Andrey Boreyko e Frank Peter Zimmermann con la Radiosymphonieorchester Stuttgart

A. Boreyko

Il direttore russo Andrey Boreyko è tornato sul podio della Radiosymphonieorchester Stuttgart des SWR per il terzo concerto della stagione sinfonica alla Liederhalle. Il musicista di St. Petersburg lavora regolarmente da qualche anno con il complesso in qualità di direttore ospite principale, e in questa occasione ha proseguito il progetto dell’ integrale delle Sinfonie di Dimitri Shostakovich, che rappresenta il punto centrale del suo lavoro con l’ orchestra di Stuttgart. Insieme a lui in questa occasione Frank Peter Zimmermann, uno dei violinisti più affermati del panorama concertistico internazionale, anche lui più volte presente nei cartelloni della Radiosymphonie Orchester Stuttgart.
Il programma iniziava con l’ Ouverture “Hermann und Dorothea” op. 136 di Robert Schumann, un lavoro del 1851 che trae ispirazione dal poema omonimo di Wolfgang Goethe, uno dei capolavoro della letteratura tedesca, ambientato durante la Rivoluzione Francese, descritta dal musicista con il tema della “Marsellaise” che fa da contrasto a quelli che descrivono i due protagonisti. Assai buona l’ esecuzione datane da Boreyko e dall’ orchestra, con fraseggi ben modellati e lucidità di esposizione.
A seguire, ancora una pagina della letteratura violinistica contemporanea, dopo il Concerto di Magnus Lindberg eseguito nella serata inaugurale della stagione.
Questa volta abbiamo ascoltato “The Lost Art of Letter Writing”, composizione per violino e orchestra di Brett Dean, dedicata a Frank Peter Zimmermann che ne è stato il primo esecutore, a Köln nel 2007.
Brett Dean, australiano nativo di Brisbane, ha iniziato la sua carriera come violista e dal 1985 al 2000 è stato membro dei Berliner Philharmoniker. Da undici anni ha deciso di dedicarsi completamente alla composizione, attività in cui si era già segnalato durante gli anni Novanta, con alcuni lavori insigniti di prestigiosi riconoscimenti internazionali, come ad esempio “Ariel Music” per clarinetto e orchestra, brano del 1995 premiato dall’ UNESCO International Rostrum of Composers. Suoi lavori sono stati eseguiti in grandi rassegne internazionali come il Lucerne Festival e da bacchette di prestigio come Sir Simon Rattle, che nel 2008 ha diretto la prima esecuzione assoluta del ciclo “Songs of Joy” per baritono e orchestra, a Philadelphia.
Lo stile di Brett Dean si caratterizza per una struttura ritmica complessa, con un impiego assai elaborato delle percussioni, e una ricerca di tinte sinfoniche marcate e contrastanti, oltre che per un accentuato virtuosismo strumentale. Il compositore australiano trae spesso la sua ispirazione da fatti extramusicali, come appunto nel caso di questo Concerto violinistico, strutturato in quattro movimenti, tutti traenti origine da citazioni di lettere famose. Il primo tempo è dedicato a un brano da una lettera di Brahms a Clara Schumann del 1854, descritta tramite un’ ampia e insistita citazione del movimento lento della Quarta Sinfonia. Il lirico e ampio Adagio che segue è ispirato a una lettera di Van Gogh del 1882, mentre il breve terzo movimento prende le mosse da una lettera di Hugo Wolf del 1886, già utilizzata da Dean come testo in un brano del suo ciclo “Wolf-Lieder” per soprano ed ensemble cameristico. L’ ampio e ritmicamente assai complesso movimento finale si ispira a una lettera del celebre fuorilegge australiano Ned Kelly, il cui tono di ribellione è descritto tramite un ossessivo moto perpetuo e complessi passaggi di virtuosismo strumentale.
Un lavoro molto interessante all’ ascolto e di chiara e ben articolata costruzione sinfonica, la cui complessa e impegnativa parte solistica ha offerto a Frank Peter Zimmermann l’ opportunità di esibire numeri virtuosistici di alta scuola. Una prova di altissimo livello, salutata da una vera ovazione di pubblico.
Nella seconda parte, Andrey Boreyko ha diretto la Sinfonia N° 6 op. 54 di Shostakovich. Dopo il trionfale successo della Quinta, lavoro che culmina in un orgiastico Finale, la Sesta inizia con un lungo Adagio dai colori lividi e dall’ atmosfera a tratti quasi catatonica, quasi un panorama di attonito silenzio dopo una catastrofe. Superba la resa datane in questa occasione dagli archi della Radiosymphonieorchester, con un’ ampiezza di cavata e uno stupendo legato strumentale, a evidenziare perfettamente il fraseggio ampio ed epico richiesto da Boreyko.
I due movimenti successivi, che insieme non arrivano a raggiungere la durata del primo, sono caratterizzati da un caleidoscopio di ritmi e sonorità contrastanti. La tavolozza timbrica dell’ orchestra si arricchisce, così come il trattamento tematico risulta più vario ed elaborato rispetto a quello per blocchi del primo movimento. Riappare una vena comico-dissacrante propria del primo irriverente Sostakovic, ed i modelli questa volta sono senza dubbio Prokof ev e Stravinskij, ma colore e ritmo non vogliono automaticamente dire allegria.
Nel terzo movimento, Presto, in forma di rondò, il grottesco diventa delirio e dileggio. Ancora Prokof’ev, ma anche Offenbach, Rossini, ed alla fine, Gershwin. Il dialogo tra le famiglie orchestrali si fa sempre più ricco, così come la richiesta di forza totale dell’ intera orchestra per inebriare, stordire l’ascoltatore, forse per nascondergli quella continua vena di dolorosa malinconia che anche qui, a squarci, appare nelle trame di un fitto tessuto ritmico e melodico.
Perfetta la lettura orchestrale di Boreyko, interprete che possiede una profonda affinità con questo repertorio e ne padroneggia meravigliosamente tutti i risvolti e le sfumature espressive. Magnifica anche qui la prova dell’ orchestra, che ha messo in mostra tutte le sue qualità virtuosistiche. Grande successo finale.

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