Der Rosenkavalier a Stuttgart

Debutto trionfale alla Staatsoper di Stoccarda per la produzione più attesa dell’ anno, il nuovo allestimento del Rosenkavalier di Richard Strauss, una partitura che mette sempre a severa prova le risorse artistiche di un teatro, per il grande impegno esecutivo che essa richiede alle masse e ai solisti.

È stato un successo più che meritato per uno spettacolo di alto livello complessivo. Merito innanzi tutto del direttore Manfred Honeck, il Generalmusikdirektor del teatro, che ha guidato con grande sicurezza un´orchestra in ottima forma, sollecitata dalla partitura a mettere in mostra le sue notevoli capacità. Interpretativamente, Honeck ha scelto di evidenziare maggiormente l’ aspetto teatrale e farsesco della vicenda piuttosto che le screziature malinconiche presenti in molte pagine. Dopo qualche problema di equilibrio tra la fossa orchestrale e il palcoscenico nel primo atto, il direttore austriaco ha trovato il giusto tono a partire dalla presentazione della rosa, per continuare poi con una narrazione molto convincente, culminata in una magnifica resa del Trio che conclude l’ opera, veramente apprezzabile per il tono di commossa espressività. Ottima, come già abbiamo detto, la prova dell’ orchestra ,da cui Honeck ha ricavato colori e sfumature di ottima qualità. Tra i punti meglio riusciti, sicuramente il complesso preludio che accompagna la pantomima iniziale del terzo atto, notevolissimo per vigore e chiarezza espositiva.

C’ era molta attesa per il debutto alla Staatsoper del regista norvegese Stefan Herheim, portato alla ribalta internazionale dal suo controverso allestimento del Parsifal a Bayreuth. Allievo di un grande uomo di teatro come Götz Friedrich ,dotato anche di un’ istruzione musicale a livello pratico (è diplomato in violoncello), Herheim è indubbiamente capace di lavorare molto bene sulla recitazione dei cantanti e ha dimostrato di avere idee teatrali assolutamente non banali.

La sua visione del capolavoro straussiano evidenzia al massimo il carattere della mascherata viennese, per usare le parole della Marschallin nel terzo atto. Certo, alcune cadute di gusto si potevano evitare, anche se lo spettacolo era senza dubbio interessante e movimentato. Forse un po’ troppo, a dir la verità. A mio avviso si poteva togliere qualche gag eccessiva, soprattutto nelle scene di massa del secondo e terzo atto. Bella comunque l’ atmosfera complessiva creata per merito delle scene di Rebecca Ringer e delle luci curate da Olaf Freese. Molto fantasiosi i costumi creati da Gesinne Völlm, anche se qui forse un pizzico di buon gusto in più sarebbe stato opportuno.

Ottima la prova complessiva della compagnia di canto, dominata dal convincentissimo Oktavian di Marina Prudenskaja, il giovane mezzosoprano russo che qui ha riscosso significative affermazioni come Carmen, Amneris e Brangäne. Si tratta di una cantante ottima per voce e temperamento, che in questo caso ha reso benissimo la passionalità e le ambiguità adolescenziali del personaggio, con un fraseggio di grande personalità.

Christiane Iven, un altra delle migliori voci della compagnia, ha interpretato la Feldmarschallin con grande partecipazione espressiva e belle sfumature di fraseggio nel monologo del primo atto e nel trio finale. Sollecitata da una regia che la impegnava al massimo dal punto di vista della recitazione, la cantante amburghese è stata assai efficace nel caratterizzare le malinconie della principessa alle soglie della decadenza.

Disinvolto scenicamente e spiritoso Lars Woldt nel ruolo di Ochs, reso con stile più ruvido e campagnolo che nobile, secondo la chiave di lettura complessiva dell´allestimento. Vocalmente, il cantante ha evidenziato buon timbro e proiezione, anche se con note gravi leggermente sfuocate, in particolare alla conclusione del secondo atto.

Il giovane soprano Mojca Erdmann, anche lei nativa di Amburgo, ha cantato Sophie con bella delicatezza vocale e grazia espressiva. Buono, anche se di voce un po’ piccola, il tenore romeno Bogdan Mihai nei panni del Cantante Italiano,Tra tutti i numerosi ruoli di fianco, una citazione particolare  la dedico ad Heinz Göhrig, forse il miglior caratterista della Staatsoper, che qui impersonava l’ Haushofmeister al primo atto e il Wirt (Oste) nel terzo. Ma tutto il cast va lodato soprattutto per la compattezza e l´efficacia della resa complessiva.

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Un pensiero su “Der Rosenkavalier a Stuttgart

  1. Bellissima produzione , belle voci e sopratutto la Christiane Ivaen e il tenore Rumano Bogdan Mihai che mi h’a fatto diventare matto…lui h’a una voce molto speciale , bellissima.
    H’o scoperto il suo website e lo trovo molto interesante http://www.bogdanmihai.com

    Complimenti per la piccola ma bravissima presentatione.

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