Claudio Giombi intervista Alfredo Kraus

Claudio Giombi, di cui ho già pubblicato i ricordi dei suoi incontri con Carlos Kleiber ed Herbert von Karajan, mi ha autorizzato a inserire qui questa interessantissima intervista inedita al grande e indimenticabile Alfredo Kraus.
A lui vanno i miei ringraziamenti per questo documento di altissimo valore.

Il 2 aprile 1978 presso l’hotel Savoia a Trieste ALFREDO KRAUS mi rilasciava questa intervista. Eravamo insieme nell’ allestimento del Werther di J. Massenet che poi sempre insieme riprendemmo alla Scala di Milano e al San Carlo di Napoli.
Conoscevo l’ artista da molti anni, quasi dai suoi esordi italiani in una Traviata con Rosanna Carteri al Verdi di Trieste alla fine degli anni cinquanta, poi debuttai al suo fianco in Spagna con Dulcamara nell’ Elisir, poi ancora insieme in molte altre occasioni tra cui un Rigoletto con la D’ Angelo e Protti sempre al Verdi di Trieste.
E stato un artista con il quale mi sono trovato sempre a mio agio. Parlavamo di molte cose ed entrambi eravamo interessati alla conoscenza della tecnica vocale. Io allora iniziavo il mio percorso di docente in canto e quindi ritenevo corretto conoscere le opinioni di quei cantanti che secondo me sapevano usare bene la voce, oltre al grande Alfredo, intervistai anche Rolando Panerai e Paolo Washington durante le recite di “Bohème” a Salisburgo, con la direzione di Karajan.

Quanto segue è stato da me registrato il 2 aprile 1978 a Trieste. Possiedo la cassetta quale testimonianza di quanto qui espresso:

(Giombi) – Caro Alfredo, ti ringrazio per avermi concesso questa intervista e vengo subito al dunque. Vorrei che ne uscisse fuori la figura del cantante lirico, la sua posizione nel contesto generale che vede in lui il “divo”, l’accentratore, il capitalista, il cantante e l’uomo che deve combatte3re contro la burocrazia, l’incompetenza, contro il divismo di certi direttori d’orchestra, registi, scenografi….La mia domanda è: tu antidivo per eccellenza che tutti ammiriamo per la grande signorilità sia sulla scena come nella vita, dammi la tua opinione.

(Kraus) – Purtroppo è una situazione amara, grave, non vedo per il momento come potremo uscirne, se non vengono fuori delle leggi, delle norme di vita di teatro diverse. Purtroppo nessuno protesta come si dovrebbe, si chiacchiera soltanto e nessuno fa niente. Io trovo che al teatro, che ha problemi enormi in Italia, viene ad aggiungersi ogni anno in più qualcosa per aggravare la situazione. Adesso è subentrata la moda dello scenografo, in più alla moda del direttore d’orchestra, del regista, delle masse orchestrali, dei sindacati, insomma una situazione quasi insostenibile, perché qui non si servono più gli interessi artistici del teatro; si serve una determinata categoria di persone, un determinato programma politico e questo è un danno, perché il teatro lirico non ha frontiere, non ha idee politiche, le deve tenere per se. Purtroppo c’è chi ne approfitta anche per far carriera, per intromettersi ed ecco perché abbiamo gente a volte non idonea a dirigere, a cantare, a programmare.

(Giombi): Tu sei italiano d’adozione, quanti anni canti in Italia?

(Kraus): Ho debuttato in Italia nel 1956…

(Giombi): Quindi conosci tutti i mali di questo Paese. Come rimedi cosa suggeriresti? Se per ipotesi dovessi scegliere preferiresti essere Sovrintendente oppure Ministro per lo Spettacolo, per iniziare queste pulizie…?

