Claudio Abbado e la Lucerne Festival Orchestra al Festspielhaus di Baden Baden

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Foto: Stefanie Schweigert


Il cartellone del Festspielhaus di Baden Baden propone  anche quest’ anno una serie di appuntamenti di altissimo livello qualitativo. Nei prossimi mesi, lo splendido teatro progettato dall’ architetto viennese Wilhelm Holzbauer (ideatore della Amsterdam Oper e allievo di Clemens Holzmeister, lo storico autore del progetto del Großes Festspielhaus di Salzburg) ospiterà, tra gli altri, complessi come la Concertgebouworkest, i Wiener Philharmoniker, l´Orchestra del Teatro Marinskij di San Pietroburgo e, tra i solisti, Maurizio Pollini, Anne Sophie Mutter, Nigel Kennedy, Albrecht Mayer, Lang Lang, Mischa Maisky. In cartellone tre nuove produzioni operistiche: a febbraio Ariadne auf Naxos, protagonista Renée Fleming sotto la direzione di Christian Thieleman, che prosegue il suo progetto dedicato alla opere di Strauss; a maggio, L’ Elisir d’ Amore, con Rolando Villazon interprete principale e regista, e a luglio Boris Godunov in un nuovo allestimento del Teatro Marinskij, con Valery Gergiev sul podio e la regia di Graham Vick.
Una stagione che, per qualità e ampiezza di proposte, ha davvero pochi paragoni nel panorama musicale tedesco.
A iniziare questa splendida serie di appuntamenti, il trionfale ritorno a Baden Baden di Claudio Abbado, che qui aveva presentato negli anni passati le sue produzioni di Zauberflöte e Fidelio. Questa volta, il direttore milanese ha presentato al pubblico del Festspielhaus la Lucerne Festival Orchestra, il complesso da lui fondato nel 2003  riprendendo l’ idea concepita nel 1938 da Arturo Toscanini. Una formazione che ha riscosso consensi entusiastici dovunque si è esibita, per l’ altissimo livello qualitativo che la contraddistingue.
Ogni anno, dopo i concerti estivi, l ‘ orchestra è impegnata in una tournée autunnale, che in questo caso, dopo Baden Baden, prevede serate a Londra e Parigi.
Cosa dire, di questo formidabile complesso, che altri non abbiano già detto? La cosa che colpisce maggiormente, nella Lucerne Festival Orchestra, è la sua capacità di comportarsi come un gigantesco complesso da camera, realizzando una varietà di tinte sonore e dinamiche pressochè impossibili per qualsiasi altra orchestra, incluse le formazioni sinfoniche più celebrate come i Wiener o i Berliner Philharmoniker. Elementi di altissime capacità individuali che riescono veramente ad ascoltarsi l’ un l’ altro mentre fanno musica e a realizzare un suono che per bellezza, amalgama e precisione complessiva pone davvero la Lucerne Festival Orchestra ai vertici assoluti del panorama sinfonico mondiale.
Abbado sfrutta le possibilità infinite offerte da questo fantastico strumento per portare avanti un’ indagine sonora capillare, lavorando di cesello sui colori e i timbri orchestrali. La Sinfonia Haffner, eseguita nella prima parte del programma, è stata realizzata con un’ eleganza e una raffinatezza di fraseggio veramente da manuale. Abbado, negli ultimi anni, ha completamente ripensato e rimeditato le sue interpretazioni mozartiane, cercando la massima fluidità di esposizione unita a un controllo veramente millimetrico delle dinamiche. Splendido, per l’ eleganza della condotta complessiva, il secondo movimento, staccato a un tempo lievemente più veloce del consueto e fraseggiato con straordinaria espressività e senso del canto. Una interpretazione di nitidezza cameristica, dalle dinamiche sfumate e variate in maniera caleidoscopica.

Foto: Stefanie Schweigert

Nella seconda parte, Abbado e l’ orchestra presentavano la Quinta Sinfonia di Bruckner, autore che, insieme a Mahler, costituisce il perno centrale della programmazione da loro proposta in questi ultimi anni nei cartelloni del Lucerne Festival.
A costo di ripetermi, devo iniziare a descrivere l’ interpretazione di questa partitura insistendo ancora sulla stupefacente bellezza timbrica dell’ orchestra. Un suono pastoso, morbido, assolutamente privo della benchè minima sbavatura e una capacità di escursione dinamica pressochè infinità. Pochissime volte il crescendo orchestrale che, a partire dai pizzicati iniziali degli archi, porta all’ esposizione del tema principale del primo movimento, si è potuto ascoltare con una simile magistrale fusione di “accelerando” e “crescendo”, un vero capolavoro di tecnica direttoriale, realizzato con una perfezione davvero sbalorditiva. Abbado legge Bruckner sottlineandone il senso dell’ architettura e i legami con la grande tradizione classica, che nella Quinta Sinfonia sono ancora evidenziati principalmente attraverso numerosi passaggi di complessa scrittura contrappuntistica. La tensione interpretativa di questa lettura non conosce la minima pausa e l’ esposizione è condotta con un fraseggio orchestrale ammirabile per chiarezza e lucidità. Per  il direttore milanese, il centro espressivo della Quinta si trova nell’ Adagio, qui reso in una maniera davvero straordinaria e con una sottolineatura di particolari mai messi in mostra da nessuno in precedenza. Una tensione spasmodica e un senso infinito del canto, con squarci melodici che si aprono ad ogni battuta, sottolineati in maniera veramente magistrale, con l’ orchestra che si piegava con stupenda docilità, come se fosse un unico strumento, alla visione del direttore.
Elegantissima la resa dello Scherzo, anche qui in un caleidoscopico gioco di tinte che variavano continuamente ad ogni esposizione del tema principale. Semplicemente straordinarie la tensione narrativa e la lucidità di esposizione messe in mostra da Abbado nel Finale, anche questo condotto con una ricercatezza coloristica e una capacità di graduare le tinte agogiche e dinamiche tali da coinvolgere completamente il pubblico. Un’ esecuzione travolgente, di altissima ispirazione complessiva, che si colloca a buon diritto tra le interpretazioni di Bruckner più significative della storia. Applausi travolgenti, come era giusto, alla conclusione, per una serata che ha costituito davvero l’ evento musicale dell’ anno a Baden Baden.

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