Arthur Endreze

Sono da sempre un appassionato ascoltatore delle registrazioni di cantanti storici. In un´epoca come la nostra, nella quale le voci in grado di cantare correttamente sono ormai pochissime, per non dire quasi inesistenti, si cerca di sminuire la lezione tecnica che si può ricavare dalle incisioni del passato invocando pretese ragioni di modernità, di stile quando non il generico e fumoso pretesto che "oggi non si può più cantare come una volta".
Se il significato pratico di questa affermazione è quello di dover accettare i suoni spesso simili a grida, la realizzazione musicale precaria per mancanza totale del "legato" e la monotonia espressiva che caratterizza la maggior parte dei cantanti di oggi, allora il mio rifiuto è totale.
Per comprendere la differenza, basta ascoltare esempio come quello che voglio proporre in questo post: il baritono Arthur Endreze, una voce di cui ho scoperto piuttosto recentemente le testimonianze registrate.
Endreze nacque a Chicago il 28 novembre 1893, da una famiglia di origini europee: il padre era tedesco e la nonna materna francese. Il suo vero nome era Arthur Endres Kräckmann. Studente di agraria, fu notato e indirizzato allo studio del canto dal grande direttore d´orchestra Walter Damrosch e inviato in Francia, a Fontainebleau, con una borsa di studio dell´American Academy. Qui prese lezioni da Jean De Reszke, uno degli ultimi esponenti dell´epoca d´oro del belcanto.
Apriamo qui una parentesi per spiegare brevemente chi fosse questo straordinario artista. Jean De Reszke fu uno dei cantanti favoriti di Massenet (che scrisse per lui Le Cid) e il divo principale del Metropolitan di New York prima dell´arrivo di Enrico Caruso. Uscito da una scuola straordinaria come quella di Antonio Cotogni, fu baritono per circa un decennio e dal 1884 in poi tenore, a trentaquattro anni di età, quindi piuttosto tardi. Non aveva una voce di straordinaria bellezza anzi, stando alle cronache dell´epoca, sotto il profilo della qualità del suono non poteva competere con i tenori italiani. Ma sapeva come pochissimi altri rivalersi con lo stile, la forbitezza del canto, la recitazione aristocratica e curata nei minimi particolari. Fu uno dei tenori prediletti anche dal pubblico del Covent Garden e dai reali d´Inghilterra che lo invitarono spesso al Castello di Windsor per le celebri serate di gala chiamate Command Performances. Anche il fratello Edouard, basso, fu un cantante di rilievo storico, prescelto da Verdi per la prima di Aida all´Opéra di Parigi e per il ruolo di Fiesco nella prima esecuzione della versione riveduta del Simon Boccanegra, accanto a Victor Maurel e Francesco Tamagno.
Jean De Reszke negli ultimi anni della sua vita si era stabilito a Nizza dove insegnava canto, e tra i suoi allievi più celebri oltre ad Arthur Endreze, vanno ricordate due artiste del calibro di Maggie Teyte e Bidù Sayão, oltre al celebre tenore austriaco Leo Slezak che venne da lui a perfezionarsi.
Arthur Endreze, dopo i suoi studi con De Reszke, debuttò nel 1925 a Nizza come Don Giovanni. Notato immediatamente dal celebre compositore e direttore d´orchestra Reynaldo Hahn, che gli diede lezioni di perfezionamento, nel giro di tre anni debuttava a Parigi, prima all´Opéra Comique e poi alla Salle Garnier, come Valentin nel Faust. Per un ventennio fu il baritono più in vista dell´Opéra, in un vasto repertorio che comprendeva, oltre e tutti i principali ruoli del repertorio francese come Nevers, Hamlet, Athanael, Nikhalanta, Valentin, Albert, numerosissime parti italiane e wagneriane oltre alle prime esecuzioni assolute di numerosi ruoli come quello di Creon nella Medée di Darius Milhaud. Cantò spesso come ospite a Nizza, Montecarlo e Bruxelles ma non apparve mai sui palcoscenici anglosassoni. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu brevemente internato in un campo di prigionia durante l´occupazione tedesca della Francia, ma grazie  alla cittadinanza americana gli fu permesso di ottenere il visto per gli Stati Uniti. Tornò in Francia alla fine della guerra e morì a Chicago il 15 aprile 1975.
La discografia di Arthur Endreze non è quantitativamente copiosa come  quella di altri baritoni del periodo storico, ma tuttavia più che sufficiente a tracciare il ritratto di un artista che si distingue come pochi altri nella storia per l´eleganza e la raffinatezza del fraseggiare. Cantante di straordinaria perfezione tecnica, esegue il repertorio belcantistico con una souplesse da vero virtuoso. La sua incisione dell´aria di Alphonse da La Favorite colpisce per il senso dello stile e la precisione e la nettezza dei trilli oltre che per l´autorevolezza del fraseggio veramente adatto a delineare un personaggio regale.
Ma Endreze va ascoltato anche nelle sue straordinarie interpretazioni wagneriane, come ad esempio quella del ruolo di Wolfram.

Ascoltate l´espressività, l´eloquenza e soprattutto il vero legato wagneriano, quello che possedevano tutti i cantanti di quell´epoca e che oggi è stato definitivamente sotterrato da tre generazioni di latrati.

Endreze era un cantante che prediligeva i ruoli drammatici, ma se ascoltato nell´aria di Escamillo sfoggia un´eleganza e una rotondità di suono che nessun altro cantante è stato più in grado di eguagliare in questo brano.
Ma sono assolutamente da notare la concentrazione e l´intensità del fraseggio, oltre che la nobiltà e la raffinatezza della dizione sfoggiate dal baritono americano in questa registrazione del monologo "Comme une pale fleur" dall´Hamlet di Thomas.

 

Non era un cantante di grande potenza, piuttosto un vocalista elegante ed aristocratico, in possesso di una tecnica completa e rifinita. La voce, di bel timbro e colore decisamente baritonale, ha anche un lievissimo vibrato, un’ emissione composta, dolce e stilizzata. Colpisce la facilità con cui esegue smorzature a tutte le altezze, padroneggiando nei minimi particolari la dinamica.. Un cantante completamente padrone della sua voce e interprete raffinato come pochi altri tra quelli che ho avuto occasione di ascoltare in disco. Notate come anche qui la perfetta posizione tecnica della voce e il temperamento analitico dell´interprete permettono di illuminare dall´interno ogni parola del testo.

Siamo veramente di fronte a un maestro di canto, uno degli ultimi ad applicare rigorosamente e senza compromessi i principi fondamentali della scuola antica. Forse un ascoltatore abituato alla concitazione generica e alla superficialità interpretativa delle voci di oggi potrebbe trovare qualche sentore di accademismo in queste esecuzioni, ma basta ascoltare attentamente per apprezzare fino in fondo la personalità dell´interprete e la classe assolutamente straordinaria del cantante.
Lezioni come quella di Endreze andrebbero meditate a fondo. Soltanto a cantanti di questo tipo, che avevano meditato e applicato compiutamente i principi della vera vocalità, era consentito arrivare a questi vertici di scavo analitico della parola cantata. Quello che alle voci dei nostri tempi è assolutamente precluso.

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