(Kraus): I problemi sono tanti e non so se sarei all’altezza, né pretenderei di poterli risolvere, ma una cosa che si dimentica continuamente è che i posti di teatro sono spesso in mano a gente che non è di teatro, anche se qualcuno è musicista, ma con ciò che significa? Un musicista può essere un grandissimo musicista e non conoscere il Teatro; invece la vita, le leggi del teatro, le sue abitudini, il modo di fare sono cose che bisognerebbe conoscere fin dal principio.

(Giombi): Accetteresti il posto di Direttore Artistico in un Ente?

(Kraus): Lo potrei anche accettare; attualmente no, assolutamente, perché subito verrebbe fuori a quale partito appartengo. Lasciamo da parte la politica e diamo in mano il Teatro a chi se ne intende. Il grosso problema che hanno oggi i Direttori Artistici e i Sovrintendenti quando devono programmare un’opera, non sanno a che santo rivolgersi per la distribuzione dei ruoli. Sono capaci di offrire la parte di un tenore lirico ad un tenore drammatico o la parte di un soprano ad un mezzosoprano. Loro, non conoscono le voci.

(Giombi): Ora vorrei passare alla tecnica. Tutti sappiamo che tu sei un Maestro della vecchia scuola di canto e ci accorgiamo purtroppo che questa vecchia Scuola, oggi, va scomparendo, dimenticata. Non ci sono più insegnanti capaci. Ho vissuto direttamente il dramma dei Conservatori italiani, ho visto cosa avviene nelle classi di canto e come vengono assunti i “Maestri”, artisti come Tagliabue, la Caniglia, Raimondi, e tanti altrisono stati ignorati, Callas compresa. Ora di questa tecnica vorei ce ne parlassi tu, per immortalarla e perché un giorno possa rivelarsi utile a che vuole intraprendere la lirica. Lo so che è impossibile esprimere con poche parole un Arte tanto difficile e parlare di tecnica. Hai seguito le regole del grande Maestro spagnolo Garcia, padre di Maria Malibran? Ossia ti sei attenuto a quel tipo d’insegnamento dove si parla dei colori di voce “chiaro” e “scuro”, dei registri, che hanno creato tanta confusione nelle scuole di canto?

(Kraus): Non ho seguito nessuna delle tecniche conosciute almeno pubblicamente nei libri. Penso che la Scuola del Garcia, pur essendo interessantissima (perché lui è stato il primo, dicono, che abbia fatto cantare il tenore con la voce di petto fino al do), mi pare superata.

(Giombi): Scusami se t’interrompo: questa voce di petto cui tutti parlano, quando ascoltiamo te, sembra che la tua voce vibri in testa e non nel petto.

(Kraus): Si, lì è nato un malinteso, un gioco di parole. In quel periodo i tenori cantavano con la voce di petto, ossia normale e ad un certo0 punto per arrivare alle note acute dovevano fare il falsetto studiato con una scuola, risultava un falsetto rinforzato che sembrava una voce vera e propria. Poi Garcia è riuscito a portare la parte centrale della voce chiamata di petto, verso l’alto per riuscire a fare il do. Naturalmente la voce di petto quando ha cominciato a salire verso l’alto non era più così di petto ma cominciava a formare quella tecnica così chiamata “in maschera”, voce appoggiata nella “maschera”cioè nelle “fosse nasali” internamente. Hanno dovuto passare molti anni affinché questa tecnica fosse raffinata e perfezionata….

