5 aprile 1908 – 5 aprile 2008: onore al maestro Herbert von Karajan

Cento anni fa a Salzburg, in una casa sulle rive della Salzach, nasceva il secondo figlio del dottor Ernst von Karajan, chirurgo e fondatore dell’ ospedale regionale della cittá austriaca. Il piccolo Heribert (piú tardi abbreviato in Herbert) riveló prestissimo prodigiose doti musicali e, dopo l’ esordio in pubblico a nove anni come pianista, studió alla Musikakademie di Wien debuttando come direttore d’ orchestra nella sua cittá il 14 gennaio 1929, sul podio del Mozarteum. Era la serata che segnò l’ inizio di una tra le piú prestigiose carriere direttoriali che la storia ricordi, culminata nei trentaquattro anni di attivitá come Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker, giá prima di Karajan la migliore orchestra del mondo e destinata sotto la sua guida, a diventare anche la piú famosa. Alla guida della prestigiosa formazione  berlinese e dei Wiener Philharmoniker, complesso con cui ebbe pure un rapporto di lavoro pluridecennale, Karajan sviluppó una cultura del suono e dell’ analisi musicale che fecero da base ad una serie di intepretazioni tra le piú straordinarie che la storia del secolo scorso abbia annoverato. Puntiglioso e implacabile nelle prove,dotato di una personalitá interpretativa e di una versatilitá di temperamento assolutamente senza confronti, Karajan va annoverato tra i pochissimi che siano riusciti, nelle loro prestazioni migliori, a sublimare e trascendere l’ atto dell’ intepretazione musicale fino a farlo diventare una sorta di vera e propria ri-creazione della partitura. Il suono orchestrale che Karajan riusciva a creare in concerto era assolutamente senza confronti. Nelle occasioni in cui ho avuto la fortuna di sentirlo dal vivo ho sempre pensato che le sue incisioni discografiche restituivano solo una parte di questa qualitá timbrica. A questo si aggiungevano la finezza e flessibilitá del fraseggio e la capacitá analitica di evidenziare anche i minimi dettagli delle partiture che dirigeva. Da un concerto di Karajan si usciva sempre con la sensazione di aver scoperto nella musica ascoltata particolari e aspetti di cui non ci si era mai accorti prima. E questo accadde fino all’ ultimo,a dispetto di gravi problemi fisici che ne limitarono sempre di piú le possibilitá gestuali. L’ immagine piú forte che mi é rimasta nella memoria é quella del suo ultimo concerto al Festival estivo di Salzburg, il 30 agosto 1988, della sua entrata in scena sorretto da due persone, e di come da movimenti ormai ridotti al minimo prese vita la piú sconvolgente, visionaria e commossa esecuzione del Deutsches Requiem di Brahms che avessi mai ascoltato, la quale é rimasta da allora in modo indelebile nella mia memoria come un modello insuperato di perfezione. Lo stesso posso dire dell´ultima volta che lo ascoltai, nel marzo 1989 ancora a Salzburg, in un Requiem di Verdi reso con una tale intensitá fatta di angoscia e speranza insieme da far dire ad alcuni spettatori in sala: “Er hat das für sich selbst dirigiert!”. Circa tre settimane piú tardi, il 23 aprile 1989, la carriera di Herbert von Karajan si chiudeva al Musikverein di Wien, con un’ esecuzione della Settima Sinfonia di Bruckner.

Il Maestro riposa nel piccolo cimitero di Anif, vicino Salzburg, in una tomba semplicissima, in mezzo a contadini e artigiani. Un perfetto sigillo ad una vita dedicata interamente e solo alla musica, a dispetto dell’ immagine pseudodivistica che certa stampa ha sempre tentato di costruirgli addosso. Certamente era un uomo che, tra le tante sue doti, possedeva anche quella di vendersi bene. Ma chi dice che questo sia un difetto in una persona che decide di fare il musicista ed apparire in pubblico? In realtá, Karajan fu un sagace utilizzatore delle possibilitá mediatiche per lo scopo che si era proposto nella sua vita: fare musica piú perfetta possibile e portarla a conoscenza del pubblico piú ampio possibile. Divulgatore appassionato di tutte le novitá tecniche in materia di registrazione, non riesce difficile immaginarlo oggi a sfruttare al massimo le nuove frontiere del web. Sono convinto che se oggi fosse ancora vivo, avrebbe un blog per dialogare col pubblico e sicuramente avrebbe aperto una stream tv per diffondere tramite la rete i suoi concerti. Ricordiamolo oggi ascoltando qualcuno dei suoi dischi. Personalmente suggerisco il rivoluzionario Ring, la Bohéme con Mirella Freni e Luciano Pavarotti,il Requiem di Verdi filmato alla Scala e soprattutto l’ incredibile ciclo sinfonico  beethoveniano del 1963, a mio avviso forse il miglior Beethoven mai consegnato al disco.

Alles Gute zum Geburtstag, Maestro!

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