L’ ultima regina

Ieri, a Milano, si é spenta Leyla Gencer, una delle ultime rappresentanti di un’ epoca irripetibile per la storia del melodramma. Nata a Istanbul il 10 ottobre 1928,fu allieva di Giannina Arangi Lombardi, grandissimo soprano degli anni Trenta e una tra le voci predilette da Toscanini. L’ esordio teatrale di Leyla Gencer avvenne nel 1950 ad Ankara, nel ruolo di Santuzza. Trasferitasi in Italia, debuttò nel 1953 al San Carlo di Napoli ancora come Santuzza  ed esordí alla Scala il 26 gennaio 1957, come Madame Lidoine nella prima mondiale de Les dialogues des Carmélites di Francis Poulenc. Pochi giorni dopo, cantò il “Libera me” dal Requiem di Verdi ai funerali di Toscanini in Duomo. Alla Scala continuò a cantare fino al 1983 interpretando in tutto 19 ruoli, in un repertorio che spaziava da Monteverdi a Pizzetti. Alla Staatsoper di Vienna cantò Violetta e Madama Butterfly sotto la direzione di Herbert von Karajan. Attiva in tutti i maggiori teatri d’ opera del mondo, con la sola esclusione del Metropolitan, continuò ad apparire in concerto fino al 1992, per poi dedicarsi all’ insegnamento del canto. Il suo repertorio comprendeva 72 opere.

Voce non eccezionale dal punto di vista della pura qualitá sonora, compensava questo fattore con la preparazione tecnica di altissimo livello, il senso dello stile e il temperamento drammatico. Fraseggiatrice verdiana tra le più significative che la storia ricordi, raggiunse risultati storici nel repertorio neoclassico e soprattutto in quello protoromantico. Fu la prima cantante a riprendere e perfezionare la lezione della Callas, affrancando ruoli come Lucia ed Elvira dal cliché del sopranino di coloratura. Decisivo fu il suo contributo alla riscoperta di opere donizettiane come Belisario, Maria Stuarda, Anna Bolena, Roberto Devereux, Lucrezia Borgia, Caterina Cornaro e Les Martyrs. Trascurata colpevolmente dalla discografia ufficiale, può comunque essere ascoltata oggi in quasi tutte le sue interpretazioni piú significative grazie alle registrazioni live.

Tra quelle che si possono consigliare per un primo approccio con l’ arte della Gencer, da raccomandare sono i video del leggendario Trovatore RAI 1957,accanto alla Barbieri, a Mario Del Monaco ed Ettore  Bastianini, e la fantastica Aida areniana del 1966 insieme alla Cossotto e a Carlo Bergonzi, che costituisce una vera e propria lezione di interpretazione verdiana, di quelle che andrebbero analizzate battuta per battuta in un corso universitario. Tra le incisioni audio, oltre alle opere donizettiane citate in precedenza, da conoscere assolutamente I due Foscari registrati alla Fenice di Venezia nel 1957 e, dello stesso anno, la fantastica Forza del Destino eseguita con i complessi della Scala in tournée a Köln, nella quale lei e Giuseppe Di Stefano danno vita a un’ incredibile crescendo di intensa drammaticità, culminante nel più travolgente e disperato “Pace, mio Dio” mai consegnato al disco.

La personalitá del fraseggio, la capacità di variare i colori e la dinamica a tutte le altezze e la consapevolezza delle scelte stilistiche permettono di iscrivere a buon diritto Leyla Gencer tra le cantanti che hanno fatto la storia dell’ interpretazione operistica nel secolo appena trascorso. Il suo nome e la sua arte non vadano dimenticati.

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