(Giombi): Del Monaco mi sembra usi un’ impostazione diversa dalla tua, soprattutto nella prima maniera, quando cantava “di forza”.(Kraus): Diversa e non diversa qualcosa in comune c’è. Attraverso i dischi di Del Monaco, del quale sono un grande ammiratore, ho trovato punti di contatto, qualcosa in comune. Non conosco le ultime cose che ha fatto Mario, perché non l’ho sentito né seguito in teatro causa i miei impegni ma ho sentito dei dischi di una prima epoca degli anni 54/55 e la voce non era così grossa, baritonale con i suoni affondati. Lui aveva ragione, fino ad un certo punto, perché la voce bisogna affondarla. Il canto è tutto un controsenso, come dico io a chi mi chiede spiegazioni. Perché bisogna affondare e nello stesso tempo portare su la nota. Fare questo è facile perché è la stessa respirazione ad aiutarci. Quando noi respiriamo vuotiamo tutto il nostro corpo e lo riempiamo fino in fondo di aria, è un impressione psicologica naturalmente, poiché sono soltanto i polmoni a riempirsi. Però uno deve pensare che tutto il corpo è una specie di cassa dove va raccolta l’ aria. Più andiamo giù con il pensiero, sfondiamo e più l’aria va dentro.

(Giombi): Secondo te, l’ aria affluisce prima nel basso e poi riempie la parte superiore o viceversa?

(Kraus): Io comincio dal basso, dal diaframma, allora allargando il diaframma l’ aria entra, va fino in fondo e poi lentamente sale.

(Giombi): E quando attacchi il suono?

(Kraus): Invece l’ attacco lo faccio più alto che posso.

(Giombi): Provi una sensazione di vuoto, prima d’attaccare il suono?

(Kraus): Non direi di vuoto. La cavità la sento piena d’ aria e quando sto per adoperarla, quest’aria io la tiro su e l’adopero pian pianino secondo la nota che devo fare, cercando di ridurla al minimo.

(Giombi): La posizione del suono la immagini sempre al di sopra delle corde vocali?

(Kraus): Sempre al di sopra.

(Giombi): Hai un punto specifico nel quale senti che è lì che deve vibrare il suono?

(Kraus): Ho diverse versioni, diciamo parecchi esempi psicologici. Non sono esempi materiali, che si possono toccare. Uno per esempio, è quello di pensare che le corde vocali si trovino sulla fronte tra gli occhi, una specie di buco che ha lì le sue corde vocali.

(Giombi): Per chi inizia lo studio del canto non risulta pericoloso? La voce non può diventare fissa, nasale pensando a quella posizione?

(Kraus): E’ quello che credono tutti, ma io invece non ho mai sentito che succeda questo. Se dico: tira fuori la voce dal naso, allora si, ma io dico, devi comprimere il fiato che hai immagazzinato prima e cominciare ad adoperarlo, ma con molta intelligenza. Non devi lasciarlo andar via di colpo. E’ una specie di magazzino, posso cominciare a tirarlo fuori quando voglio.

(Giombi): Questo fiato tu lo regoli con i musc0li addominali?

(Kraus): Si naturalmente, questo fiato che tiro su lo immagazzino di nuovo nella parte alta, tra il palato e il cervello e quindi lo comprimo per farlo uscire per forza da questo immaginario buco in mezzo agli occhi. Più piccolo e questo buco, più io contraggo l’ aria, lo comprimo e più timbrato esce fuori. E’ come un fiume d’acqua che è pieno, profondo, le acque vanno tranquille, appena c’è una strettoia, scorrono velocemente. Nel canto succede la stessa cosa, la voce diventa timbrata perché è stata costretta a ridurre il volume per trovare gli armonici e le frequenze. Si potrebbe parlare di questo per mesi e mesi con esempi, però in genere è basata sulle spiegazioni che ti ho dato.

(Giombi): Questa tecnica l’ hai acquisita un poco alla volta?

(Kraus): Da quando ho iniziato la carriera. Naturalmente dopo uno trova più appigli. Ogni giorno si alza e trova che una certa spiegazione, diciamo così, razionale, lo favorisce ancora di più.

(Giombi): Ti sei mai svegliato con una crisi, di non ritrovare più la voce, come avviene per molti colleghi? A temere d’ aver sbagliato imposto, perché la voce ha subito un calo?

(Kraus): No su questo punto sono sempre stato certissimo nella maniera più assoluta.

(Giombi): La voce ti ha mai tradito?

