In morte di Giuseppe Di Stefano

Un altro pezzo di storia del teatro lirico ci ha lasciato per sempre. Giuseppe Di Stefano fu una delle voci piú straordinarie della seconda metà del secolo scorso. Un timbro di una bellezza luciferina, smaltato e penetrante come pochi, una personalitá interpretativa affascinante e una presenza scenica magnetica; con queste caratteristiche, il tenore siciliano si affermó, nel giro di pochi anni dal suo debutto, come una delle personalitá artistiche piú complete della sua epoca. Di quei primi anni di carriera, vale la pena di riascoltarsi il Faust registrato dal vivo al Metropolitan, dove Di Stefano é capace addirittura di smorzare in diminuendo il do dell´aria “Salut! Demeure”. Un suono di una bellezza indimenticabile e una registrazione che da sola basterebbe a regalare la gloria a un tenore. Poi come sappiamo Di Stefano divenne il partner preferito di Maria Callas in teatro e in sala di incisione, e il loro sodalizio artistico fu di quelli che hanno fatto la storia del teatro lirico moderno. Certa critica non gli ha mai perdonato di avere sacrificato alcuni importanti principi fondamentali  della tecnica in favore di una ricerca della massima immediatezza espressiva. Fu comunque una scelta perfettamente consapevole e non dettata da scarsa preparazione in questo campo. Del resto, dicevano certi anziani loggionisti milanesi e veneziani che ho conosciuto, anche nelle sere in cui Di Stefano era giú di voce, bastava una frase centrata ad entusiasmare il pubblico. Lo stesso Luciano Pavarotti nelle sue interviste ha sempre riconosciuto la profonda influenza che la figura di Di Stefano ha avuto sulla sua formazione artistica e vocale. Certo, nella seconda parte della carriera,dal 1960 in poi,il tenore catanese pagó un prezzo abbastanza pesante alle sue scelte tecniche, unito al fatto che il suo temperamento lo portó a confrontarsi con certi ruoli del repertorio spinto i quali, obiettivamente, erano fuori della sua portata.Ma la maliositá e il fascino del suo canto emergono a sprazzi anche nelle registrazioni piú tarde. Con lui se ne va uno degli ultimi testimoni di un periodo artistico che ha profondamente cambiato il corso della storia dell´interpretazione operistica. Fortunatamente,il materiale registrato a disposizione degli appassionati é piú che sufficiente a ricostruire la grandezza artistica di un cantante che, comunque lo si consideri, ha lasciato un segno profondo e non é mai stato banale.

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