Prokofiev e Bruckner con la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart

Il secondo appuntamento con la stagione sinfonica della Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR ha avuto i suoi principali motivi di interesse nella presenza del violoncellista berlinese Alban Gerhardt, uno dei concertisti più affermati della giovane generazione, e di Thomas Dausgaard, direttore musicale della DR SymfoniOrkestret di Copenhagen, ospite regolare delle maggiori orchestre mondiali e da anni presente nelle stagioni sinfoniche della RSO Stuttgart.
Nella prima parte del programma, abbiamo ascoltato la Sinfonia Concertante op. 125 in mi minore di Sergej Prokofiev, un lavoro che rappresenta la revisione del Concerto per violoncello op. 58, scritto nel 1938 per  Lev Berezovskij. La prima esecuzione del lavoro fu un insuccesso dovuto sia alla cattiva prestazione del solista che alle manchevolezze strutturali della partitura. Dopo aver ascoltato suonare il giovane Mstislav Rostropovich, destinato a diventare uno dei maggiori violoncellisti della storia, Prokofiev decise di mettere mano a una profonda revisione del lavoro, con la fattiva collaborazione del giovane virtuoso, durante la quale si sviluppò anche uno stretto rapporto di amicizia personale tra i due artisti. La prima esecuzione del brano nella sua nuova stesura avvenne  a Mosca il 18 febbraio 1952. Sul podio c’ era un altro grande amico del compositore, il celebre pianista Sviatoslav Richter, che per la prima e unica volta nella sua vita impugnò la bacchetta di direttore, e naturalmente il solista fu Rostropovich, a cui Prokofiev dedicò la nuova versione della partitura. Il lavoro comune con un virtuoso della statura di “Slava” portò il compositore a sviluppare la parte solistica con numerosi passaggi di virtuosismo altamente spettacolare, che richiedono la presenza di uno strumentista di altissimo livello. Interpretare la Sinfonia Concertante di Prokofiev richiede bravura, musicalità e intelligenza interpretativa.
Alban Gerhardt, quarantaduenne violoncellista berlinese, dopo il suo trionfale debutto come solista con i Berliner Philharmoniker all’ età di  21 anni. si è rapidamente affemato come uno degli esecutori più prestigiosi della nostra epoca, lavorando con tutte le maggiori orchestre e istituzioni concertistiche mondiali. Le sue numerose incisioni hanno ottenuto importanti riconoscimenti, tra i quali, per tre volte, il prestigioso “ECHO Klassik”.
La sua interpretazione del lavoro di Prokofiev è stata assolutamente elettrizzante, la sua “cavata”, sorprendente e suggestiva ha connotato con esattezza la cantabilità alla russa ed il suo virtuosismo ha reso con scioltezza gli artifici quasi paganiniani di una polifonia piena di inventiva e di imprevedibili risorse. Ottima la direzione di Dausgaard, attentissimo ad assecondare il solista e perfettamente in grado di paroneggiare la complessa architettura sinfonica della partitura.
Nella seconda parte, Thomas Dausgaard ha diretto la Seconda Sinfonia di Anton Bruckner, un lavoro di non frequentissima esecuzione, fatto dovuto anche a diversi problemi legati alla mancanza di una revisione critica definitiva delle tre edizioni che l’ autore ne ha lasciato. In questa occasione il direttore ha scelto la versione 1877 nella revisione di Robert Haas, pubblicata nel 1938.
Nell’ ambito del corpus sinfonico bruckneriano, il lavoro si contraddistingue per una decisa evoluzione stilistica. Lo struggente primo tema, enunciato in modo eloquente dai violoncelli nel registro acuto, è, da questo punto di vista, in tutto tipico del genio di Bruckner: il ritmo, l’ armonia e la lunghezza variabile delle frasi contribuiscono insieme a dare l’ avvio un esteso sviluppo di serrato e severo splendore sinfonico, durante il quale itemi vengono trattati in nuovi registri e in nuove tonalità, con uno humour secco e impassibile.
Il secondo movimento è uno dei primi esempi compiuti della speciale abilità di Bruckner nel raccogliere le forze intorno a momenti culminanti che sono tanto estatici quanto splendidi. Nel principale di essi, i violini creano un trasparente velo di suono attraverso il quale si sentono espandersi maestosamente legni e ottoni. È una pagina che presenta parecchi problemi di realizzazione, che richiedono una bacchetta dotata di requisiti tecnici di prim’ ordine.
Lo Scherzo è ammirevole per la fantasia nell’ uso dei colori strumentali e il Finale si caratterizza per l’ atmosfera di impetuosa energia culminante in una Coda assolutamente avvincente.
È sempre un vero piacere sentire Bruckner suonato dalle orchestre tedesche, soprattutto da un complesso di alta qualità come la RSO Stuttgart. Oltre a superare senza la minima difficoltà i passi più impegnativi dal punto di vista tecnico, un’ orchestra come questa ha la capacità di trovare immediatamente il giusto suono, il colore complessivo adatto per la musica di Bruckner. Una consonanza espressiva derivante da una istintiva affinità con questa musica. Perfetto tutto il settore degli ottoni, che è sempre impegnato a fondo in partiture di questo genere, per esattezza di intonazione, ricchezza di colori e squillo. Da manuale, come sempre, la compattezza e la cavata della sezione degli archi, una delle migliori nel panorama delle orchestre sinfoniche tedesche.
Thomas Dausgaard, che da anni è ospite regolare delle stagioni sinfoniche della RSO alla Liederhalle, ha diretto con equilibrio e lucidità di visione complessiva, risolvendo perfettamente tutti i problemi tecnici che la partitura presenta e dando il tono appropriato allo slancio sinfonico culminante nel movimento finale.
Una bellissima serata di musica, salutata da un convinto successo di pubblico.

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