(Kraus): No, questo no, posso aver avuto delle giornate nelle quali la voce, che è uno strumento tutto a sé, particolare, non corrisponde come in altri giorni. Dipende dalle malattie, dalla secchezza, dall’ umidità, dalla digestione e da un sacco di altre cose, per cui ci sono giorni che devo faticare di più per incanalarla di nuovo.

(Giombi): Quante ore al giorno dedichi per mantenerti in forma?

(Kraus): Sono contrario a quelli che lavorano molte ore. Credo non ci sia bisogno. E’ un muscolo che deve star sveglio, questo sì, il resto si fa tutto con l’ intelligenza e la forza fisica. Per cui conviene a fare un poco di ginnastica. Soprattutto essere sempre presenti a questo gioco, diciamo così, del canto. Non dimenticarlo mai, non abbandonarlo mai. Meglio poco ma intenso.

(Giombi): Carlo Tagliabue mi dava un esempio molto bello, diceva: “Cantare è come infilare un filo nella cruna d’ un ago e poi tirarlo fuori…” Tu lo condividi?

(Kraus): Sono perfettamente d’ accordo. La cosa più difficile è quella d’arrivare ad infilare il filo nella cruna, ecco perché ogni nota ha la stessa importanza dell’ altra.

(Giombi): Soprattutto nella discesa che molti abbandonano….

Quando scendono molti abbandonano il sostegno del suono, calano o perdono la posizione. Invece devono stare maggiormente attenti. Perché quando una sa che deve fare una nota acuta, istintivamente ci mette tutto l’ impegno, quando deve scendere pensa: “Questo è facile” , invece e lì che deve stare maggiormente attento. Per questo dico che il canto non può essere abbandono. Il canto è una preoccupazione costante dalla prima all’ ultima nota. Tutte hanno la stessa importanza.

(Giombi): Certi Dirigenti e Direttori artistici negli Enti credono che il lavoro del cantante sia un gioco!

(Kraus): E’ difficile perché è sempre sul filo d’ un rasoio

(Giombi): Impegna una concentrazione continua.

(Kraus): Oltre a mettere bene questa voce bisogna andare a tempo e fare l’ attore.

(Giombi): Parliamo ora di Kraus attore. Quando interpreti un personaggio, oltre alla difficoltà vocale c’ è anche un impegno interpretativo. Sul palcoscenico riesci a sdoppiarti? Dimentichi mai la tecnica per diventare più personaggio, oppure dai la precedenza alla voce e quindi rimani controllato? Ti abbandoni o no al personaggio?

(Kraus): Di solito no. Mi può succedere qualche momento e subito se me ne accorgo, faccio marcia indietro. Diceva la mia maestra: “Il palcoscenico fa l’ artista ma rovina il cantante.” Qual è la cosa importante? Cantare! Le sensazioni che io ho come artista le devo trasmettere c0n la v0ce al pubblico. La cosa ideale è fare le due cose insieme, per cuii diventa ancora più difficile. Generalmente alle nostre latitudini un cantante quando è artista, dimentica d’ essere cantante. Basta un poco di serietà nello studio, di perseveranza, per abbinare una cosa all’ altra. Il famosissimo Aureliano Pertile di cui nessuno può dire che non era un grandissimo attore, fino al punto che in certi ruoli diventava bello pur non possedendo un bel fisico.

(Giombi): Ti è accaduto di ricrederti su una determinata interpretazione e di modificarla?

(Kraus): Si possono fare dei cambiamenti, dettagli, ma quello che è fondamentale nell’arco totale dell’interpretazione del personaggio, credo nasca in noi stessi, dentro; cioè io mi sento di fare un personaggio così. Si può impostare anche diversamente annullando la personalità, ma il personaggio non viene fuori….

