Carmen alla Staatsoper Stuttgart

Un ulteriore esempio di quella tendenza registica che qualcuno giustamente chiama “Eurotrash”.

Il sipario si apre e mostra un seminterrato in stile teatro off anni Sessanta, arredato con paralumi e poltroncine in legno prese dagli scarti di qualche magazzino IKEA. In esso vive una comunità di ex militari alcoolizzati, confortati saltuariamente da prostitute nemmeno tanto attraenti e da una soldatessa dell´Esercito della Salvezza, tale Micaela. Il caso clinicamente più interessante è quello di Josè, il tipo più mentalmente sinistrato di tutti, che vive perennemente seduto in poltrona a rimuginare le sue ossessioni, rappresentate da un cadavere femminile steso a terra. A un certo punto le prostitute iniziano una specie di rito macumba e il cadavere prende vita. Veniamo a sapere che si tratta di Carmen, una loro collega dai modi piuttosto spicci che in passato frequentava anche lei lo scantinato e se la faceva con alcuni degli abitanti. Tra coloro che prendevano parte alla tresca c’ era anche Josè, che in seguito a  questa vicenda aveva ricevuto un colpo decisivo alla sua salute mentale. Micaela, aldilà dei suoi doveri professionali, ha evidentemente preso a cuore il caso del militare alienato e cerca di consolarlo, ma viene scacciata in malo modo da Carmen. Ne nasce una rissa generale, e Zuniga, che nella vita militare rivestiva il grado più elevato, decide che Carmen deve essere scacciata dalla casa. Josè si oppone e viene cacciato insieme a lei. Fine del primo atto.
Atto secondo. Carmen, che evidentemente è donna difficile da soddisfare, non si accontenta delle prestazioni che Josè può concedere nei momenti di lucidità e invita a prendere parte al gioco un bulletto di provincia, tale Escamillo, finanziariamente ben messo ma volgare nei modi, tanto da vestire perennemente in smoking, però con modi burineschi che vengon fuori al minimo gesto. Nemmeno questo basta a scuotere Josè. Carmen le prova tutte, invitando anche due colleghe insieme a due uomini truccati da clown, che inscenano una specie di pantomima erotico-burlesca. Finalmente l’ alienato si scuote, e dopo una dichiarazione passionale tenta di tradurre i suoi sentimenti in atti, diciamo così, concreti, facendo però clamorosamente fiasco. Preso dalla frustrazione, si avventa contro il suo ex superiore e lo malmena. Fine del secondo atto.
Atto terzo. Dopo un’ incomprensibile discussione tra Carmen e le due colleghe, durante la quale un clown lancia in aria una serie di carte da gioco, Micaela, che da brava soldatessa della Salvation Army prende molto a cuore il caso del militare alienato, viene a tentare di far qualcosa d’ altro per lui. Arriva poco dopo che il povero Josè aveva fatto una scenata di gelosia al parvenu Escamillo, che nel frattempo ha evidentemente soddisfatto le esigenze sessuali di Carmen. La scenata degenera in una rissa tra i due, nella quale l’ ex soldato viene sopraffatto dal burino e riceverebbe una dura lezione, senza l´intervento delle colleghe di Carmen e dei clown. Micaela convince Josè a lasciar perdere la donnaccia. Fine del terzo atto.
Atto quarto. Micaela sorveglia da vicino Josè tenendoselo accanto a guardare la tv. Il poveraccio, ormai completamente fuori di testa, è vittima di allucinazioni nelle quali vede il suo rivale moltiplicato per decine di volte. Alla fine si scuote e affronta Carmen, venuta a consumare una cosa veloce insieme al nuovo ganzo. Nella scenata finale, mentre aspettiamo che finalmente il poveraccio regoli i conti dando una lezione alla sgualdrina, questa sul più bello si sdraia a terra riprendendo le sembianze di cadavere. Capiamo così che tutta la vicenda era una ricapitolazione di un’ omicidio passionale avvenuto in precedenza. Sipario.
Bel pezzo di teatro, nulla da dire. Se devo muovere una critica, essa andrebbe fatta alla colonna sonora. Infatti il regista Sebastian Neubling ha accompagnato la vicenda con la musica di un drammone ottocentesco, la Carmen del compositore francese Georges Bizet, che per la sua scarsa aderenza al testo si trasformava a volte in una vera azione di disturbo. Sarebbe stato opportuno sostituirla, meglio se con musica appositamente composta.
