Joshua Bell

Ieri sera ho visto in tv su Arte un documentario sul violinista americano Joshua Bell, strumentista di cui avevo sentito parecchio parlare ma che sinceramente finora conoscevo molto poco.

Premessa: sono da sempre un fan sfegatato del violino. Lo considero lo strumento con la gamma piú variegata di possibilitá espressive, dal canto commovente fino agli acrobatismi al limite della follia. Tuttavia ultimamente mi ero pian piano rassegnato a ricercare queste emozioni solo nei dischi incisi dai grandi del passato come Heifetz, Menuhin, Oistrakh, Milstein, Szeryng. L’ ultima generazione di violinisti ha raggiunto altissime vette tecniche e formali ma tutti mi sembrano magnifici robot in grado di muovere archetto e dita a velocitá vertiginose senza un briciolo di passione ed emotivita. Ammirevoli certo, ma assolutamente non coinvolgenti e tutti simili l’ uno all´altro.Bene, ieri sera mi sono finalmente trovato di fronte alla reincarnazione del virtuoso trascinante, che non teme nemmeno di mostrarsi arbitrario, insomma del grande tenore dell’ archetto. E dico tenore perché il primo brano eseguito da Joshua Bell, che mi ha fatto letteralmente sobbalzare sulla sedia, era una trascrizione della romanza di Nadir da “Les pecheurs de perles”, ricamata con un legato e una dinamica degni dello Schipa piú squisito. Ho seguito tutto il programma, ascoltando finalmente un violinista della giovane generazione in grado veramente di far cantare il suo strumento. Oggi sono andato a procurarmi alcuni cd, ho scaricato da internet altro materiale e ribadisco senza ombra di dubbio il mio giudizio. Joshua Bell é attualmente l’ unico erede della grande scuola violinistica del passato. Lasciamo stare la preparazione tecnica perché quella, come ho giá detto, oggi la possiedono tutti i concertisti di classe. Quello che colpisce nel giovane violinista nativo dell’ Indiana è la personalitá, la capacitá di fraseggiare con lo strumento come un grande cantante, la bellezza e la varietá dei colori. Vi raccomando in particolare il cd intitolato “Voice of the violin” con le trascrizioni di brani operistici, da cui é tratta la romanza che citavo in apertura. È un’ operazione forse poco gradita dagli intellettuali? E chi se ne frega, degli intellettuali! Provate ad ascoltare solo come Bell attacca il tema principale nel primo tempo del Concerto di Bruch, o la cadenza e l’ attacco della ripresa nel primo movimento di quello di Mendelssohn. Cose che finora sembravano appartenere ad un’ altra epoca. Senz’ altro ho scoperto in colpevole ritardo un artista che voi magari conoscevate da un pezzo, ma da oggi mi dichiaro suo ammiratore entusiastico e lo aspetto qui in Germania per ascoltarlo dal vivo, cosa che spero avvenga il piú presto possibile.

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