Andris Nelsons e la Koninklijk Concertgebouworkest al Festspielhaus di Baden Baden

Continuano gli appuntamenti musicali di altissimo livello al Festspielhaus di Baden Baden, il cui cartellone è sicuramente uno dei più interessanti del panorama musicale tedesco, per quantità e qualità di proposte. Questa volta abbiamo avuto l’ opportunità di ascoltare la Koninklijk Concertgebouworkest, formazione che da anni appartiene alla elite delle più grandi orchestre sinfoniche mondiali. Fondato nel 1895, il complesso ebbe intensi rapporti di collaborazione con Gustav Mahler, che grazie alla sua amicizia con Wilem Mengelberg diresse regolarmente ad Amsterdam, e con Richard Strauss, che a Mengelberg e all’ orchestra dedicò uno dei suoi capolavori, il poema sinfonico “Ein Heldenleben”. Durante i suoi cinquant`anni di presenza come direttore stabile, Mengelberg portò l’ orchestra di Amsterdam ad affermarsi come uno dei complessi sinfonici più prestigiosi del mondo, per l’ altissima qualità del livello esecutivo, mantenuta anche dai suoi successori. Più di 1100 registrazioni audio e video effettuate con quasi tutti i direttori e solisti più affermati degli ultimi decenni documentano la straordinaria storia di questo formidabile complesso. Ascoltare dal vivo la Concertgebouworkest è davvero un’ esperienza fenomenale. Una sezione archi eccezionale per compattezza e morbidezza di suono, fiati che per  flessibilità e varietà di tinte temono veramente pochissimi confronti al mondo, ottoni fantastici per squillo, penetrazione e timbro che richiama alla mente un colore di oro antico e una flessibilità e preparazione virtuosistica che rende l’ orchestra capace di eccellere in tutto il repertorio concertistico, anche se il territorio d’ elezione dei “Tulipani” rimane sempre il grande sinfonismo romantico, come è dimostrato dalle loro numerosissime incisioni dei capolavori di Brahms, Bruckner, Strauss e Mahler.
A Baden Baden, la Concertgebouworkest si è esibita sotto la direzione di Andris Nelsons, trentatreenne musicista lettone già assistente e allievo dell’ attuale direttore stabile Mariss Jansons e considerato una delle bacchette emergenti del momento.
Avevo ascoltato il giovane direttore di Riga in alcune  recenti dirette televisive e radiofoniche di serate operistiche e l’ impressione che ne avevo ricavato era quella di un musicista di buon istinto, ma con una personalità interpretativa ancora da approfondire. Dal vivo, avendo oltretutto a disposizione uno strumento orchestrale di questo livello, Nelsons dimostra senz’ altro una buona sicurezza tecnica. Il gesto è poco bello da vedere e sembrerebbe anche abbastanza caotico, con una mimica che spesso fa pensare a una marionetta disarticolata, ma questo conta poco, se il direttore riesce lo stesso a trasmettere le sue idee all’ orchestra. Nella Ouverture Fantasia “Romeo e Giulietta” di Tschaikowsky, posta in apertura di serata, la sua lettura si è caratterizzata per slancio ed intensità, anche se l’ esposizione del tema d’ amore mancava un po’ di senso del fraseggio cantabile e la lettura complessiva del brano è apparsa poco approfondita. Fantastica comunque la prova dell’ orchestra: il tema iniziale in fa diesis minore era davvero incredibile per morbidezza di sonorità e varietà di tinte, e la cavata degli archi nel tema degli amanti stupenda, per ricchezza di armonici e intensità di timbro.
A seguire, il programma proponeva il Quinto Concerto per pianoforte di Camille Saint Säens, quello conosciuto col nome di “L’  Égyptien”, in quanto composto durante un soggiorno a Luxor.
Solista era Jean-Yves Thibaudet, oggi considerato come uno dei massimi interpreti del repertorio pianistico francese e qui autore di una prestazione eccellente per scioltezza tecnica, raffinatezza di timbro e perfetta padronanza dello stile. Splendida soprattutto la sezione conclusiva del secondo movimento, la cui timbrica quasi impressionistica è stata resa dal solista e dall’ orchestra con un bellissimo gioco di sfumature e di colori.
Magnifico anche il Finale, in cui Thibaudet ha avuto modo di mettere in mostra tutta l’ efficacia della sua tecnica e l’ eleganza del suo fraseggio, ottimamente assistito da Nelsons, qui molto notevole nell’ assecondare e dialogare con lo strumento solista.
Le cose migliori, comunque, il giovane maestro di Riga le ha fatte ascoltare nella seconda parte dove ha affrontato la suite “Petruschka” di Strawinsky (qui eseguita nella versione del 1947), autore evidentemente a lui molto più congeniale. Qui Nelsons si è dimostrato interprete assai lucido ed efficace nel dipanare la complessa struttura ritmica della partitura e la paletta di colori e dinamiche richiesti dall’ autore, trovando un tono complessivamente ben delineato nella narrazione d’ insieme e di ottima comunicativa. Da lodare ancora le impressionanti capacità strumentali della Concertgebouworkest, in un brano che sollecita al massimo le qualità tecniche di un’ orchestra, irto di difficoltà superate con una disinvoltura  addirittura irrisoria dal complesso olandese. Una vera festa di ritmi e colori, di una bellezza e varietà che pochissime volte è dato di ascoltare in concerto. Teatro stranamente non pienissimo, ma successo trionfale per tutti gli interpreti.

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