Famolo strano:Traviata alla Hauptbahnhof di Zürich

Una delle manie odierne che io trovo assolutamente perniciosa é quella di voler “democratizzare”  l’ arte a tutti i costi. Per i sostenitori di questa filosofia, una forma di espressione artistica come l’ opera troverebbe il suo limite nell’ essere eccessivamente elitaria e necessiterebbe pertanto di iniziative atte a portarla a livello delle masse che non la capiscono. Non sto qui a ricordare come il melodramma sia sempre stato, dall’ Ottocento in poi, l’ autentica musica del popolo, forse l’ unica espressione della musica d’ arte a possedere queste caratteristiche, come del resto scrisse a suo tempo Antonio Gramsci. Ma tant’ è, e nella mente di coloro che hanno l’ intenzione di popolarizzare e divulgare nascono operazioni come quella a cui ho appena finito di assistere, in diretta televisiva su ARTE. Come annunciato nel titolo, si trattava della Traviata rappresentata alla Hauptbahnhof di Zürich. Strano vedere un teatro come l’ Opernhaus, che persegue una gestione artistica per diversi aspetti  molto seria e di qualità elevata, arrivare a compromettersi in un’ operazione del genere. Perché questa serata si iscrive a buon diritto in quel filone aperto negli anni Novanta dai concerti dei Tre Tenori e dalle opere in diretta dai luoghi “autentici” organizzate da Andrea Andermann, che intende portare il teatro lirico a livello dei concerti rock, con tutto il rispetto che io ho per una forma musicale che ha una sua intrinseca validità. Ma il sincretismo e la contaminazione dei generi non sono il giusto mezzo per avvicinare un nuovo pubblico alle rappresentazioni operistiche. Qualsiasi espressione artistica ha i suoi codici, che vanno rispettati e compresi allo stesso modo in cui per assistere ad una partita di calcio bisogna naturalmente conoscerne le regole. È inutile che i fautori di queste operazioni affermino che l’ opera é una forma di teatro datata e che bisogna modernizzarla .Se io applico un clacson e un paio di catarifrangenti a un cavallo, non per questo avrò un’ automobile.Allo stesso modo, vedere una Violetta agonizzante nel ristorante di una stazione per poi raggiungere la barella di un’ ambulanza (in mezzo alla gente che la fotografa con i cellulari) dove morirá, probabilmente di assideramento e non di tisi visto il costume indossato, fa pensare irresistibilmente a “A Night at the Opera” dei fratelli Marx. Solo che la loro era dichiaratamente una parodia mentre qui si pretendeva di fare sul serio.
Come dice Canio nei Pagliacci, “il teatro e la vita non son la stessa cosa”. Operazioni del genere non hanno nulla di culturale. Cultura non vuol dire questo: fare cultura significa scuole per tutti, libri per tutti, teatri per tutti.
Come giá ho detto, iniziative del genere non sono assolutamente una novitá. Ricorderete nel 1992 la Tosca in diretta dai luoghi e nei tempi esatti dell’ azione, col povero Placido Domingo che stonava e steccava tentando di cantare “E lucean le stelle” alle quattro e mezzo della mattina, e Angelotti che entrava in Sant’ Andrea della Valle mentre sullo sfondo si vedevano le luci al neon di Campo de’ Fiori. Evento che fu ripetuto sette anni dopo, con la Traviata in diretta dai palazzi parigini, che non riscosse identica attenzione mediatica: evidentemente, non bis in idem. E adesso abbiamo avuto anche la Traviata alla stazione. A chi volesse ripetere il misfatto,suggerirei di organizzare una recita del capolavoro verdiano nel piú grande e famoso bordello di Berlino, l’ Artemis. Tra l’ altro,una Violetta che morisse in mezzo alle prostitute avrebbe almeno qualche carisma di autenticità.
Non parliamo degli esecutori di questo evento, che hanno dimostrato in ogni caso una professionalità non comune riuscendo ad eseguire la musica in modo corretto, viste le condizioni, tranne nei casi in cui i cantanti affrontavano passi scoperti dove l’ intonazione andava logicamente a farsi benedire. Da censurare comunque senza scusanti i tagli scellerati apportati alla partitura. Omettere il “Prendi, quest’ è l’ immagine” si puó solo definire come un verdicidio.
Successo finale e tutti contenti. Adesso come prossima genialata aspettiamo una Carmen ambientata in mezzo a una vera corrida: là sì che ci sarebbe da divertirsi…
Postilla: dopo una ponderata riflessione, auspico comunque un’ evento del genere anche in Italia. Sarebbe un’ eccellente opportunità per rimettere un po’ a posto le nostre stazioni ferroviarie, che mediamente fanno schifo. Per una volta le esigenze artistiche potrebbero passare in secondo piano rispetto a quelle della decenza. Ma questo, ripeto, vale solo per l’ Italia e solo per questa ragione.

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