretazione di Christa Ludwig nell’ incisione londinese registrata da Karajan quattro anni prima per la EMI.
Del resto, riascoltata nelle registrazioni, la voce di Sena Jurinac si impone ancora oggi per la perfetta proiezione e una tecnica impeccabile che rende la voce salda, sonora e fermissima. Il timbro di qualità preziosa e la morbidezza, il gusto esemplare del fraseggio unito alla scrupolosa perfezione dell’ accento, pongono di diritto la cantante croata nel novero delle più grandi artiste mai apparse sulla scena nell’ epoca moderna.
Ascoltate questa strepitosa esecuzione dell’ aria “Pace mio Dio”, una registrazione live del 1955 da una recita a Glyndebourne.

 
Le sfumature di dizione e la capacità di mettere in rilievo il significato del testo sono straordinarie, soprattutto in una cantante non italiana. Stupendo è il tono di malinconico riserbo espressivo, esemplare il legato e il controllo tecnico delle note gravi, semplicemente sbalorditivo il morbidissimo si bemolle smorzato su “Invan la pace”. Vocalmente parlando, una vera lezione. Voce controllatissima grazie a un perfetto appoggio, secondo i dettami della tecnica classica. Non un suono che sia sbagliato. Ma è una perfezione che non diventa mai accademismo, al contrario è usata per costruire un’ interpretazione varia, ricercata e assolutamente priva del minimo effetto plateale o gratuito. Lo stesso tono di fascinosa melanconia caratterizza l’ interpretazione di Elisabetta di Valois, nella registrazione dal vivo dello spettacolo diretto da Karajan a Salzburg nel 1958. Ma, da fraseggiatrice di classe superiore, la Jurinac non dimentica mai l’ autorità regale che deve essere una delle caratteristiche fondamentali del personaggio. Dal punto di vista vocale, le arcate sonore e la varietà di colori messe in mostra in “Tu che le vanità” appartengono ai massimi esiti mai raggiunti da un soprano in questa parte.
La Jurinac diede l’ addio alle scene nel 1982, in quella Staatsoper dove il pubblico l’ aveva per trentasei anni eletta a sua beniamina, e il teatro le aveva concesso le onorificenze più prestigiose come la Mozart Medaille e il titolo di Kammersängerin. L’ ultimo ruolo da lei interpretato sulla scena fu quello della Marschallin. Dopo il ritiro, la cantante ha intrapreso un’ intensa attività didattica, e dalla sua scuola sono usciti artisti che hanno avuto carriere importanti, come Christine Schäfer, Bo Skhovus, Gillian Crichton e, soprattutto, Piotr Beczala.
Sena Jurinac-Lederle (cognome mutato dopo il suo secondo matrimonio con il medico austriaco Josef Lederle; il suo primo marito fu Sesto Bruscantini) ha vissuto i suoi ultimi anni a Neusaß, piccola città bavarese nelle vicinanze di Augsburg e fino alla fine della sua vita non ha assolutamente perduto la lucidità di giudizio e il temperamento, come si può facilmente capire leggendo questa recente intervista .
Rimpiangiamo oggi un’ artista di classe cristallina, una delle migliori voci del suo tempo, che rimarrà per sempre un esempio da studiare attraverso le numerose testimonianze registrate della sua arte.
Leb Wohl, Frau Jurinac!
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