Ancora una testimonianza su Carlos Kleiber

Aggiungiamo ai documenti riguardanti Carlos Kleiber questo articolo di Clemens Hellsberg, primo violino e Vorstand dei Wiener Philharmoniker.La traduzione italiana, come sempre, é stata effettuata dalla carissima Anna Costalonga.
Questo é il link dell’ articolo originale, sul sito dei Wiener Philharmoniker

www.wienerphilharmoniker.at/index.php

In ricordo di Carlos Kleiber

Clemens Hellsberg

Il 13 luglio 2004, la morte di Carlos Kleiber segnò la chiusura definitiva di un affascinante capitolo nella storia della nostra orchestra, capitolo che purtroppo si era concluso già parecchio tempo prima. Kleiber aveva diretto per l’ultima volta un concerto della stagione filarmonica il 15 e 16 maggio 1993; il 20 gennaio 1994 era salito sul nostro podio per l’ultima volta, in occasione del 53° ballo dei Wiener Philarmoniker; infine, l’abbiamo visto ancora, ma solo in una produzione operistica: a maggio e a ottobre del 1994 condusse in totale nove rappresentazioni del “Rosenkavalier”, rispettivamente a Vienna e a Tokyo.

Il conto delle collaborazioni è presto fatto: tra il 19 ottobre 1974 (Bratislava) e il 16 maggio 1993 diresse 26 concerti, di cui 8 concerti della stagione e 2 concerti di Capodanno (1989, 1992), e poi 5 repliche della nostra prima, e fino adesso, unica tournée messicana nell’aprile 1981. Inaugurò per tre volte il ballo della Filarmonica (1975, 1980, 1994) e animò la cornice musicale di una presentazione letteraria, di cui ci occuperemo in seguito in maggior dettaglio. In aggiunta, ci sono le registrazioni in studio: la Quinta e Settima sinfonia di Ludwig Van Beethoven, la “Terza” e l’ “Incompiuta” di Franz Schubert, e la Quarta di Johannes Brahms. Tra ottobre del 1973 e maggio del 1994 diresse 18 rappresentazioni alla Staatsoper (“Tristan und Isolde”, “Carmen”, “La Bohème”, “Der Rosenkavalier”) e infine 6 serate nella tournée giapponese della Staatsoper dell’ottobre 1994.

Il conto è, come detto, presto fatto. Quale contrasto, però, tra un conteggio così misero e l’esperienza straordinaria, che ogni collaborazione con questo geniale interprete comportava: 26 concerti sono un numero ben marginale, nella storia della nostra associazione, che ne conta già quasi 7000. Ma quell’universo musicale, che Carlos Kleiber riusciva ad aprire ad ogni suo concerto, la sensazione di essere portati con lui, non solo ai propri limiti, ma ben al di là di essi, rimarranno esperienze indimenticabili per tutti coloro che hanno avuto l’occasione di condividerle.

La relazione tra il direttore e la nostra orchestra conobbe alti e bassi, in maniera estrema. I concerti di Capodanno del 1989 e del 1992 furono momenti felici per lui, ma ne declinò ogni successiva proposta. Nel maggio 1993 “Heldenleben” fu una dimostrazione unica della sua affinità con Richard Strauss, che ebbe occasione di conoscere da giovane (una esperienza che gli rimase impressa, di cui parlava spesso in privato), ma rifiutò di renderne pubblica la registrazione. E all’euforia di quei cinque concerti a Guanajato e Mexico City, che sembravano aver risanato il rapporto critico con l’orchestra, si contrappose la rottura totale, quando nel dicembre 1982, proprio prima dell’ultima prova per un concerto della stagione filarmonica, se ne andò sbattendo la porta e lasciando l’orchestra a se stessa.
Nella figura ritmica principale del secondo movimento della Quarta di Beethoven, gli orchestrali avrebbero dovuto rendere il suono del nome dell’ “immortale amata” di Beethoven, ma faticavano a raggiungere il risultato voluto. “Voi non suonate “Therese”, ma sempre e solo “Marie”” esplose, e in questo sfogo si manifestava la totale disperazione di un artista, che cerca di oltrepassare i limiti e in questa ricerca si vede sconfitto.

La sua personalità era piena di contraddizioni. Da una parte, alle prove, ci si doveva sempre aspettare la catastrofe, la rottura; dall’altra, lontano dai momenti di furia, era sempre disponibile con ogni musicista, anche per colloqui privati. Nella vita di tutti i giorni, era di un affetto devoto, riservato sì, ma sempre profondamente sentito. Aveva un repertorio molto vasto e conosceva quasi tutta la letteratura musicale mondiale, ma nei suoi concerti si limitava a pochi lavori operistici e orchestrali. Le sue pretese artistiche erano infinite, ma dimostrava una totale comprensione, se queste potevano causare ai musicista nervosismo o stanchezza fisica; la sua furia non conosceva limiti e non si fermava di fronte a nessuno – ma il suo rapporto con i bambini era di un amore, di una comprensione, di una tenerezza, tale da rendere questi incontri fra i momenti più preziosi nelle sue relazioni.

Vorrei concludere con un ricordo personale. Quando nel 1992 Werner Resel e Walter Blovskij, all’epoca presidente e direttore della nostra orchestra, chiesero a Carlos Kleiber di condurre la parte musicale per la presentazione del mio libro “Democrazia dei Re”, commissionatomi dalla Filarmonica in occasione del suo 150esimo anniversario, il Maestro accettò subito con un “Lo faccio, ma ne voglio una copia!” e andò a Vienna, per dirigere il 14 novembre nella Goldener Saal, senza cachet, l’ouverture delle “Allegre Comari di Windsor” di Otto Nicolai e “Unter Donner und Blitz” di Johannes Strauss: una prova inconfutabile della stima per la nostra orchestra, della considerazione per il lavoro svolto insieme e anche per le relazioni personali che vi aveva intrattenuto. E tuttavia rifuggiva qualsiasi visita, di chi lo voleva riportare indietro: la visita che concesse generosamente all’archivista dell’Archivio Storico e degli Autori, la negò invece al successivo presidente, lasciandoci una tristezza, che non finirà mai..

Su di questa,però, ha prevalso una profonda riconoscenza – sentimento che dovrebbe valere anche per quei suoi numerosissimi ammiratori in tutto il mondo, che avrebbero voluto vederlo condurre molti più concerti e opere. E’ riuscito a raggiungere e a cogliere le stelle per noi tutti e anche quando non è arrivato fino a tanto, ci ha comunque provato che esistono veramente.

Advertisements