Turandot alla Staatsoper Stuttgart

In attesa della nuova produzione del Parsifal firmata da Calixto Bieito, la Staatsoper di Stoccarda propone in questo periodo una serie di riprese di titoli di repertorio, tra cui la Turandot nell’ allestimento ideato nel 1997 da Nicolas Brieger.

Questa ripresa aveva il suo motivo di interesse principale nella presenza del giovane direttore slovacco Juraj Valcuha, recentemente nominato direttore stabile dell’ Orchestra RAI di Torino, che debuttava in questa occasione sul podio della Staatsoper.

Il giovane maestro ha dimostrato di possedere notevoli qualità tecniche e una personalità interpretativa ragguardevole. La sua interpretazione dell´ultimo capolavoro pucciniano è stata vibrante e accesa nei colori, con un taglio esecutivo chiaramente volto a mettere in evidenza gli aspetti novecenteschi della scrittura. Tinte orchestrali sgargianti e spesso aspri,quasi stravinskiani, tempi in genere molto mossi e notevole grandiosità nel trattamento delle pagine corali. Valcuha ha sfruttato al meglio le notevoli qualità dell´orchestra e del coro, e si è rivelato preciso e sicuro nell´accompagnare e sostenere i cantanti. Una prova di notevole rilievo, che conferma tutto quello che si va dicendo di buono su questo giovane direttore, atteso nei prossimi mesi da una serie di impegni importanti, tra cui una nuova produzione de L’ Elisir d’ amore alla Staatsoper di Monaco, con Rolando Villazon protagonista.

La compagnia di canto comprendeva alcuni dei migliori elementi membri stabili dell’ ensemble della Staatsoper. Turandot era il soprano bavarese Barbara Schneider-Hofstetter, Hochdramatisch Sopran della nostra compagnia, apprezzata interprete di ruoli wagneriani come Senta, Elsa e Isolde. Si tratta di una cantante che possiede mezzi vocali notevoli per volume e squillo, perfettamente in gradi di dominare l’ aspra tessitura del ruolo di Turandot, affrontata con sicurezza e risolta in maniera egregia nel fraseggio.

Nella parte di Liù abbiamo ascoltato la giovane armena Karine Babajanyan, attualmente forse l’ elemento di maggior classe dell’ ensemble di Stuttgart, che in questi ultimi due anni ha riscosso grandi successi come Cio Cio San, Tosca e soprattutto Tatjana in Eugene Onegin, probabilmente una delle più belle interpretazioni ascoltate di recente in questo teatro. Al suo debutto nel ruolo di Liù, la Babajanyan ha confermato di essere un’ artista di grande classe vocale ed interpretativa, che può tranquillamente puntare ai grandi palcoscenici. Molto ben cantate le due arie, con accenti particolarmente ispirati nella grande scena del terzo atto.

Calaf era affidato al tenore coreano Ki-Chun Park, professionista di grande sicurezza ed affidabilità, in possesso di una voce forse non particolarmente attraente dal punto di vista timbrico, ma ben controllata, con un settore acuto notevole per squillo e penetrazione.

Molto buona anche la prova nel ruolo di Timur del basso cinese Liang Ling, un altro elemento di grandi capacità professionali e interprete duttile di ruoli assai diversi tra loro.

Buono anche il terzetto delle maschere, con una menzione particolare per il Ping del giovane baritono austriaco Miljenko Turk.

La messinscena di Nicolas Brieger, basata su scene molto schematiche ideate da Hermann Feuchter, è di taglio decisamente espressionistico, con un´atmosfera richiamante la schönberghiana Erwartung. Molto ben calibrati gli effetti di luce e assai efficace la condotta delle masse. Tenendo conto della tendenza trash di certo Regietheater in voga qui da noi, questa è una produzione che possiede una sua più che dignitosa cifra stilistica e si lascia ancora guardare con piacere.

Successo assai caloroso per tutti.

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Un pensiero su “Turandot alla Staatsoper Stuttgart

  1. Salve,
    la contatto per chiederle un'informazione. Visti i numerosi post che lei ha dedicato al grande Carlos Kleiber, mi chiedevo se avesse per caso il testo della famosa lettera anonima del Maestro a Der Spiegel, in cui parla di Celibidache. Non sono riuscito a trovarla da nessuna parte, e mi pare che lei l'abbia citata.
    Un saluto e grazie in anticipo,
    Gabriele.

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