Siegfried Wagner

Questo interessante dialogo tra Friedelind Wagner,  figlia di Siegfried Wagner e nipote di Richard, e Paul Hess, direttore d´orchestra e musicologo americano, fu pubblicato per la prima volta in Italia una ventina di anni fa, nella rivista musicologica DIASTEMA.

Friedelind Wagner ricorda suo padre. Intervista di Paul Hess

"Il figlio di Richard Wagner, come artista in proprio, è stato vittima di una pedantesca pregiudiziale, secondo cui egli non viene giudicato nel suo valore intrinseco, ma in nome di una presunta legge di natura. Si pretende infatti che un grand’ uomo non possa generare un grande figlio, benché Johann Sebastian Bach abbia avuto due grandissimi figli, ebenché Siegfried Wagner sia un artista più profondo e originale di molti che oggi sono famosi."
ARNOLD SCHÖNBERG «Rheinische Musik – und Tageszeitung» 1912.

L’ affermazione di Schönberg conserva, oggi, tutto il suo valore. Senza che nessun feroce drago lo custodisca, il tesoro rappresentato dall’ energica, espressiva ed eloquente musica di Siegfried Wagner esige di essere riscoperto. Affidata a un ascolto senza pregiudizi, quella musica sarebbe destinata a piacere immediatamente ai musicisti e al pubblico.
Come afferma, a sua volta, Lowell Liebermann: «Benché Siegfried Wagner abbia assimilati, nel comporre, alcuni aspetti strutturali fondati sull’uso del Leitmotiv, e derivanti certamente dall’ opera di suo padre, le sue composizioni sono stilisticamente autonome, e sarebbe alquanto difficile farle rientrare nella categoria delle imitazioni wagneriane, come si è detto spesso. In effetti, la musica di Siegfried Wagner è palesemente non-wagneriana, e questo suo carattere ha una portata che la maggior parte dei suoi contemporanei non potrebbe rivendicare per sé. Certo, esiste un’ influenza, ma essa si stempera nel carattere generale della musica di Siegfried e del suo stile personale, su cui agisce, piuttosto, un altro fattore prevalente: la meticolosa conoscenza e l’ amorosa frequentazione del repertorio operistico italiano, di Verdi in particolare. Si aggiunga un altro elemento importante, che agì nella formazione di Siegfried: l’ eredità ricevuta in dono dal suo maestro Humperdinck, ossia la tradizione musicale della Märchenoper,l’ opera di argomento fiabesco o fiaba musicale che dir si voglia. È probabile che Siegfried non sia statoun “innovatore” in senso stretto; piuttosto, fu il lavoro di amalgama e di distillazione delle procedure musicali da lui assorbite negli anni di apprendistato a renderlo capace di crearsi un linguaggio musicale tutto suo, e come tale unico: un linguaggio che fu altrettanto significativo e rappresentativo del periodoin cui egli visse, quanto quello dei suoi contemporanei più “innovativi” e più proiettati verso le “avanguardie” artistiche».

P.H.: Suo padre, in tutta la vita, fu un individuo straordinariamente versatile, dai molti talenti e dai molti aspetti. La musica fu soltanto una fra le molte arti da lui praticate. Nella sua giovinezza non gli mancarono né esperienze molteplici né occasioni di contatti che lo influenzarono in modo vitale.