(Giombi): Hai letto Stanislavski, che prima di essere attore e regista è stato un baritono. Secondo lui il lavoro dell’ artista dev’essere interiore ed esteriore prima su se stesso, quindi interiore ed esteriore sul ruolo, sul personaggio. Tu adotti questo sistema?

(Kraus): In maniera intuitiva sento che funziona, che va bene per me, non dico che non si possa fare meglio, però per certi personaggi ha funzionato alla perfezione. Sento il tipo di personaggio, lo vedo quanto si addice alla mia personalità, dopodiché lo studio e metto in pratica. Questo non vuol dire che arrivi tu e mi dici: “Senti Alfredo, invece di andare in quell’ angolo sdraiati è meglio…”e questo si può fare. Ma la linea di conduzione del personaggio la deve fare l’ artista, con la sua sensibilità.

(Giombi): Vorresti essere il regista di te stesso o d’uno spettacolo dove canti?

(Kraus): L’ ho già fatto! Mi sono trovato con un regista che non mi conosceva e per quanto mi riguardava con lui ho impostato tutto secondo il mio personaggio.

(Giombi): Come ti sei trovato in questa nuova esperienza?

(Kraus): Interessante anche se difficile. Essere un buon regista non è cosa facile. Mi sono dato da fare un poco per conto mio e per quelli che mi erano vicini, cercando di far loro capire quello che il personaggio doveva essere, adattandomi alla personalità di ciascuno di loro. La regia di un’ opera intera non mi sono mai azzardato a farla, perché ci vuole tempo, esperienza, maturità, tante cose…muovere le masse, scegliere la scenografia, le luci. Penso non sia facile. Non mi vedo nelle vesti di un futuro regista.

(Giombi): Quando andrai in pensione, come ti realizzerai?

(Kraus): Per ora non ci ho pensato. Potrei fare il maestro di canto, anche se credo di non avere sufficiente pazienza. Potrei occuparmi dei cantanti, come agenzia internazionale, secondo il vecchio stile, cioè paternamente, suggerendo consigli, indicando il repertorio e cosa non devono fare.

(Giombi): Pensi di non diventare schiavo del denaro o fare come molti agenti che curano principalmente i propri interessi?

(Kraus): No perché quelli agenti sono stati soltanto agenti per tutta la vita. Io sono un cantante! E’ molto diverso. Aiuterei i cantanti, che quando debuttano sono soli e senza esperienza, non sanno cosa fare a chi rivolgersi, quale repertorio scegliere…oggi è guidato male. Vediamo gli esempi. Io li aiuterei. “Ti ho procurato un teatro, vai a Vienna, eccoti i soldi per il viaggio e per l’ albergo, me li restituirai quando ti pagheranno.” Ma soprattutto chiederei: “Che opera ti hanno offerto? Un ballo in maschera, quella non è opera per te, non cantarla, canta invece Rigoletto o un’ altra opera….”Questo vorrei fare, poiché uno dei grossi mali della lirica, oggi, è proprio questo. Il cantante non è orientato verso un determinato repertorio, non sa quello che può cantare e quello che non può e non sarebbe male se i responsabili dei teatri, i direttori d’ orchestra lo sapessero. Invece sono loro ad offrire opere che non dovrebbero! Allora il cantante a chi deve rivolgersi?

(Giombi): Tu l’hai sempre fatto, hai saputo amministrare bene il tuo “capitale”con i risultati che possiamo ascoltare.

(Kraus): Ho cercato di farlo, per questo mi preoccupo per i giovani.

(Giombi): Tua moglie ti ha sempre seguito durante questi anni e ti ha dato un grande appoggio morale Avresti cantato comunque, anche senza la sua presenza al tuo fianco, oppure avresti rinunciato alla carriera per la famiglia, per tua moglie?

(Kraus): Questa domanda è molto difficile. Messo davanti al fatto compiuto non so cosa avrei fatto. Se non mi fossi sposato avrei fatto senz’ altro questa carriera, non so con quale risultato. Perché sono convinto che avere una famiglia abbia influenza sul risultato della carriera stessa.

