Dialogues des Carmélites alla Staatsoper Stuttgart

Grande successo, alla Staatsoper Stuttgart, per la nuova produzione dei Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc, penultimo nuovo allestimento della stagione in corso. Un esito positivo che questa volta riguarda anche l´Italia, visto che le scene e i costumi sono state realizzate da due artisti del nostro Paese, Michele Canzoneri e Rossella Leone. Devo segnalare con piacere che l´Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda ha svolto un bel lavoro di preparazione all´avvenimento, organizzando in collaborazione con la Staatsoper una giornata di studi dedicata all´opera del pittore siciliano e al lavoro svolto per questo spettacolo, e una mostra delle sue opere nella Katholische Kirche di Stoccarda.
Michele Canzoneri, pittore tra i più quotati nel nostro paese, ha svolto in passato altri lavori molto importanti nel campo della scenografia lirica. Tra i più felicemente riusciti, vanno ricordati Blaubart di Camillo Togni alla Fenice di Venezia, il Parsifal al Teatro Comunale di Bologna, Elegia per giovani amanti di Henze, Mavra di Stravinskj e Pantea di Malipiero al Teatro Regio di Torino, senza dimenticare la bellissima Norma ideata per il Teatro Bellini di Catania e poi ripresa in molti altri teatri, per la quale nel 2000 gli venne attribuito il Premio Abbiati come miglior scenografo dell´anno.
Basandosi sul bellissimo lavoro scenico di Canzoneri, ammirevole per ricchezza coloristica e fantasia di concezione, il regista Thomas Bischoff ha costruito un allestimento elegante e coinvolgente, ricco di atmosfera e con un preciso senso della logica teatrale. Una scena basata su pannelli fissi, colori cupi, costumi sobri, un gioco di luci e ombre appropriato e un arredamento scarno facevano da sfondo a una concezione teatrale notevolissima per lucidità e tensione espressiva.
Bischoff, nella sua regia, mostra il dramma del martirio delle suore carmelitane durante il periodo del Terrore, argomento della piéce teatrale di Georges Bernanos che ha fornito la base al libretto che Poulenc stesso scrisse per la sua opera, come una tragedia raccontata e recitata dai giacobini stessi. Un´attrice, nei panni di una rivoluzionaria giacobina, introduce le due parti in cui si articola lo spettacolo con dei monologhi basati su testi del drammaturgo sassone Heiner Müller (una delle figure più importanti del panorama letterario della ex DDR, regista, autore e per molto tempo Presidente della Akademie der Künste di Berlino Est) il cui argomento si sviluppa partendo dalle parole: “Die Revolution ist die Maske des Todes, der Tod die Maske der Revolution” (la Rivoluzione è la maschera della morte e la morte è la maschera della Rivoluzione). La Faucheuse poi durante lo svolgimento dell´azione funge da conduttrice drammatica di tutti gli avvenimenti scenici, introducendo e seguendo costantemente l´azione e reggendo le fila complessive di questa doppia lettura drammatica. Una scelta senza dubbio interessante e molto coinvolgente, che veniva a sostenere ed aumentare la forza espressiva dell´azione scenica, da lodare soprattutto perchè realizzata senza sovrapporsi alla drammaturgia musicale.
Uno spettacolo assai bello da vedere e recitato con una perfetta condotta complessiva e coerenza di esposizione. Una messinscena che si adatta perfettamente all´atmosfera di terrore angoscioso immaginata da Poulenc nella sua opera, in cui le vicende personali di Blanche de la Force, giovane donna di stirpe aristocratica rifugiatasi in convento per sfuggire alle paure che la perseguitano, si inseriscono nel dramma collettivo della persecuzione religiosa scatenata dai giacobini durante il Terrore, che travolge la comunità religiosa del convento delle Carmelitane di Compiégne e porta al martirio collettivo delle suore. La musica di Poulenc, affascinante nel suo citare continuamente linguaggi e stili diversi, dal Settecento fino a Mussorgskj e Debussy, funge da straordinario moltiplicatore espressivo in un crescendo irresistibile di tensione che culmina nella straordinaria scena finale, con le suore che intonano il Salve Regina mentre vengono condotte alla ghigliottina e col  rumore della lama che cade ad interrompere con una cadenza implacabile il canto. Sicuramente, uno dei vertici espressivi di tutto il teatro lirico del Novecento.
Bellissima, per eloquenza espressiva e profondità di interpretazione, la lettura che ne ha dato Manfred Honeck, a capo di un´orchestra al massimo della forma. Il direttore austriaco ha saputo padroneggiare al meglio la complessa scrittura orchestrale e ricavare tinte orchestrali di grande ricercatezza. Una lettura asciutta, tesa e teatralmente ineccepibile.
Eccellente, per resa complessiva, il casto vocale. Jutta Böhnert è stata una Blanche ammirevole per varietà di fraseggio e condotta scenica, oltre che cantata in maniera perfettamente efficace. La giovane coreana Sunhae Im ha interpretato Constance con una voce di timbro fresco e una bella varietà di accenti. Il mezzosoprano ungherese Andrea Melath ha reso il personaggio di Mére Marie con grande autorevolezza scenica e vocale, soprattutto nella scena con Blanche del terzo atto. Michaela Schneider, una delle migliori voci dell´ensemble della Staatsoper,che quest´anno ha riscosso un grande successo personale come Micaela in Carmen, ha fornito un´altra bellissima prova vocale nella parte di Madame Lidoine. La parte di Madame de Croissy era affidata a Rosalind Plowright, cantante dalla carriera illustre, ora passata al registro di mezzosoprano e ancora in possesso di qualità efficaci dal punto di vista del fraseggio, che le hanno permesso di sottolineare al meglio la scena della morte al finale del primo atto.
Bravissima l´attrice Catherine Janke, che nei panni della Faucheuse reggeva le fila drammatiche della vicenda e che ha recitato con grande proprietà scenica ed afficacia di accenti nei monologhi introduttivi.
Tra le voci maschili, la prova migliore l´ha fornita il tenore russo Roman Shulakoff come Chevalier de la Force. Questo giovane cantante si è già fatto notare in più occasioni, a partire dal suo debutto qui a Stoccarda come Lensky nell´Onegin, per le belle qualità naturali e la bravura interpretativa, confermata anche in questa occasione. Buona anche la prestazione di Wolfgang Schöne, veterano della Staatsoper e uno dei cantanti più amati dal nostro pubblico nel corso dei sui 38 anni di attività qui da noi, e che ha messo tutta la sua esperienza scenica e vocale nel rendere il personaggio del Marquis. Autore di una bella prova anche il giovane baritono coreano Adam Kim, voce di bella morbidezza e interprete assai versatile. Tra le parti di fianco, una segnalazione la meritano soprattutto Torsten Hofmann nella parte del Primo Commissario e soprattutto Heinz Göhrig, il principale tenore caratterista della Staatsoper, interprete sempre efficace di decine di ruoli diversissimi, che ha dato un´interpretazione vocalmente incisiva e teatralmente perfetta del ruolo del Cappellano. Bene anche tutti gli interpreti dei numerosi ruoli minori e il coro, preparato in questa occasione da Johannes Knecht. Successo caldissimo e meritato, per una delle migliori produzioni viste quest´anno qui alla Staatsoper.

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