F.W.: Nelle sue Erinnerungen  (SIEGFRIED WAGNER, Erinnerungen, Engelhorns, Stuttgart 1923, p.7.), Siegfried Wagner descrive il proprio padre che leva i pugni contro le nubi incombenti nel cielo di Bayreuth esclamando: «Questi maledetti sacchi di patate!». Per fuggire l’ aspro e piovoso clima di Bayreuth, Richard Wagner prese con sé l’ intera famigliae la portò a svernare in Italia: Siegfried aveva sette anni, e fu allora che si destò la sua attenzione per l’ architettura. I suoi quaderni da disegno si riempirono di chiese, palazzi e teatri. Fantasticando con carta e matita egli inventò un’ intera città, «Stadt Wankel» [«Città a mezz’aria»], in uno stile architettonico squisitamente italiano. Pur essendo a contatto con la musica giorno e notte, Siegfried ebbe altri interessi prevalenti durante la vita di suo padre: scrivere poemi epici, drammi, ballate in versi, e sopratutto disegnare senza posa. Più tardi, Humperdinck gli insegnò armonia e contrappunto, ma dopo un anno di lezioni dichiarò che Siegfried non aveva più nulla da imparare da lui. Perfettamente padrone dell’ inglese, del francese e dell’ italiano, Siegfried sapeva destreggiarsi molto bene in latino e in greco, tanto da riuscire a parlare in entrambe le lingue antiche con gli ecclesiastici di questo o quel luogo, quando, nel corso dei suoi viaggi, gli accadeva di non conoscere la parlata locale. Nel 1892, all’età di ventidue anni, fu invitato a compiere una crociera oceanica di sei mesi in Estremo Oriente: visitò così la Cina, il Giappone, l’ India e le Filippine. Esiste una serie di acquerelli dipinti da lui durante quel viaggio.
Siegfried fu accompagnato da un amico inglese, Clement Harris, anch’ egli un compositore di talento, morto nel 1898 combattendo a fianco dei Greci nella guerra greco-turca. Ebbene, durante il viaggio avvenne la svolta nella vita di Siegfried. Egli stava passeggiando per Singapore quando all’ improvviso, e del tutto inattesa, giunse alle sue orecchie da un edificio pubblico la melodia di un corale di Bach. Sopraffatto, muto per l’ emozione, scosso in profondità dall’ impressione che aveva prodotto in lui l’udire un’ eco del genio di Bach in quella remota città tropicale, Siegfried decise da quell’ istante di dedicare la sua vita alla musica. Da adulto, continuò a trascorrere le vacanze in Italia, e non perse mai la minima occasione di ascoltare i capolavori del repertorio operistico, neppure nei piccoli teatri d’opera di provincia. Quelle esecuzioni non erano certo di alto livello artistico, ma erano tuttavia piene di gusto edi temperamento, e offerte in un contesto così informale – con madri che durante l’ ascolto dell’ opera allattavano i loro bambini, e simili – da riempire Siegfried di allegria e piacere.

P.H.: A questo proposito ricorderemo che la musica di Suo padre è tutta percorsa da un carattere melodico e cantabile. Esiste davvero, e in quale misura, un rapporto qualitativo tra il linguaggio musicale di Siegfried Wagner e la tradizione operistica italiana e francese?

F.W.: Un giorno suo nonno Franz Liszt e suo padre Richard Wagner lo sorpresero mentre stava fischiando un’ aria da La muette de Portici di Auber accompagnandosi al pianoforte. Per tutta la vita Siegfried amò fischiare e noi bambini prendemmo familiarità con le opere di Verdi ascoltando nostro padre fischiandone le arie; e questo assai prima che noi potessimo udirle direttamente in un teatro d’ opera. Oltre a questa abitudine di fischiare con limpidezza e precisione, egli sapeva produrre suoni in molti altri modi: per esempio era straordinario quando stringeva insieme le mani e poi le faceva schioccare una contro l’ altra facendone uscire suoni perfettamente intonati sui diversi gradi della scala. Egli riusciva così a «suonare» intere melodie. Ci divertiva molto. Tutto questo sottolinea, mi sembra, la sua sensibilità melodica.

P.H.: Capisco bene come ne foste incantati. Ma non solo la sensibilità e l’ inventiva melodica erano le sue doti musicali. Siegfried, non meno di Richard Wagner, fu magistrale nell’ uso del colore orchestrale, e colpiscono di lui certi passi di scrittura per strumento solo, di grande abilità virtuosistica. Sappiamo che egli fu un grande solista di corno: nelle sue partiture sono memorabili alcune entrate di bravura del corno solo.

F.W.: Diversamente da Richard Wagner Siegfried fu molto abile nel suonare i più diversi strumenti: ne aveva appreso la pratica con somma cura e si era fatto educare in merito da vari compositori suoi amici.
Oltre a suonare il corno in modo esemplare aveva una particolare inclinazione per il flauto e per il violino, ed era un buon pianista.