(Giombi): Non credi d’aver sacrificato i tuoi figli, il ruolo di padre? Ti sei mai chiesto: “Ho fatto bene oppure male?” C’ è stato dell’egoismo da parte tua?

(Kraus): No, non credo. Voglio bene ai miei figli, alla mia famiglia. Ma prima di avere la famiglia ero un cantante e ad un certo momento bisogna sacrificare qualcosa. Ogni mestiere ha un lato positivo ed uno negativo. Il nostro lato negativo è quello di essere spesso lontani dalla famiglia. Ma c’ è anche quello positivo perché ritornando a casa da una tournée, quei pochi giorni trascorsi in famiglia sono veramente i più felici. Avrei rinunciato alla carriera solo in caso di necessità: una morte, una disgrazia. Per il resto è sempre quello che ho voluto fare, quello per cui ho lottato e ho sempre studiato.

(Giombi): Cosa diresti ad un giovane che viene a chiederti un consiglio per iniziare una carriera di cantante lirico, ma che non ha mezzi economici per farlo. Cosa consiglieresti ad un giovane dotato di talento e bella voce ?

(Kraus): Lo ascolterei cantare, poi gli chiederei se ha un mestiere, se non ha nulla da perdere. Se ha un mestiere gli direi: “Senta lasci perdere lo studio del canto e continui il suo lavoro. Nessuno può garantire, nemmeno il più grande maestro, che da una bella voce esca un grande cantante.

(Giombi): Lo diresti anche a chi vuol essere il “ numero uno”?

(Krraus): No, ci devono essere tutti i numeri, se no guai! Quella persona che promette bene, perché ha una bella voce, un certo…qualcosa, nessuno può garantirgli che diventerà né l’ uno, né il due, né il tre. Questo signore andrà avanti non so per quanto tempo da un maestro all’ altro, spendendo molti soldi e dopo molti anni potrebbe essere costretto a tornarsene indietro. Ne abbiamo conosciuto tanti che hanno perso un sacco di anni, i migliori della vita per tornare a fare il mestiere di prima.

(Giombi): Li consideri veramente anni persi, non credi che lo studio la concentrazione indispensabili al canto, arricchisca la personalità?

(Kraus): Se uno torna in campagna a lavorare la terra…è una ricchezza interna che rimane li, perché ha avuto la sensibilità di captarla.

(Giombi): Torniamo al giovane promettente che ti chiede un consiglio; a chi lo indirizzeresti per lo studio?

(Kraus): Questo è un problema! Lo indirizzerei a se stesso. Se fosse una persona in gamba , intelligente, troverebbe tutto. Maestri di canto sappiamo bene, ce ne sono sempre meno. Se una persona possiede una grossa volontà e anche delle qualità, riesce senz’ altro, perché quella va di qua di là, chiede, studia, impara, si preoccupa, chiede consigli….

(Giombi): Quindi una dote indispensabile per affermarsi, è possedere l’ intuizione, fiducia in se stessi, introspezione, sensibilità?

(Kraus): La sensibilità sì, a me è successo pur essendo fortunatissimo con il maestro di canto che ho avuto.

(Giombi): Hai accettato cose che andavano bene e rifiutato le altre.

(Kraus): Esattamente. Penso che questo lo possiamo fare tutti. Ciascuno di noi è portato verso una cosa oppure un’altra, anche il cantante ha dentro sé qualcosa che gli dice: “Sei nato per essere cantante!” Se uno sente questa voce internamente è a posto. Questo ti spinge alla ricerca per trovare quelle cose necessarie ad affermarti.

Qui si conclude l’intervista che oggi a distanza di tanti anni ha ancora parecchie cose da suggerirci, su molte sono d’ accordo, su altre un poco meno. Ma comunque penso sia molto interessante oggi, pubblicarla.

Claudio Giombi

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