Fidelio a Baden Baden

Sabato sera ho assistito alla prima recita del Fidelio diretto da Claudio Abbado  al Festspielhaus di Baden Baden, che attendevo con grande impazienza dopo aver letto i resoconti delle recite a Reggio Emilia e a Madrid. Secondo alcuni amici giunti dall’Italia, lo spettacolo in questa circostanza ha un po’ sofferto delle dimensioni del teatro, essendo nato per un palcoscenico piú raccolto. Ad ogni modo, la qualitá assoluta della rappresentazione é emersa  anche qui in tutta la sua grandezza. La prima lode va tributata allo stupendo suono della Mahler Chamber Orchestra, ricco e sfumatissimo nelle gradazioni timbriche. In particolare evidenza il funambolico virtuosismo della sezione fiati, prima nell’ Ouverture, poi nell´aria di Leonore e quindi nell’ apertura del secondo atto, tanto per citare solo alcuni punti. Partendo da questa base, Abbado ha costruito un’ intepretazione di quelle destinate a essere ricordate per molto tempo. Piú che la stupenda flessibilitá e chiarezza del fraseggio orchestrale, mi ha colpito la capacitá di costruire un arco drammatico perfetto nella sua logica. Impressionante soprattutto la scena del carcere, col suo graduale accumulo di tensione che sfociava in un terzetto esplosivo. Ma vorrei ricordare anche il meraviglioso velluto strumentale che accompagnava il quartetto del primo atto, il canto tenero e commosso del coro dei prigionieri, e in genere la flessibilitá e il respiro perfetto degli accompagnamenti nelle arie. Abbado rifiuta il Fidelio monumentale e prewagneriano alla Furtwängler ma non per questo sceglie la via del Singspiel in stile mozartiano, scegliendo invece una linea di scabra e intensa  drammaticitá portata avanti attraverso una scrupolosa gradazione di tempi e dinamiche. Interpretazione di grande maturitá, da parte di un artista che ha meditato a lungo e profondamente la partitura, applicando ad essa i criteri maturati nelle sue numerose memorabili esecuzioni del sinfonismo beethoveniano. A completare il ciclo delle interpretazioni abbadiane di Beethoven manca solo la Missa Solemnis. Spero che prima o poi il direttore milanese ci pensi…

La palma del migliore in campo tra i cantanti va senz’ altro ad Albert Dohmen, un Pizarro perfetto, autentica incarnazione del tiranno implacabile nella sua malvagitá. Anja Kampe é stata una Leonore piú che convincente, nonostante qualche si naturale non perfettamente a fuoco, ma molto umana nella sua femminilitá. Efficacissima la Marzelline di Julia Kleiter, dalla voce bellissima e perfettamente impostata. Ottimo,nella sua calda umanitá, anche il Rocco di Giorgio Surjan, e molto buoni anche Jorg Schneider come Jaquino e Diogenes Randes nei panni di Don Fernando. L´unico elemento un po’  al di sotto del livello del cast era Clifton Forbis, un tenore drammatico di notevoli mezzi, purtroppo non governati bene tecnicamente. L’ atmosfera angosciosa e le aperture liriche di Abbado nella scena del carcere avrebbero richiesto un Florestan in grado di replicare alla pari sul piano delle sfumature. Di questa capacitá al contrario non difetta l’ Arnold Schönberg Chor, qui integrato dal Coro de la Comunidad de Madrid, la cui prestazione é stata pari al livello dell’ orchestra.

Per quanto riguarda la regia di Chris Kraus, a cui alcuni critici hanno fatto le pulci, devo dire che io al contrario l’ ho trovata molto efficace. Prima di tutto, il regista tedesco si é preoccupato di costruire qualcosa di diverso dal solito Fidelio coi soldati vestiti da SS, che da trent’ anni a questa parte pareva diventato un obbligo. Poi gli va riconosciuta una capacitá notevole di lavorare sulla recitazione dei cantanti, cosa che io mi ostino a credere essere il principale compito di un regista operistico. Lo spettacolo ha una sua logica e un suo stile e io non l’ ho trovato affatto in contrasto con le indicazioni di Beethoven, anche per merito delle ottime scene di Maurizio Baló. Se poi a qualcuno non é andato giú il fatto che il finale evidenzi non il trionfo della libertá, ma solo la sostituzione di un potere con un altro, questa é comunque una chiave di lettura possibile.

Grande spettacolo comunque, di quelli che resteranno a lungo nella memoria.

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