Ho raccontato, senza alcun paradosso e con la massima fedeltà,quello che si è visto sul palcoscenico della Staatsoper di Stoccarda nella Carmen, uno spettacolo del 2006 ripreso in questa stagione. Il regista Sebastian Neubling in questa messinscena è chiaramente mosso da profondo disprezzo nei confronti dell´opera bizetiana. Ma le armi del suo odio sono spuntate a causa della sua ignoranza. Carmen è un personaggio mosso da qualche cosa di molto più complesso delle maldigerite teorie freudian-lacaniane che stanno alla base di questo allestimento, e coinvolge sentimenti e concezioni di vita molto più profondi.
Carmen è come la dimostrazione di un teorema, la messa in musica di un tragico “Discorso sul metodo”. Carmen non parla neppure con gli altri, ma si esprime sempre, anche quando usa parole di senso compiuto, in una sorta di svagato e impenetrabile “la la la”. Don José non può fare altro che tentare di entrare in quel castello incantato, ma le sue parole sono pesanti, parlano la lingua di chi vuole portare a sé gli altri; sono le parole di un oscuro professore accademico e contorto, di fronte all’ aerea levità della prosa cartesiana. Tant’ è che, quando Carmen confessa di essere “amoureuse à perdre l’ esprit”, noi sappiamo già che parla soltanto di sé e del proprio fascino incantatorio. Non ci sono in quest’ opera unisoni veristi, sentimentalismi “larmoyant”, amori cosmici. C’ è il tono basso del momento per momento, c’ è il rifiuto pertinace di accodarsi alla continuità del tempo, una continuità pretesa invece da chi ama sul serio. Da qui il tono tragicamente giovane e incosciente dell’ opera, la glorificazione di una ribellione che ha la durezza e l’ inscalfibilità di un teorema. Ridurre tutto questo alla vicenda di una sgualdrina che si sollazza con un gruppo di alcoolizzati vuol dire, sic et simpliciter, non avere capito nulla e non aver nemmeno fatto uno sforzo per capire.
Peccato, perchè la parte musicale di questa ripresa era di eccellente livello. Merito innanzi tutto di Patrick Fournillier, tornato alla Staatsoper dopo il grande successo della Lucia lo scorso anno e autore di una direzione tesa, drammatica, ma perfettamente francese nella tinta orchestrale e nelle sfumature. Una lettura di grandissima efficacia e presa teatrale, con un’ orchestra che spesso si sostituisce alle illogicità della messinscena per prendere in mano il filo della narrazione. Fournillier ha optato per un’ esecuzione pressochè integrale della versione Oeser della partitura, compresa la seocnda parte del duetto Josè-Escamillo al terzo atto. Come sempre in gran forma l’ orchestra e il coro.
La compagnia di canto si è fatta apprezzare per l’ efficacia della resa scenica, soprattutto in rapporto al particolare tipo di spettacolo. Tajana Raj, che interpretava Mercedes nelle recite degli anni passati, stavolta debuttava nel ruolo della protagonista. Debutto convincente, va detto. Il giovane mezzosoprano di Nürnberg è uno degli elementi più promettenti dell’ensemble della Staatsoper, e qui ha impersonato una protagonista efficace sia vocalmente che come personalità interpretativa. Una Carmen molto altera e chiusa in se stessa, e cantata assai bene soprattutto negli ultimi due atti. Al suo fianco il tenore gallese Timothy Richards, che doveva cantare alle repliche e ha sostituito all’ ultimo momento un collega indisposto, è stato un Don Josè sufficientemente incisivo nella declamazione, anche se lievemente meno a suo agio nei passi liricheggianti della parte. Molto buono l’ Escamillo del baritono coreano Adam Kim, voce timbrata e morbida anche se lievemente soffocata negli acuti. Positiva anche la prova di Michaela Schneider nel ruolo di Micaela, in particolare nell’ aria, cantata con belle sfumature dinamiche anche grazie all’ ispirato accompagnamento orchestrale di Fournillier. Buone in complesso tutte le parti di fianco.

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3 pensieri su “Carmen alla Staatsoper Stuttgart

  1. Cronaca invero divertente, complimenti!
    Sì, la "colonna sonora" era scelta piuttosto male, evidentemente. 
    Immagino che la reazione del pubblico – come spesso in questi casi – sia stata divisa, fra scandalizzati che passano per "matusa" ed entusiasti che si fanno passare per "intelligenti". 

    Ciao!      

  2. Al suo apparire, nell´ottobre 2006, questo allestimento fu salutato da una delle più memorabili fischiate che si ricordino qui da noi.
    Dopo questa recita uno dei comprimari mi ha detto testualmente: "Heute abend alles hat geklappt, die Inszenierung ist leider immer noch scheisse".
    Ciao

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