Roger Norrington e la RSO Stuttgart des SWR: concerto d´addio

Le orchestre radiofoniche in Germania sono numerose e di alto livello qualitativo. Alcune di esse si collocano addirittura ai primi posti del panorama sinfonico mondiale e hanno avuto un’ attività discografica di primissimo piano. Basti pensare alla Bayerischer Rundfunk Orchester, oppure alle celebri incisioni realizzate da Eliahu Inbal con la Radio Sinfonie Orchester Frankfurt, o anche alla WDR Sinfonieorchester Köln e alla Deutsches Symphonie-Orchester, di cui gli appassionati ricordano i numerosissimi dischi incisi sotto il nome di Radio Symphonie Orchester Berlin, prima della caduta del Muro. In questa ricca e variegata offerta culturale, la Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR occupa una posizione importante. Fondato nel 1947, il complesso nel corso della sua storia ha collaborato assiduamente con bacchette del calibro di Georg Solti, Carl Schuricht, Carlo Maria Giulini e Carlos Kleiber e ha avuto come direttori stabili grandissime personalità del podio come Sergiu Celibidache, Neville Marriner e Georges Pretre. Nella programmazione, la musica contemporanea ha sempre avuto largo spazio, e molti compositori celebri come Strawinsky, Hindemith, Boulez, Henze, Penderecki, Lachenmann, Kagel, Ruzicka e Pintscher, hanno diretto le proprie musiche sul podio della RSO Stuttgart des SWR. Nel 1998 Roger Norrington, musicista nativo di Oxford e molto conosciuto per il suo lavoro nel campo del ripristino delle prassi esecutive d’ epoca, è divenuto direttore stabile, fino alla stagione appena conclusasi. In tredici anni di attività, il direttore inglese si è dedicato soprattutto al repertorio classico viennese, portando il complesso a sviluppare un suono innovativo per trasparenza e ricchezza di sfumature, realizzato tramite lo studio e l’ applicazione delle ricerche filologiche più aggiornate. Ma questo non ha significato la trasformazione dell’ orchestra in uno di quei complessi che quelli come me definiscono sbrigativamente “baroccari”. La RSO Stuttgart des SWR non è stata snaturata nelle sue caratteristiche di versatilità e flessibilità di suono, e ha accresciuto la sua capacità di adattare le qualità timbriche a diversi tipi di repertorio, pur mantenendo inalterata la base coloristica. Più di cinquanta CD e DVD, oltre alle produzioni radiofoniche, costituiscono la testimonianza di questi tredici anni di lavoro in comune tra Norrington e l’ orchestra. Molte di queste incisioni hanno ottenuto premi e riconoscimenti, sia dalla critica discografica tedesca che a livello internazionale.
Con l’ ultimo concerto di questa stagione, Sir Roger Norrington si è congedato dal pubblico di Stuttgart. A partire da settembre il suo posto sarà preso dal giovane direttore francese Stéphan Denève, una delle bacchette più promettenti del momento, direttore stabile della Royal Scottisch National Orchestra di Glasgow e già esibitosi in teatri prestigiosi come il Covent Garden e la Scala, nonchè sul podio di tutte le principali orchestre americane ed europee.
Il concerto di congedo di Norrington alla Liederhalle comprendeva una prima parte in cui i dirigenti della SWR hanno tenuto i discorsi ufficiali di saluto, intervallati dall’ esibizione del SWR Vokalensemble, il coro da camera dell’ ente radiofonico, specializzato in musica contemporanea e conosciutissimo a livello internazionale. Il gruppo diretto da Marcus Creed ha eseguito due Lieder di Mahler elaborati da Clytus Gottwald: “Die zwei blauen Augen”, il cui tema fu utilizzato da Mahler nel terzo tempo della Prima Sinfonia e il celeberrimo “Ich bin der Welt abhanden gekommen”, la cui melodia costituisce la base dell’ Adagietto nella Sinfonia N° 5.
L’ armonizzazione per coro a sedici parti aggiunge alla musica un effetto straniante, in bilico tra arcaismo e modernità, davvero ricco di fascino. Assolutamente impeccabile l’ esecuzione.
Nella seconda parte, Norrington è salito sul podio per dirigere la Nona Sinfonia di Mahler. Il capolavoro estremo del compositore boemo è una sintesi suprema della sua vicenda artistica, uno sguardo al futuro realizzato con una fantastica retrospettiva sulla storia passata del sinfonismo classico. Come nella Patetica di Tschaikowsky, altro capolavoro realizzato alle soglie della morte, la struttura è impostata con un Adagio finale e il nucleo centrale comprendente due Allegri, in questo caso uno Scherzo e un Rondò. Mahler tocca qui uno dei vertici della sua ispirazione artistica, con una tecnica di destrutturazione tematica applicata a un ferreo rispetto dell’ architettura formale, qualcosa di difficilissimo da realizzare a questi livelli.
Nelle note scritte per il programma di sala, Norrington ha dichiarato di aver preso come base del suo lavoro di ricerca per questa esecuzione il disco inciso da Bruno Walter con i Wiener Philharmoniker nel 1938, registrato durante quella che fu l’ ultima esecuzione viennese del grande direttore, collaboratore e amico di Mahler, prima di abbandonare l’ Austria in seguito all’ invasione del paese da parte delle truppe naziste. Norrington si è servito delle annotazioni lasciate da Arnold Rosè, il violinista che fu per 57 anni Konzertmeister dei Wiener Philharmoniker e che di Mahler era cognato, avendo sposato Justine, la sorella prediletta del Maestro.
Tutto questo, nella lettura di Norrington, si traduceva in un’ esecuzione impostata in modo estremamente asciutto, dal suono trasparente e limpido, con gli archi che suonavano con un “vibrato” estremamente contenuto ma senza mai abbandonare la ricerca della bellezza del suono. Lucidissima la lettura del primo tempo, reso con un fraseggio orchestrale ricco di respiro. Norrington ha poi letto i due tempi centrali in maniera incisiva, con un’ asprezza quasi espressionistica ma senza mai forzare il suono. Il grande Adagio finale è stato interpretato dal direttore inglese con ampiezza di respiro e ottimo senso della cantabilità, fino ad arrivare al progressivo decomporsi della forma nelle battute finali, di una bellezza attonita e dolorosa. Si tratta di uno dei brani più difficili del repertorio sinfonico, per l’ estremo impegno tecnico ed espressivo richiesto dall’ autore. Norrington è riuscito perfettamente a mantenere la tensione interpretativa fino all’ ultimo, concludendo in maniera eccellente la sua interpretazione, salutata da un vero trionfo di pubblico.

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