Claudio Giombi ricorda Herbert von Karajan

Il baritono triestino Claudio Giombi, di cui avevo giá pubblicato un ricordo della sua collaborazione con Carlos Kleiber, ci parla nel brano che segue del suo incontro con Herbert von Karajan.

Fui chiamato da Karajan, mentre ero a Praga per cantare Don Giovanni. Era la direzione del Teatro La Scala che mi chiamava per incontrare il Grande Maestro, che stava provando La Bohème e cercava un caratterista per il ruolo di “Benoit”. Avevo fortuna che l’ ultima recita di Don Giovanni era fissata quella sera stessa e l’ indomani mattina presto avrei potuto prendere l’ aereo per Salisburgo. Dopo un paio d’ ore di volo arrivai al Festspielhaus di Salisburgo dove era in corso una prova di scena della “mitica” Bohème, con le scene e regia di Zeffirelli che qui era ripresa dallo stesso Maestro Karajan.
Quando arrivai a teatro, erano arrivati all’ entrata di Benoit all’inizio del primo atto, nel cast tutta la compagnia scaligera: Freni, Pavarotti, Panerai, Washington. Fui gettato sulla scena e come gli altri iniziai a muovermi, senza cantare, muovendo le labbra e interpretando il ruolo in playback sull’ edizione discografica diretta dallo stesso Karajan.
Mi sembrava di vivere un sogno, era tutto così irreale, che non ebbi il tempo nemmeno di pensare a quello che stavo facendo. Era la prima volta che mi trovavo accanto a quei “mostri sacri della lirica” che fecero di tutto per mettermi a mio agio. Il mio Benoit mi era entrato nel sangue e appena finito nel silenzio della buia sala, scesi dal palcoscenico per sedermi in platea e assistere a quella strana prova di regia.
Ero da poco seduto fantasticando l’assurdità ch’ io fossi stato prescelto per quel ruolo, quando una mano mi si posò sulla spalla, girai la faccia, trovandomi di fronte, Lui, Karajan che mi fissava sorridente e parlandomi col forte suo accento tedesco e una voce roca, mi disse:
“Lei sarà il mio Benoit, ho visto in Lei un buon attore e ha fatto esattamente quello che richiede il suo ruolo. Spero sarà d’accordo e libero d’ impegni…”
“Sicuro Maestro…” balbettai, fortunatamente la sala era al buio e lui non osservò il mio rossore. Quando firmai lo stesso pomeriggio il contratto caddi letteralmente a sedere, non avevo mai visto ne immaginato un simile cachet, che con il cambio dagli scellini mi sistemava finalmente almeno per due anni. Affittai un bellissimo appartamento e telefonai a Lucia dicendole di raggiungermi con i figli e una babysitter, il periodo tra prove e recite a cavallo della Pasqua era quasi di due mesi e Lucia con Manuela, Maurizio e la signora Rosita, mi raggiunsero subito, vivendo con me in quell’alone di celebrità e nella cornice festosa e sfarzosa salisburghese.
Caddi in una specie di sonnolenza, che non mi era mai capitata. Dormivo sempre, a parte i momenti che mi trovavo di fronte al Maestro e dove sentivo arrivarmi una tale energia ed empatia mai ricevute prima da nessun altro direttore. Durante la mia entrata alla prima prova con orchestra, Karajan appoggiò la sua bacchetta sul podio e a mani conserte rimase sorridente a gustarsi la scena, mentre l’ orchestra suonava da sola e questo continuò a farlo per tutte le prove successive. La Freni mi s’ avvicinò dicendomi: “Lo diverti molto, complimenti! E’ raro vederlo così sorridente”.
Dopo la prima, Karajan stesso entrò nel mio camerino: “Giombi, Lei è un grande artista, sono molto contento che ci siamo incontrati, se Lei è d’accordo la voglio in tutte le mie prossime Bohème, anche in quelle del mio rientro alla Staatsoper di Vienna…Apprezzo molto le sue sottigliezze e il fatto che ogni volta lei cambia qualche particolare, non è mai uguale, sempre diverso…questo significa essere artisti! Bravo!”
Rimasi di stucco, balbettai qualcosa che non ricordo e mi ci volle un po’ per ritornare me stesso. Anche quella notte caddi in un sonno profondissimo che allarmava molto Lucia.
L’ indomani decisi di recarmi per la prima volta a visitare la casa natale di Mozart, come atto di riconoscenza e tributo, poiché gran parte del mio successo lo dovevo alla sua musica e ora nella sua città natale mi sentivo in dovere di farlo.
Quale non fu la mia grande sorpresa, quando in una bacheca dove erano raccolti alcuni cimeli del Grande Salisburghese, vidi la tabacchiera, proprio la stessa che avevo sognato spesso da bambino e che non sapevo di cosa si trattasse. Era là, davanti a me, un regalo fatto al suo primo interprete di molte opere, il basso Benucci

Claudio Giombi

Advertisements