P.H.: Se consideriamo l’immenso peso che poteva avere per lui l’ essere erede privilegiato della famiglia Liszt-Wagner e il dover vivere con quella schiacciante eredità sulle spalle, e se pensiamo alla quantità di tempo che le tremende responsabilità di cui era carico dovevano sottrargli a Bayreuth, rimaniamo stupiti constatando che, malgrado ciò, egli compose una sorprendente mole di musiche: quindici opere teatrali, una sinfonia, un concerto per violino e orchestra, un concertino per flauto e orchestra, pagine per coro a cappella o per coro e orchestra, lieder.

F.W.: Siegfried, in questo, aveva una natura vulcanica. Humperdinck, compositore notoriamente
lento, diceva che Siegfried somigliava a una pianta d’ arancio, dalla quale nascono simultaneamente fiori
e frutti.

P.H.: Ma Siegfried come lavorava? Il suo modo di comporre era tormentato, era uno sforzo continuo di dare forma alle idee che nascevano, oppure era facile e immediato?

F.W.: Componeva con immediata chiarezza, come se il lavorio creativo fosse già incanalato a priori in un progetto già meditato. Siegfried è stato uno dei pochi compositori che abbia scritto le ouvertures per le sue opere teatrali prima di scrivere le pagine successive, e non come una selezione o un coacervo di temi presi dall’ opera già completata, e quindi dopo. Certe sue ouvertures furono composte sei o persino dodici anni prima che l’ opera fosse sceneggiata e composta in ogni sua parte.

P.H.: I suoi libretti d’opera sono interessanti in sé, almeno a osservarne il soggetto e la sceneggiatura. Qual è la loro natura e il loro valore?

F.W.: Per i libretti delle sue opere, scritti sempre da lui stesso, Siegfried Wagner trasse ispirazione dalle fiabe germaniche, dal folklore, dalle leggende fiorite con diverse varianti nella tradizione letteraria; lo fece liberamente, spesso con interventi autonomi e con licenze poetiche che, modificando la trama, miravano ad adattarla alla sua poetica personale. Naturalmente nei libretti di Siegfried i potenti fanno sempre una pessima figura, mentre la sua simpatia va ai personaggi umili che la storia di solito relega ai margini. Siegfried ebbe uno strano rapporto preferenziale con il diavolo che appare infatti in tre delle sue opere (ma sempre, beninteso, come perdente). Tuttavia, malgrado le sue ripetute sconfitte, il diavolo è nei drammi di Siegfried una figura non odiosa, persino simpatica, con una valenza liberatoria. Questa valenza riguarda soprattutto le figure femminili, molto amate da Siegfried, che potrebbe addirittura apparire, in alcune scene delle sue opere, come uno dei primi paladini della liberazione della donna, e comunque un sostenitore della tolleranza e della compassione. L’ uomo, con la sua mentalità maschile e spesso intollerante, svolge spesso nei libretti di Siegfried un ruolo negativo e oppositivo. Eppure, nei denouements conclusivi, la figura maschile rovescia quel ruolo e appare come un deus ex machina che restaura la giustizia ed è esemplare per benevolenza e carità. In un’ epoca connotata dal pensiero di Freud, di Jung e dei loro successori, le opere di Siegfried Wagner forniscono una ricca messe di elementi di riflessione per chiunque si occupi di psicologia del profondo, d’interpretazione dei sogni e di parapsicologia, proprio per la presenza di questi simboli essenziali (la donna che salva, il re che guarisce) e per la continua ambiguità del modo con cui il sistema di valori e di significati si applica alla coppia uomo-donna.

P.H.: La rappresentazione delle opere di Siegfried Wagner offre a un regista magnifiche occasioni di progetti globali e di vere e proprie provocazioni registiche. Chi voglia rendere giustizia a lui, che fu un eccezionale maestro della regia, non dovrebbe forse partire sempre da questi presupposti provocatorii?

