Sul Regietheater e sue conseguenze

L´amico Daland mi segnala una discussione in atto su questo forum tedesco

L´argomento di partenza é la rappresentazione di Turandot messa in scena lo scorso maggio a Valencia,con la direzione di Zubin Mehta e la regia di Chen Kaige,recentemente trasmessa in tv qui in Germania su ARTE.
Non una grande esecuzione per quanto riguarda la parte musicale,con un cast da non ricordare particolarmente e un Mehta assai spento rispetto all´indimenticabile registrazione DECCA del 1972,con un vero parterre de roi comprendente la Sutherland,la Caballé,Pavarotti,Ghiaurov,piú Tom Krause e Peter Pears nei ruoli minori.
La messinscena,al contrario,mi é sembrata bella e ben fatta,nel rispetto dell´ambientazione originale senza eccessi kolossal o esagerazioni alla Cecil B.De Mille.
La cosa interessante,leggendo gli interventi dei forumisti nel sito linkato,é che qualcuno definisce questa messinscena una Originalversion ed esprime perplessitá sul fatto che i contenuti drammaturgici dell´opera di Puccini possano essere pienamente evidenziati seguendo quella che in alcuni interventi viene definita  "versione originale".
Come punto di vista,é secondo me assai confuso.La messinscena originale,approvata anche da Puccini stesso prima di morire,esiste e sará anche pubblicata nell´ambito dell´Edizione Nazionale Puccini curata dall´Istituto di Studi Pucciniani,che ha sede a Lucca.Come replicavano altri interlocutori nel forum,qui si trattava semplicemente di una messinscena che seguiva il piú possibile le indicazioni della partitura.
Da qui poi inizia un dibattito per me abbastanza fumoso sulle motivazioni psicologiche dei personaggi,che io trovo abbastanza irrilevante,come tutti quelli di questo genere.Sapete,i tedeschi sono ottime persone,ma per mentalitá amano discutere sul sesso degli angeli.A me,dei problemi familiari che potrebbero aver avuto Calaf e Liú interessa poco,anche se ammetto che Turandot é effettivamente una psicopatica.Non serve stare a discuterne per delle ore:basta la musica di Puccini a farmelo capire.
Ma tutto questo é comunque interessante per comprendere le ragioni che stanno alla base di certo Regietheater,che nei paesi di lingua tedesca sta arrivando veramente agli eccessi.
Alla base di questo tipo di spettacoli c´é sicuramente la voglia di stupire a tutti i costi,ma soprattutto una ricerca esasperata di aspetti drammaturgici nascosti da evidenziare,che molte volte esistono solamente nella fantasia del regista.Poi,gioca un ruolo importante anche una certa pedanteria nel voler sottolineare tutto,senza lasciare alcuno spazio alla fantasia dello spettatore,che invece gioca un ruolo importantissimo nel meccanismo di una rappresentazione d´opera.Tutto questo potrebbe anche,in teoria,non essere censurabile,a patto di rispettare il buon gusto e il senso della misura e di non dimenticarsi mai che nell´opera la prima cosa con cui si deve fare i conti é la presenza di una partitura che detta le atmosfere e i tempi del gioco scenico.Qualche volta,assistendo a spettacoli di questo tipo,si ha invece l´impressione che il regista consideri la musica come un accessorio irrilevante o addirittura un ostacolo da rimuovere o mettere in disparte.E,badate bene,non é sempre questione di rispetto per l´ambientazione originale.
Willy Decker a Salzburg e Robert Carsen a Venezia ci hanno dimostrato che si puó mettere in scena la Traviata in abiti moderni senza che né il nucleo drammaturgico né la partitura di Verdi siano traditi.Jonathan Miller nel 1986 a Firenze firmava un allestimento di Tosca ambientato nel fascismo repubblichino,che conservava perfettamente l´idea di un potere spietato e feroce,descritto da Puccini a partire dagli accordi del tema di Scarpia che aprono l´opera e percorrono come un incubo tutta la partitura.
Molti registi invece preferiscono trattare l´opera solo come un´occasione per esibire effetti gratuiti oppure una non meglio definita attualizzazione della musica al gusto moderno.Nobile intento,ci mancherebbe,che andrebbe peró perseguito con l´onestá intellettuale di essere coerenti fino in fondo,intervenendo anche sulla partitura,rieleborandola per un organico moderno,magari con gli strumenti elettrici,e presentando il tutto come proprio spettacolo derivato da un´idea di Verdi o Wagner.Lo si é fatto proprio qui a Stoccarda recentemente,con il Fliegende Holländer,e vi assicuro che il risultato era a suo modo godibile.
Se al contrario ci si ripara dietro una partitura di un compositore famoso per raccontare una propria storia,allora l´operazione, prima che antimusicale,é disonesta.
E poi,scusatemi,ma a volte andando all´opera e vedendo un andirivieni di gente in giacca e cravatta o jeans,quale che sia l´epoca rappresentata,ti dá l´impressione che ti abbiano imbrogliato e venduto il biglietto per una prova…
Il problema non é di semplice soluzione se,come testimonia il forum citato,la gente ormai arriva a definire come Originalversion una semplice messinscena tradizionale.Si puó fare del cattivo gusto anche con questo tipo di regie,e certe pacchianate come l´Aida-Barnum di Zeffirelli alla Scala ne sono la testimonianza evidente.Quello che non andrebbe mai perso di vista,come ho cercato di dire,é il senso della misura e il rispetto delle esigenze della partitura.E´solo questo che distingue il regista valido da quello che ha il solo scopo di mettere in evidenza se stesso a scapito del compositore.

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