F.W.: Siegfried Wagner impersonò quell’ ideale regista di teatro che era nei sogni di Richard Wagner. Egli unificò in se stesso le figure del compositore, dello scenografo e del regista. Fu musicista, pittore, decoratore, persino attore d’ eccezione, un uomo che aveva studiato acustica, architettura d’ interni, scenografia, tecnica dell’ illuminazione, persino canto (infatti cantava come un vero professionista), e che sapeva organizzare dalle basi ogni aspetto di una realizzazione teatrale. Anch’io, nella mia attività d’ insegnamento, cerco di realizzare un simile training.

P.H.: E Siegfried Wagner direttore d’orchestra? Sappiamo che l’ attività direttoriale di Siegfried cominciò nel 1893, e che in quella veste egli non solo diresse a Bayreuth, ma compì tournées che lo portarono da Bayreuth alla Scala di Milano al Queen’ s Hall di Londra, e altrove.
È possibile trovare in commercio dischi con le sue interpretazioni direttoriali di molte composizioni di suo padre – compreso il Siegfrieds Idyll, composto appositamente per lui – e di composizioni proprie, come l’ ouverture di Bärenhäuter (Bärenhäuter, la prima opera teatrale di Siegfried Wagner, fu data in prima rappresentazione a Vienna nel 1899, con la regia di Siegfried Wagner e la direzione di Gustav Mahler).
Quindi possiamo farci un’idea di come egli dirigeva. George Bernard Shaw ebbe a dire: «Noi siamo vecchi parrucconi in confronto a questo giovane, che mostra non soltanto una perfetta comprensione del mondo
poetico presente nella musica di suo padre e suo nonno, […] ma anche una istintiva sensibilità nel fondere la qualità virile e quella femminile quali Liszt e Wagner le intrecciarono nelle loro partiture». Shaw paragonò Siegfried a Felix Mottl e a Hans Richter, e scrisse che Siegfried non era «più grande» di Richter nel senso che Brunelleschi non è più grande di Michelangelo: soltanto diversi l’ uno dall’ altro. Che cosa si può aggiungere?

F.W.: Potrei aggiungere la tournée del 1924 negli Stati Uniti, nella quale egli diresse trenta rappresentazioni, e tenne pubbliche conferenze insieme con sua moglie Winifred.

P.H.: A proposito di Winifred: esistono larvate accuse di antisemitismo, se non addirittura di criptonazismo, rivolte a Siegfried Wagner. Con quale fondamento?

F.W.: Quando fui in America, sentii dire che proprio nel 1924 l’ intera famiglia Wagner era stata accusata di aver dato fondi e sostegni al movimento nazionalsocialista, e addirittura di aver versato gli interi proventi del Festival di Bayreuth 1924 a coloro che avevano tentato in quello stesso anno il Putsch nazista di Monaco. Simili dicerie costarono a mio padre, durante quella tournée, parecchie ostilità da parte della stampa americana. In realtà, diversamente da mia madre, Siegfried Wagner era fortemente ostile al nazismo. Quanto all’«antisemitismo», ricorderò per esempio che nel 1921 un importante critico musicale viennese, antisemita per vocazione, si lamentò perché mio padre riempiva Bayreuth di ebrei che egli faceva lavorare nel teatro ai più diversi livelli.

P.H.: Fra i ricordi che Lei ha lasciato della Sua famiglia, quello di Suo padre è particolarmente vivo, più vivo di quanto non sia il ricordo di Sua madre Winifred o di Sua nonna Cosima. Certo, era anche l’ indole personale di Siegfried Wagner che doveva lasciare un’impressione indimenticabile. Gentile con tutti, modesto, caldo nei moti di affetto e di simpatia, nobile e generoso: così lo ricordano alcuni suoi contemporanei, fra cui George Bernard Shaw, Max Reger, Fritz Busch, Albert Schweitzer. Com’ era il carattere di Siegfried?

F.W.: Una volta, la televisione tedesca domandò a me e a mia sorella Verena come avremmo potuto condensare in una parola il carattere di nostro padre. Rispondemmo semplicemente: «Umorismo, spirito, allegria e fantasia».

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